In vista della scadenza del Piano dei rifiuti 2022/26 della Valle D’Aosta, diverse associazioni ambientaliste si sono attivate per richiedere al più presto la convocazione dell’Osservatorio regionale dei rifiuti per affrontare le criticità strutturali della gestione dei rifiuti. L’Osservatorio dovrebbe essere convocato almeno tre volte all’anno ma nel 2025 si è riunito una sola volta, lo scorso 16 luglio.
“La definizione del nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti (Prgr) 2027/31 richiede scelte fondate su dati verificabili, coerenza normativa e un confronto pubblico serio, attento e trasparente, in linea con il Piano nazionale di gestione dei rifiuti (Pngr), con la regolazione Arera e con gli indirizzi europei”. A scriverlo, in una nota, Legambiente Valle d’Aosta, La Valle non è una discarica, Valle virtuosa, il comitato “Discarica sicura di Pompiod”, Isda VdA e Attac VdA.
Le criticità segnalate
Una delle problematiche segnalate dalle associazioni è il progressivo indebolimento dell’Osservatorio, dovuto a convocazioni saltuarie, accesso limitato ai dati ed esclusione dai processi decisionali più rilevanti. C’è poi una mancanza di trasparenza su elementi fondamentali, come il Piano economico-finanziario e il Project financing di EnVal, la qualità dei flussi dei rifiuti e i ricavi derivanti dal conferimento al Conai dei materiali differenziati riciclabili
Le associazioni lamentano anche la rigidità del sistema tariffario, basato per contratto su due sole tariffe fisse – una per l’indifferenziato e una per tutti i materiali differenziati –, indipendentemente dal flusso di appartenenza e dalla qualità dei rifiuti. Il sistema, così, non incentiva la qualità della raccolta, non applica pienamente il principio “chi inquina paga” e non risulta coerente con la regolazione Arera.
Un’altra criticità riguarda il mancato avvio di centri di compostaggio decentrati di comunità e presso le aziende agricole, propedeutici alla chiusura del ciclo della Frazione organica solida urbana (Forsu) in Valle d’Aosta, come suggerito dal Prgr e dal Pngr secondo il principio dell’impianto minimo, con conseguente aumento dei costi e degli impatti ambientali. Viene segnalato infine un assetto contrattuale che attribuisce alla discarica un ruolo strutturale a servizio dell’impianto, impedendone l’utilizzo come risorsa pubblica residuale.
“Tali elementi non rappresentano singole disfunzioni – spiegano le associazioni -, ma effetti sistemici che rischiano di subordinare la tutela dell’ambiente, la salute e l’equità dei cittadini a logiche di stabilità economico-finanziaria, anziché orientare il sistema verso una progressiva sostenibilità”.
Il nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti
Nella nota, le associazioni avanzano anche delle richieste per il prossimo Piano regionale di gestione dei rifiuti, indicando le priorità in ordine gerarchico. “La legge, l’interesse pubblico, la tutela ambientale e la trasparenza devono guidare la pianificazione – si legge -. Gli strumenti contrattuali e il ruolo del gestore devono essere funzionali a tali obiettivi e non il contrario”.
Le associazioni chiedono che l’Osservatorio venga convocato con urgenza e messo nelle condizioni di svolgere pienamente il proprio ruolo e che siano garantiti l’accesso ai dati, la trasparenza e la verificabilità delle informazioni su cui si fondano le scelte di gestione e tariffarie. Il percorso di costruzione del Prgr 2027/31 deve poi avvenire in modo partecipato, coerente con la normativa vigente e orientato alla sostenibilità ambientale ed economica: “La gestione dei rifiuti riguarda l’intera comunità valdostana e richiede scelte condivise, responsabili e democratiche“.











