Economia circolare “Bioplastiche e rifiuti organici, una sinergia che funziona”, intervista al nuovo presidente...

“Bioplastiche e rifiuti organici, una sinergia che funziona”, intervista al nuovo presidente Biorepack

A fine maggio Armido Marana è diventato il nuovo presidente di Biorepack, il Consorzio nazionale per il riciclo organico degli imballaggi in bioplastica compostabile. Vicentino, classe 1962, Marana è amministratore delegato di Ecozema ed è considerato tra i pionieri italiani nel settore delle bioplastiche e dei materiali compostabili. Attualmente ricopre il ruolo di consigliere di amministrazione di Conai. Lo abbiamo intervistato per sapere lo stato dell'arte della filiera, tra eredità e prospettive. Ecco che cosa ci ha detto

A fine maggio Armido Marana è diventato il nuovo presidente di Biorepack, il Consorzio nazionale per il riciclo organico degli imballaggi in bioplastica compostabile. Vicentino, classe 1962, Marana è amministratore delegato di Ecozema ed è considerato tra i pionieri italiani nel settore delle bioplastiche e dei materiali compostabili. Attualmente ricopre anche il ruolo di consigliere di amministrazione di Conai. Lo abbiamo intervistato per sapere lo stato dell’arte della filiera, tra eredità e prospettive. Ecco che cosa ci ha detto.

Presidente Marana, che obiettivi si prefigge per la sua presidenza?
Il mio obiettivo è garantire continuità al lavoro svolto in questi primi sei anni di attività del consorzio, rafforzando i risultati raggiunti anche grazie al contributo del mio predecessore, Marco Versari. Biorepack ha dimostrato fin da subito di essere uno strumento efficace. Ha saputo creare valore per la filiera, contribuire concretamente allo sviluppo di questo segmento cruciale per la bioeconomia circolare italiana, con riflessi positivi sul riciclo di tutta la frazione organica dei rifiuti.

Guardando al futuro, la priorità resta quella che accomuna tutti i consorzi di filiera: migliorare la qualità e la quantità della raccolta differenziata. È da una raccolta sempre più efficace che dipende la possibilità di massimizzare il riciclo organico e ottenere compost di qualità. Per raggiungere questo obiettivo è indispensabile un impegno condiviso: cittadini, Comuni, gestori del servizio di raccolta e impianti di trattamento dell’organico devono continuare a lavorare in modo sempre più sinergico. Biorepack sarà al loro fianco, promuovendo collaborazione, informazione e strumenti utili per rendere il sistema ancora più efficiente.

Lei arriva da un’azienda tra le prime in assoluto a fare bioplastiche, Ecozema. Come e perché avete iniziato?
Sono entrato come socio in Ecozema nel 2000. All’epoca era un’azienda specializzata nello stampaggio di materie plastiche tradizionali, ma mi sono subito reso conto che, per crescere, dovevamo guardare a nuovi mercati e a nuove opportunità.

In quegli anni stava nascendo la raccolta differenziata della frazione organica e c’era un problema molto concreto: mancavano prodotti che permettessero ai cittadini di conferire gli scarti alimentari in modo corretto, senza contaminare il rifiuto organico con materiali non compostabili.

Noi avevamo già le competenze per adattare le tecnologie di stampaggio a iniezione alle bioplastiche compostabili. Guardando quello che stava succedendo, soprattutto in Veneto, ci siamo accorti di un’altra criticità. Mentre i Comuni sviluppavano la raccolta dell’organico, molte mense scolastiche e aziendali, ma anche sagre e grandi eventi, erano costrette a smaltire tutto nell’indifferenziato perché utilizzavano stoviglie in plastica tradizionale.

È stato lì che abbiamo capito che potevamo dare una risposta concreta. Abbiamo scelto di convertire progressivamente la produzione verso manufatti compostabili, pensati affinché il loro fine vita fosse lo stesso degli scarti alimentari che contenevano. All’epoca era una scelta pionieristica, ma soprattutto era una soluzione a un’esigenza reale.

Quell’esperienza mi ha insegnato che l’innovazione nasce sempre dall’ascolto dei bisogni del territorio e della filiera. Ed è una convinzione che porto anche oggi nel mio ruolo di presidente di Biorepack: per far crescere davvero la bioeconomia circolare dobbiamo continuare a investire nella ricerca, nello sviluppo di nuove soluzioni e nella collaborazione tra imprese, istituzioni e gestori della raccolta. Solo così possiamo rendere il sistema sempre più efficiente e creare valore ambientale, economico e sociale.

La filiera in questi anni si è molto evoluta. Pensava ad una crescita ancora maggiore?
Onestamente sì. Ritenevo, e ritengo tuttora, che esistano tutte le condizioni per una crescita ancora più significativa della filiera.

Il paradosso è che, in alcuni casi, i volumi di mercato erano addirittura superiori prima dell’introduzione di alcune norme che avrebbero dovuto favorire lo sviluppo delle soluzioni compostabili. Purtroppo, all’approvazione delle leggi non è seguita un’adeguata attività di controllo nei confronti dei prodotti non conformi. A questo si sono aggiunte alcune lacune normative – penso, ad esempio, a quella che, fino a poche settimane fa, ha permesso di commercializzare prodotti in plastica tradizionale, presentati come riutilizzabili senza che lo fossero realmente – e le incertezze generate dal Regolamento europeo sugli imballaggi.

Il risultato è stato un mercato meno dinamico di quanto avrebbe potuto essere. Molte imprese hanno rallentato gli investimenti, la concorrenza di prodotti importati a basso costo, soprattutto dall’Estremo Oriente, ha compresso i margini e si è persa, almeno in parte, quella spinta all’innovazione che aveva caratterizzato gli anni iniziali.

Resto però convinto che le prospettive siano ancora molto positive. Oggi abbiamo una filiera matura, tecnologie consolidate e un sistema di raccolta dell’organico che rappresenta un’eccellenza a livello europeo. Se riusciremo a garantire regole chiare, controlli efficaci e condizioni di concorrenza leale, il settore potrà tornare a crescere con forza.

Vi preoccupa la normativa europea che non sembra valorizzare troppo il comparto?
Sì, è un tema che ci preoccupa. Più che penalizzare direttamente il comparto delle bioplastiche compostabili, la normativa europea rischia di non valorizzare appieno il contributo che questa filiera può offrire alla bioeconomia circolare.

Il nodo principale è che il compostaggio non viene ancora riconosciuto come una forma di riciclo al pari del riciclo meccanico. L’impostazione prevalente continua a essere quella del riciclo “da materia a materia”, mentre nel caso degli imballaggi compostabili il valore ambientale consiste nel trasformare, insieme agli scarti alimentari, un rifiuto in compost di qualità, restituendo sostanza organica ai suoli.

A nostro avviso, questo approccio dovrebbe essere maggiormente riconosciuto dalle politiche europee, soprattutto in un contesto in cui la salute del suolo, la qualità della raccolta dell’organico e la riduzione delle contaminazioni sono diventate priorità strategiche. Non chiediamo trattamenti di favore, ma che venga riconosciuto il contributo concreto che questa filiera apporta agli obiettivi ambientali dell’Unione europea.

Quanto vi aspettate in termini qualitativi e quantitativi dal nuovo sistema di incentivi che premia i Comuni?
Nella raccolta dell’organico il futuro non si misura solo in tonnellate, ma nella qualità di ciò che raccogliamo. Il nuovo Allegato Tecnico sottoscritto recentemente da Biorepack, Conai e Anci risponde proprio a questo. Vogliamo migliorare la qualità della raccolta differenziata dell’organico. Per questo, abbiamo scelto di premiare in misura maggiore i Comuni che riescono a minimizzare la presenza di materiali non compostabili nell’umido: una raccolta più pulita significa maggiore efficienza negli impianti di riciclo organico, migliore qualità del compost e minori costi per l’intero sistema.

Dal punto di vista quantitativo, non ci aspettiamo semplicemente un aumento delle tonnellate raccolte. L’Italia ha già raggiunto livelli molto elevati di intercettazione della frazione organica. Oggi la sfida è fare un salto di qualità: ridurre le impurità, aumentare la quota di imballaggi compostabili effettivamente avviati al riciclo organico e rendere la filiera ancora più efficiente.

Crediamo che il nuovo sistema di corrispettivi possa rappresentare una leva importante. I Comuni avranno un incentivo economico concreto a investire nella qualità del servizio, nei controlli e nella comunicazione ai cittadini. È un meccanismo che responsabilizza tutti gli attori della filiera e che premia chi ottiene i risultati migliori.

Pensa che funzionino meglio le campagne nazionali o il lavoro sui territori? 
Non credo che si debba scegliere tra le due. Le campagne nazionali e il lavoro sui territori hanno funzioni complementari e diventano davvero efficaci quando operano in sinergia.

Le campagne nazionali sono fondamentali per costruire una cultura condivisa della bioeconomia circolare, dare messaggi semplici e uniformi e aumentare la consapevolezza sull’importanza di una corretta raccolta differenziata. Ma da sole non bastano.

Il cambiamento dei comportamenti avviene soprattutto a livello locale, attraverso il lavoro quotidiano dei Comuni, dei gestori del servizio, delle scuole, delle imprese e delle associazioni. È sui territori che si possono adattare i messaggi alle esigenze dei cittadini, rispondere ai dubbi e accompagnare concretamente le persone verso comportamenti corretti.

Come Biorepack crediamo molto in questa integrazione. Il nostro compito è mettere a disposizione strumenti, competenze e risorse affinché tutti gli attori della filiera parlino lo stesso linguaggio. In questo modo, possiamo raggiungere in modo efficace cittadini, imprese, pubbliche amministrazioni e operatori economici, trasformando la corretta raccolta differenziata in un’abitudine quotidiana e condivisa e lottando contro disinformazione e fake news.

C’è una città o un territorio che secondo lei sta lavorando meglio di altri sull’importanza del riciclo organico? 
Più che fare classifiche tra Comuni o territori, è opportuno osservare che oggi esistono esperienze di eccellenza in tutte le macroaree del Paese: dal Nord al Centro fino al Sud e nelle Isole ci sono amministrazioni che hanno saputo organizzare raccolte dell’organico di alta qualità, impianti efficienti e produzioni di compost che rappresentano un valore per l’agricoltura e per il territorio.

Questa è probabilmente la notizia più importante: il modello basato sulla sinergia tra bioplastiche compostabili e rifiuti organici funziona e non è legato a una specifica area geografica, ma alla capacità di mettere insieme buona organizzazione, corretta informazione ai cittadini e collaborazione tra tutti gli attori della filiera.

Uno dei compiti di Biorepack è proprio quello di raccontare queste esperienze, valorizzarle e favorire l’emulazione. Le buone pratiche sono il modo migliore per dimostrare che risultati migliori sono possibili e che possono essere raggiunti da qualsiasi territorio, se ci sono impegno, competenze e una visione condivisa.