T&E: +24 miliardi di profitti per le compagnie petrolifere nel 2026

Secondo un nuovo report della Federazione europea per il Trasporto e l'Ambiente (T&E), le maggiori compagnie petrolifere hanno già guadagnato 1,3 miliardi di euro in eccesso a causa della guerra in Medio Oriente: cifra che potrebbe ammontare a 24 miliardi a fine anno. T&E chiede una tassa temporanea sui profitti in eccesso delle compagnie petrolifere, da investire nell'elettrificazione e nelle energie rinnovabili

compagnie petrolifere

Nel 2026, 24 miliardi di euro potrebbero passare dalle tasche degli automobilisti europei a quelle delle major petrolifere. Secondo un nuovo report della Federazione europea per il Trasporto e l’Ambiente (T&E), le conseguenze del conflitto in Medio Oriente hanno già generato 1,3 miliardi di euro di profitti in eccesso per le compagnie petrolifere.

T&E chiede all’Unione europea di attuare una tassa temporanea sui profitti in eccesso e di utilizzare i fondi per aiutare gli europei a diventare meno vulnerabili ai futuri shock petroliferi. “Ancora una volta il dolore dei conducenti è il guadagno delle compagnie petrolifere – commenta Daniel Quiggin, consulente politico senior di T&E -. Le compagnie petrolifere hanno tutti gli incentivi per mantenere l’Europa agganciata ai combustibili fossili, dato che sono quelle che beneficiano dei picchi di prezzo. L’Ue dovrebbe ripristinare la sua tassa sul profitto in eccesso e investire i proventi nell’elettrificazione e nelle energie rinnovabili, che alla fine romperanno quel ciclo“.

L’aumento dei prezzi da inizio conflitto

Dall’inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran dello scorso 28 febbraio, i prezzi del petrolio sono aumentati rapidamente. Al 23 marzo i prezzi medi delle pompe dell’Ue avevano raggiunto 2,06 euro al litro per il diesel e 1,89 euro al litro per la benzina: un aumento rispettivamente di 0,49 e 0,27 euro, secondo i calcoli di T&E. Riempire un serbatoio da 55 litri ora costa quasi 27 euro in più rispetto a prima dell’inizio del conflitto per i veicoli diesel e 15 euro in più per le auto a benzina.

Nel 2022, in seguito all’ultima crisi energetica dovuta alla guerra in Ucraina, l’Unione europea aveva introdotto un prelievo del 33% sui profitti da combustibile fossile superiori del 20% rispetto alla media 2018-2021. Questo ha generato ricavi da circa 28 miliardi di euro tra il 2022 e il 2023: secondo la Federazione, il meccanismo esiste e dovrebbe essere usato di nuovo.

Lo stato di salute dei margini di raffinazione delle compagnie petrolifere

La nota di T&E si conclude con una riflessione sui margini di raffinazione di diesel e benzina in Europa: “I margini di raffinazione del diesel hanno superato altre regioni, riflettendo una carenza strutturale nella capacità di raffinazione nazionale. Al contrario, quelli della benzina sono stati più contenuti a causa delle elevate scorte negli Stati Uniti e in Europa, nonché della debole domanda stagionale”.

L’Ue rimane quindi strutturalmente più dipendente dalle importazioni di gasolio rispetto a quelle di benzina. “Si tratta di una cifra vicina al 20% di diesel importato – spiega T&E -: i profitti in eccesso saranno realizzati al di fuori della giurisdizione europea, limitando l’efficacia di qualsiasi tassa basata sull’Ue”.

T&E aggiorna settimanalmente il tracker dei profitti. Le stime della ricerca coprono solo i carburanti stradali e non includono i profitti in eccesso da carburante per aerei, carburante marino, olio da riscaldamento o altri prodotti raffinati venduti in Europa. Qui la nota metodologica per maggiori dettagli.

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