Toscana, Annuario ARPAT 2025: il 60% delle centraline PM10 oltre i nuovi limiti Ue

Il rapporto ambientale 2024 dell’Agenzia regionale fotografa aria, acqua, mare e suolo: migliorano alcuni indicatori, ma con i nuovi parametri europei molte stazioni supererebbero le soglie. Dati e monitoraggi diventano base per le scelte su qualità dell’aria, risorse idriche e adattamento climatico

Toscana Annuario ARPAT 2025 PM10 limiti Ue

Una fotografia dettagliata dello stato dell’ambiente in Toscana, costruita su oltre novanta indicatori, offre il quadro aggiornato di aria, acqua, mare e suolo. È quanto emerge dall’Annuario ARPAT 2025, presentato il 13 febbraio 2026 a Palazzo Strozzi Sacrati, con i dati completi rilevati nel 2024.

Alla presentazione sono intervenuti il presidente della Regione Eugenio Giani, l’assessore regionale all’Ambiente David Barontini, il direttore generale di ARPAT Piero Rubellini e la direttrice tecnica Sandra Botticelli.

Qualità dell’aria: quadro positivo, ma sfida europea

Secondo ARPAT, il quadro regionale rispetto ai limiti attualmente in vigore si conferma nel complesso positivo. Il biossido di azoto (NO₂) rientra nei parametri di legge, consolidando un miglioramento già registrato nel 2023, anche grazie al rinnovo del parco veicolare e alle misure di contenimento delle emissioni, in particolare nella piana fiorentina.

Il nodo principale riguarda però i nuovi standard fissati dalla Direttiva europea 2881/2024, che abbassa sensibilmente le soglie. Con i nuovi valori:

  • il 60% delle stazioni supererebbe il limite annuale di PM10 fissato a 20 µg/m³;
  • per il PM2,5, 12 stazioni su 16 andrebbero oltre il nuovo limite di 10 µg/m³;
  • per l’NO₂, il valore medio annuo di 20 µg/m³ sarebbe superato nel 70% delle stazioni di traffico.

Permangono inoltre criticità legate all’ozono in alcune aree e ai livelli di PM10 nella piana di Lucca, dove condizioni territoriali e meteorologiche favoriscono l’accumulo degli inquinanti.

Acque superficiali e sotterranee: segnali misti

Per quanto riguarda la risorsa idrica, nel 2024 si conferma una buona qualità delle acque sotterranee, con eccezioni nei contesti interessati da pressioni industriali o da sovrasfruttamento agricolo.

Più complessa la situazione delle acque superficiali: nel triennio 2022-2024 solo il 30% dei corpi idrici monitorati raggiunge uno stato ecologico buono o elevato, con una flessione di 12 punti percentuali rispetto al triennio precedente. Anche lo stato chimico registra un calo di 4 punti.

Gli eventi meteorologici estremi della fine del 2023 e del 2024 hanno inciso sugli ecosistemi fluviali e lacustri, evidenziando l’impatto crescente del cambiamento climatico sugli equilibri ambientali.

Mare e balneazione: migliorano i controlli

Le acque marino-costiere presentano uno stato ecologico buono o elevato nel 75% dei tratti monitorati, in calo rispetto all’88% del triennio precedente. Segnali positivi arrivano invece dalle acque di balneazione: su 277 aree controllate, solo 30 risultano non conformi, con un miglioramento rispetto al 2023.

Conoscenza come base delle politiche ambientali

Il presidente Giani ha sottolineato come i dati raccolti rappresentino uno strumento essenziale per orientare le politiche pubbliche in un contesto segnato da trasformazioni climatiche e tecnologiche. L’Annuario, ha evidenziato l’assessore Barontini, consente di valutare l’efficacia delle misure adottate e di individuare le criticità che richiedono interventi correttivi.

Il documento analizza sei ambiti ambientali – aria, acqua, mare, suolo, agenti fisici e sistemi produttivi – offrendo un quadro utile per programmare azioni su qualità dell’aria, gestione del ciclo dei rifiuti, economia circolare e adattamento climatico.

L’Annuario ARPAT 2025 è consultabile online con report tematici, serie storiche e annuari provinciali, costituendo un riferimento tecnico per istituzioni, enti locali e cittadini nella definizione delle strategie ambientali regionali.

Articolo precedenteRoma e provincia, 50 nuove Aule Natura Wwf entro il 2028
Articolo successivoUnipi, dal pane scartato biofuel con resa al 57%