Efficienza energetica in azienda: guida pratica per le PMI

Dalla nomina dell’energy manager alla diagnosi energetica, dal monitoraggio continuo degli impianti alla certificazione Iso 50001, fino al mobility management: strumenti e strategie per aiutare le piccole e medie imprese a contenere i costi energetici, migliorare l’organizzazione interna e rafforzare la propria competitività

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Basta guardare le bollette degli ultimi anni per capire quanto il tema dell’energia sia diventato urgente per le imprese. Questa preoccupazione non è più riservata alle grandi industrie o alle multinazionali con interi reparti dedicati alla sostenibilità. Infatti, anche per una piccola o media impresa italiana, tenere sotto controllo i consumi energetici è ormai una questione di sopravvivenza economica, oltre che, certo, di responsabilità ambientale.

Il problema è che le PMI si trovano spesso a gestire questo tema in modo disorganizzato: si procede con qualche sostituzione, magari con un impianto fotovoltaico e con poco altro. Manca, in molti casi, una visione d’insieme. Come poter contare, quindi, su opportunità che permettano alle imprese di affrontare la questione con maggiore attenzione?

Chi gestisce l’energia in azienda

Una delle prime domande da porsi è molto semplice: chi si occupa dell’energia in azienda? Non è un quesito generico, perché devono esserci responsabilità chiare e strumenti adeguati. È qui che risulta determinante la figura dell’energy manager. Si tratta di professionisti con una visione strategica, capaci di leggere i dati di consumo, interpretarli e trasformarli in decisioni.

In Italia, la nomina dell’energy manager è obbligatoria per le aziende che superano determinate soglie di consumo previste dalla legge. Per le PMI che non rientrano in questi limiti, la figura può comunque essere esternalizzata e nella maggior parte dei casi i risultati giustificano abbondantemente il costo.

Il primo strumento che un energy manager mette sul tavolo è la diagnosi energetica: un’analisi dettagliata che mappa tutti i punti di consumo dell’impresa, dagli impianti produttivi ai sistemi di climatizzazione, fino agli usi più marginali. È un po’ come fare un check-up medico: prima si capisce davvero dove si sta male, poi si interviene. Senza questa fase, qualsiasi intervento rischia di essere casuale e i risultati, di conseguenza, deludenti.

Monitorare gli impianti: oltre a installare, bisogna controllare

Un errore ricorrente nelle PMI è credere che l’efficienza energetica si esaurisca con l’installazione di nuovi impianti. Si sostituisce il vecchio sistema di riscaldamento, si installa un inverter, si aggiornano i corpi illuminanti e poi ci si ferma. Ma l’efficienza vera necessita di un lavoro continuo, fatto di controllo, analisi e piccole correzioni nel tempo.

I sistemi di monitoraggio energetico, che oggi sono accessibili anche alle imprese di dimensioni contenute, permettono di avere sempre una visione chiara dei consumi. Non più la semplice lettura mensile della bolletta, ma dati ora per ora, impianto per impianto.

Se qualcosa non funziona come dovrebbe (come, ad esempio, un compressore che consuma più del previsto o un sistema di ventilazione che lavora fuori dagli orari necessari), il monitoraggio lo segnala prima che il problema diventi un costo rilevante.

ISO 50001: l’impegno che diventa un sistema

Molte imprese gestiscono l’efficienza energetica come una somma di interventi separati. La norma ISO 50001 propone invece un cambio di prospettiva: costruire un vero e proprio sistema di gestione dell’energia, con responsabilità definite, obiettivi chiari e verifiche periodiche.

È uno standard internazionale, applicabile a qualsiasi tipo di organizzazione a prescindere dalle dimensioni. Seguendo un apposito ciclo di azioni, l’impresa viene guidata nella pianificazione degli interventi, nella loro attuazione, nella verifica dei risultati e nelle eventuali correzioni nel corso del tempo.

Non mancano i benefici pratici, come l’accesso a incentivi fiscali, una migliore reputazione nei confronti di clienti e fornitori e una gestione interna più ordinata. Per una PMI che vuole posizionarsi in modo credibile sul fronte della sostenibilità, la certificazione rappresenta un segnale ottimale, una dimostrazione documentata.

Il fattore della mobilità aziendale

Anche gli spostamenti pesano molto sul bilancio energetico complessivo di un’impresa. Il Mobility Management si occupa esattamente di questo. Attraverso l’analisi delle abitudini di mobilità, è possibile identificare delle soluzioni concrete: car pooling, biciclette aziendali, politiche di smart working strutturate.

Con l’integrazione della mobilità in una strategia energetica più ampia, le PMI possono raccontare la propria sostenibilità in modo più completo e convincente, soprattutto nelle relazioni B2B, nelle quali questi temi hanno un valore sempre più elevato in riferimento alle valutazioni dei partner commerciali.

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