L’Industrial Accelerator Act manca di vincoli per porre fine alla dipendenza dai fossili

A dirlo sono le ong europee riunite sotto l'Eeb, che accolgono con favore il provvedimento della Commissione Ue per accelerare la "transizione industriale pulita" dell'Europa, ma avvertono che il passaggio industriale oltre i combustibili fossili "richiederà maggiore chiarezza e regole più ferme, e non dovrebbe andare a scapito della natura"

industrial accelerator act vincoli fossili

La Commissione europea ha presentato il suo tanto atteso Industrial Accelerator Act (IAA), una proposta per accelerare la “transizione industriale pulita” dell’Ue. Le ong riunite sotto l’Eeb accolgono con favore il provvedimento, ma avvertono che il passaggio industriale dell’Europa oltre i combustibili fossili “richiederà maggiore chiarezza e regole più ferme, e non dovrebbe andare a scapito della natura”.

La nuova legge introduce aree di accelerazione industriale e quote di appalto pubblico, tra cui un requisito del 25% per l’acciaio e l’alluminio a basse emissioni di carbonio e del 5% per calcestruzzo e malta. “Sebbene queste misure mirino a stimolare la domanda di una produzione più pulita – dice l’Eeb – non sono ancora abbinate a definizioni solide, tempistiche di decarbonizzazione vincolanti o limiti fermi sulle tecnologie inquinanti“.

L’IAA definisce inoltre i “progetti di decarbonizzazione ad alta intensità energetica” come quelli che riducono significativamente e permanentemente le emissioni di CO2 nella misura tecnicamente fattibile. “Questa soglia rimane troppo vaga – dice l’Eeb – Il sostegno pubblico deve essere legato a riduzioni misurabili delle emissioni e chiare tempistiche per l’eliminazione graduale dei combustibili fossili in linea con gli obiettivi Ue”.

Ancora. “La legge introduce aree nazionali di accelerazione industriale, in cui i progetti sono automaticamente considerati strategici e di interesse pubblico. Ciò rischia di generalizzare deroghe e di portare a valutazioni affrettate e di bassa qualità”.

Infine. “Natura 2000 e le aree protette a livello nazionale non sono esplicitamente escluse, solo deprioritarie. L’accelerazione non deve andare a scapito delle leggi europee sulla natura e sull’acqua. Le garanzie deboli probabilmente innescherebbero sfide legali, rallentando i progetti piuttosto che accelerandoli”.

Articolo precedenteSmog Emilia-Romagna: da giovedì 5 marzo blocco dei diesel Euro5 in tutta la regione
Articolo successivoVeicoli fuori uso alle scuole: via libera della commissione Ambiente della Camera