Circa settanta associazioni europee del packaging e delle materie plastiche hanno indirizzato un appello a Bruxelles affinché il nuovo Circular Economy Act (CEA) – la legge sull’economia circolare sta elaborando la Commissione Ue – sia incardinato “sulla base giuridica che regola il mercato interno“. Precisamente si chiede di fare riferimento all’articolo 114 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) e non all’articolo 192 che riguarda la protezione dell’ambiente.
Secondo le associazioni, considerare l’articolo 192 come base giuridica “aggraverebbe ulteriormente la situazione attuale, creerebbe incertezza giuridica sulle responsabilità residue degli Stati membri e inciderebbe negativamente sugli sforzi per sostenere la transizione dell’UE verso un’economia circolare e climaticamente neutra”.
Le associazioni sostengono che “gli obiettivi dell’economia circolare dell’Ue possono essere soddisfatti solo attraverso regole armonizzate che guidano un cambiamento di passo nella gestione dei rifiuti in tutta l’Unione. Il panorama odierno della gestione dei rifiuti europea è ‘frammentato’, con prestazioni irregolari e quadri normativi nazionali divergenti”.
Le associazioni citano i dati dell’Agenzia europea dell’ambiente secondo cui quasi la metà di tutti i paesi Ue conferisce ancora in discarica più del 30% dei loro rifiuti urbani, con quattro che raggiungono un picco tra il 60% e l’80%. Per quanto riguarda i riciclo invece, solo nove Stati membri dovrebbero riuscire a raggiungere gli obiettivi ancora 2025.
I firmatari dell’appello affermano inoltre che la “recente revisione della direttiva quadro sui rifiuti non è stata all’altezza della risoluzione delle carenze strutturali profondamente radicate, che ostacolano l’efficienza dei sistemi europei di gestione dei rifiuti. Il nuovo CEA rappresenta un’opportunità per affrontare queste carenze strutturali, presentando regole comuni per garantire che tutti gli Stati membri rispettino i rispettivi obiettivi di economia circolare”.
Ancora. Le associazioni sostengono che “la mancanza di norme armonizzate di gestione dei rifiuti mina la capacità dell’Europa di raggiungere collettivamente questi obiettivi e le impedisce di creare un mercato unico per le materie prime secondarie. Riteniamo fermamente che la Commissione debba mantenere una ferma posizione nella redazione del CEA e respingere qualsiasi tentativo di indebolirne l’ambizione mascherandolo da flessibilità, con il pretesto di difendere specificità nazionali. L’obiettivo finale dovrebbe essere garantire che i Paesi in ritardo recuperino rispetto a quelli più avanzati e che, in ultima analisi, tutti gli Stati membri facciano la propria parte nel conseguimento degli obiettivi di economia circolare”.











