24 gennaio, Giornata internazionale dell’educazione: 60 anni di Wwf e formazione ambientale in Italia

Dalle prime esperienze degli anni Sessanta ai Panda Club, fino alla piattaforma One Planet School, Wwf Italia ripercorre sei decenni di educazione ambientale che hanno coinvolto oltre un milione e mezzo di studenti, accompagnando la scuola italiana nell’evoluzione della cultura ecologica e della sostenibilità

24 gennaio Giornata internazionale dell’educazione

Sessant’anni di attività del Wwf in Italia coincidono con sessant’anni di educazione ambientale rivolta alle giovani generazioni. Un percorso che ha attraversato epoche, modelli educativi e trasformazioni sociali profonde, mantenendo un filo conduttore costante: per proteggere la natura non basta spiegarla, bisogna viverla. In occasione della Giornata internazionale dell’educazione, che si celebra il 24 gennaio, il Wwf ripercorre la propria storia educativa, dalle prime iniziative sperimentali degli anni Sessanta fino agli strumenti digitali più recenti.

Dal 1966 a oggi, l’organizzazione ha sviluppato decine di progetti educativi, coinvolgendo migliaia di scuole e docenti in tutta Italia. Solo attraverso il progetto Panda Club, attivo tra il 1971 e il 2019, sono state coinvolte oltre 72 mila classi e circa un milione e mezzo di studenti, contribuendo a costruire una relazione duratura tra scuola, ambiente e cittadinanza attiva. Un impegno testimoniato anche dalla produzione editoriale: oltre 860 volumi dedicati a educazione, volontariato e ricerca, oggi completamente catalogati e digitalizzati.

Fin dalla sua nascita, in un’Italia che usciva dal dopoguerra e si avviava verso una rapida industrializzazione, il Wwf ha maturato la convinzione che la tutela della natura non potesse basarsi solo sulla conservazione, ma dovesse passare attraverso un cambiamento culturale profondo. In un contesto caratterizzato da una diffusa scarsa alfabetizzazione naturalistica, l’educazione ambientale è stata individuata come leva strategica per incidere sui comportamenti e sulle scelte collettive, non come attività accessoria, ma come parte integrante della missione dell’associazione.

Negli anni Sessanta nasce così il Servizio Giovanile per la Natura, che introduce un approccio allora innovativo, fondato sull’esperienza diretta e sull’apprendimento attivo. È il passaggio dall’educazione sull’ambiente all’educazione nell’ambiente, che segnerà in modo duraturo l’identità educativa del Wwf. Negli anni Settanta questo approccio si consolida con la nascita dei Panda Club, che trasformano bambini e ragazzi in protagonisti di attività concrete, affiancando materiali didattici strutturati a esperienze pratiche e cooperative.

Gli anni Ottanta vedono l’ingresso stabile delle tematiche ambientali nel dibattito pubblico e nella scuola, anche in risposta alle grandi crisi ecologiche globali. Il Wwf struttura interventi educativi sempre più sistematici, integrando rigore scientifico e linguaggio accessibile, e rafforzando il ruolo delle Oasi come laboratori di educazione ambientale. Con l’apertura del primo Centro di educazione ambientale nell’Oasi di Orbetello nel 1987, prende forma un modello residenziale che anticipa le attuali pratiche di educazione all’aperto.

Negli anni Novanta l’educazione ambientale si estende oltre i confini della scuola primaria, coinvolgendo comunità, istituzioni e insegnanti. Progetti dedicati alla biodiversità, al futuro delle città e al cambiamento climatico stimolano partecipazione e cittadinanza attiva, mentre il contributo del Wwf alla Carta di Fiuggi del 1997 sancisce il riconoscimento dell’educazione ambientale come componente essenziale delle politiche pubbliche per lo sviluppo sostenibile.

Con l’inizio degli anni Duemila, l’educazione ambientale esce definitivamente dalla fase sperimentale. Il Wwf viene accreditato come ente di formazione dal Ministero dell’Istruzione, rafforza la formazione dei docenti e amplia l’approccio interdisciplinare, affiancando alla tutela della natura temi come giustizia sociale, economia e cittadinanza globale.

Negli ultimi quindici anni, in una società sempre più digitale, l’associazione ha integrato nuovi strumenti senza rinunciare al valore del contatto diretto con la natura. Nascono così le Aule Natura Wwf, spazi verdi all’interno delle scuole pensati per favorire apprendimento attivo, benessere e inclusione. A oggi sono oltre 80 le Aule Natura realizzate in Italia. A queste si affiancano le Oasi in Ospedale, che portano il valore terapeutico della natura in contesti di fragilità, con sei strutture attive e oltre 10 mila potenziali beneficiari l’anno.

Sul piano dell’innovazione educativa, il Wwf ha lanciato nel 2022 la piattaforma One Planet School, che accompagna studenti, insegnanti e cittadini in percorsi formativi sui temi della sostenibilità, del clima e della cittadinanza globale, in coerenza con gli obiettivi dell’Agenda 2030. In occasione della Giornata internazionale dell’educazione, l’organizzazione presenta anche un nuovo kit educativo per educatrici ed educatori Wwf e il gioco online “Un’avventura sostenibile”, strumenti pensati per affrontare le nuove sfide dell’educazione ambientale.

Sessant’anni dopo i primi passi, l’educazione ambientale del Wwf continua a guardare avanti, mantenendo saldo il principio che ne ha guidato l’evoluzione: la natura si protegge conoscendola, ma soprattutto vivendola.

Articolo precedenteFiab con Bologna Città 30: “Ci sarà più lavoro da fare, ma non ci fermiamo”
Articolo successivoLe semplificazioni fiscali per le aziende che donano eccedenze alimentari