Trento, petizione contro la chiusura del servizio di bike sharing

"La notizia della chiusura definitiva del servizio di bike sharing provinciale entro il 2026 è un colpo al cuore di Trento". Sono le parole di Mirco Bortoletto, promotore della petizione lanciata lo scorso 11 maggio contro la chiusura delle 85 ciclostazioni di “Weelo/e.motion”, che ha visto una contrazione dei prelievi da circa 100mila a meno di 30mila nel giro di tre anni. Bortoletto: "Smantellare le stazioni senza un piano di sostituzione immediato e superiore significa tradire gli obiettivi climatici, peggiorare il traffico e punire chi lavora. Trento non può tornare agli anni 90"

bike sharing Trento

Il servizio “Weelo/e.motion” del Trentino verrà progressivamente dismesso nel corso del 2026, fino alla chiusura definitiva prevista entro la fine dell’anno con lo smantellamento delle 85 ciclostazioni. A Trento, i cittadini si sono quindi mossi lanciando una petizione contro la chiusura del servizio di bike sharing.

“Non toglieteci il diritto alla mobilità sostenibile – si legge nel testo della petizione promossa da Mirco Bortoletto -. Sono un cittadino che ha scelto di credere in una Trento moderna, verde e dinamica. Ogni mattina, per andare al lavoro, scelgo la bicicletta. Lo faccio perché è il mezzo più efficiente: mentre le strade si congestionano e gli autobus, spesso sovraffollati o in ritardo, faticano a rispettare le tabelle di marcia, la bicicletta mi permette di arrivare puntuale, respirando aria aperta e senza pesare sul traffico cittadino. Oggi questo diritto è a rischio. La notizia della chiusura definitiva del servizio di bike sharing provinciale entro il 2026 è un colpo al cuore di Trento”.

Non è solo una questione di “biciclette vecchie”: secondo Bortoletto riguarda tutti i cittadini. Smantellare le stazioni senza un piano di sostituzione immediato e superiore, infatti, significa innanzitutto tradire gli obiettivi climatici: non si può parlare di “Trento città green” se si elimina l’unica alternativa pubblica all’auto per i pendolari urbani. A peggiorare sarebbe anche il traffico perché tante persone rimaste a piedi saranno costrette a riprendere la macchina o a intasare ulteriormente gli autobus. Si tratterebbe anche di punire chi lavora: il bike sharing è un servizio essenziale per chi deve spostarsi rapidamente tra i quartieri e il centro, garantendo una flessibilità che nessun altro mezzo pubblico può offrire.

I motivi della chiusura del bike sharing a Trento e come invertire la rotta

Dopo il picco di quasi 100mila prelievi annui del biennio 2021-22, il servizio ha mostrato una progressiva contrazione, scendendo sotto le 30mila utilizzazioni nel 2025. “Le istituzioni – continua Bortoletto – parlano di un calo dei prelievi e di uno scarso utilizzo del servizio. Ma come si può pretendere che il servizio voli se non si investe in manutenzione e nuove tecnologie? Un servizio che non viene aggiornato è destinato a declinare, ma la soluzione non è la distruzione: è il rilancio“.

I promotori della petizione chiedono al sindaco Franco Ianeselli e alla Giunta provinciale “di fermarsi e ascoltare chi la città la vive ogni giorno sui pedali – continua Bortoletto -. Chiediamo l’immediata sospensione del piano di smantellamento delle stazioni e.motion, un piano di investimenti urgente per modernizzare la flotta (introducendo stabilmente biciclette a pedalata assistita) e rendere l’app Weelo ancora più integrata e funzionale”.

Bortoletto parla anche di una soluzione di continuità assoluta: “Se la Provincia intende cedere il passo, il Comune di Trento deve farsi carico di un sistema di bike sharing comunale moderno, sul modello delle grandi città europee, garantendo che non ci sia nemmeno un giorno di “vuoto” nel servizio. E vogliamo trasparenza: chiediamo un tavolo di confronto tra l’amministrazione e le associazioni dei ciclisti urbani (come Fiab) per progettare il futuro della mobilità di Trento”.


La petizione è stata creata lo scorso 11 maggio. “Trento non può tornare agli anni 90 – conclude Bortoletto -. Abbiamo bisogno di meno fumo e più pedali. Il bike sharing è un pezzo fondamentale del nostro welfare urbano e non permetteremo che venga rimosso nel silenzio generale. Facciamo sentire che Trento vuole continuare a pedalare!“.

Articolo precedenteSmog, diffuso in diversi ospedali video-guida per neogenitori