TARI, il peso della tassa rifiuti sulle famiglie cresce ancora: forti divari tra territori

L’indagine della UIL, basata sulle delibere comunali del Dipartimento delle Finanze, analizza l’andamento della tassa rifiuti dal 2020 al 2025: spesa media nazionale a 350 euro annui, ma in alcune città si superano i 600 euro a nucleo familiare

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La tassa rifiuti (TARI) continua a pesare in modo crescente sui bilanci delle famiglie italiane, con aumenti costanti negli ultimi anni e differenze territoriali sempre più marcate. A fotografare l’andamento del tributo è un’indagine conoscitiva della UIL, elaborata dal Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, che analizza i dati delle delibere comunali sulle tariffe TARI pubblicate dal Dipartimento delle Finanze e aggiornate al 2025.

Lo studio prende come riferimento un nucleo familiare di quattro componenti residente in un’abitazione di 80 metri quadrati, includendo nel calcolo tutte le componenti del tributo, dal TEFA alle voci perequative Arera, offrendo così una fotografia omogenea e comparabile del carico fiscale sostenuto dai contribuenti nei diversi territori.

Aumenti costanti e disuguaglianze territoriali

Nel 2025 la spesa media nazionale per una famiglia tipo composta da quattro persone, residente in un’abitazione di 80 metri quadrati, si attesta a 350 euro annui. Dietro questo dato medio si nascondono però differenze molto ampie. In alcune città la TARI supera abbondantemente i 500 euro, arrivando in casi estremi a 650 euro l’anno, mentre in altri Comuni resta sotto i 200 euro.

Le città con i costi più elevati si concentrano prevalentemente in aree caratterizzate da una scarsa dotazione impiantistica e da un maggiore ricorso al trasporto dei rifiuti fuori regione, con inevitabili extracosti. Al contrario, nei territori dove la filiera della gestione è più efficiente e integrata, la pressione tariffaria risulta sensibilmente inferiore.

Il peso della TARI nelle Città metropolitane

L’analisi mette in evidenza anche il quadro delle Città metropolitane, dove la tassa rifiuti assume un peso particolarmente significativo. Nel 2025 si registrano valori superiori ai 500 euro annui in realtà come Genova e Napoli, mentre città come Milano e Bologna si collocano al di sotto della media nazionale. Anche in questo caso, le differenze non sono spiegabili solo dalla dimensione urbana, ma riflettono scelte gestionali e politiche diverse.

Dal 2020 al 2025: una crescita quasi continua

Osservando l’andamento nel medio periodo, la TARI mostra una tendenza complessivamente crescente. In numerosi capoluoghi di provincia l’aumento tra il 2020 e il 2025 supera il 5%, con picchi a doppia cifra in alcune città. Le rare diminuzioni registrate in pochi Comuni non modificano il quadro generale di un carico fiscale in aumento, che grava soprattutto sulle famiglie a reddito medio-basso.

L’indagine sottolinea inoltre come la tariffazione puntuale (TARIP), ispirata al principio “chi inquina paga”, non sempre produca gli effetti attesi. In assenza di investimenti adeguati in impianti, mezzi, personale e organizzazione, anche questo strumento rischia di tradursi in un ulteriore aggravio per i cittadini, senza un reale miglioramento del servizio.

Criticità strutturali e ruolo del PNRR

Secondo la UIL, le forti differenze tariffarie sono il risultato di un sistema di gestione dei rifiuti frammentato e diseguale, dove le inefficienze strutturali vengono trasferite direttamente sulle bollette. In questo contesto, il PNRR avrebbe potuto rappresentare un’occasione decisiva per colmare il divario impiantistico e modernizzare il settore, ma lo stato di attuazione delle misure risulta ancora disomogeneo e in molti casi lento.

La mancanza di una strategia di lungo periodo rischia così di vanificare qualsiasi riforma tariffaria. Senza una governance trasparente, investimenti strutturali e un monitoraggio costante dei risultati, la TARI continua a essere percepita come una tassa iniqua, più che come uno strumento di equa copertura dei costi del servizio.

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