Ursula von der Leyen si rifiuta di incontrare le comunità colpite dai Pfas

Giovedì 5 marzo le comunità europee in prima linea contro l'inquinamento da Pfas hanno visto per la terza volta respinte le loro richieste di incontrare la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Lo comunica in una nota lo Euroepan Environmental Bureau, che ha sostenuto il viaggio a Bruxelles di 26 persone provenienti da Francia, Germania, Italia, Belgio, Danimarca e Paesi Bassi

Giovedì 5 marzo le comunità europee in prima linea contro l’inquinamento da Pfas hanno visto per la terza volta respinte le loro richieste di incontrare la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Lo comunica in una nota lo Euroepan Environmental Bureau, che ha sostenuto il viaggio a Bruxelles di 26 persone provenienti da Francia, Germania, Italia, Belgio, Danimarca e Paesi Bassi. Le motivazioni dichiarate dal gabinetto della presidente sono da ricercare in “conflitti di programmazione”.

L’obiettivo dei 26 attivisti era quello di condividere esperienze e testimonianze personali con von der Leyen, mostrando soprattutto come i Pfas, i cosiddetti “prodotti chimici per sempre”, stiano influenzando gravemente le loro vite.

Incapaci di incontrare la presidente per la terza volta dal 2023, gli attivisti hanno fatto sentire la loro voce in un’azione davanti alla Commissione Ue, sottolineando che “mentre le porte della Commissione rimangono chiuse ai cittadini che chiedono azioni coraggiose sull’inquinamento per proteggere salute pubblica e ambiente, rimangono spalancate all’industria chimica“.

Secondo gli attivisti, “quasi il 70% delle riunioni tenute l’anno scorso dai membri del gabinetto della Commissione avrebbe coinvolto rappresentanti dell’industria. È profondamente preoccupante che il tempo sia stato reso disponibile per impegnarsi con i rappresentanti dell’industria chimica, le cui attività hanno avuto impatti seri e duraturi sulle nostre vite, mentre le nostre ripetute richieste di dialogo sono rimaste senza risposta”.

In tutta Europa, le comunità in prima linea contro i Pfas si stanno mobilitando per chiedere giustizia e un’azione decisiva. Gli studi dimostrano che i Pfas sono presenti nel sangue di quasi tutte le persone testate, alcune delle quali hanno registrato livelli ematici di Pfas più di 63 volte superiori alla soglia di orientamento basata sulla salute. Altre indagini hanno invece dimostrato che quasi 23.000 siti in Europa sono contaminati da Pfas, con altri 21.500 siti presunti collegati ad attività industriali passate o in corso.

E ancora: in Francia oltre 60.000 persone non possono più bere l’acqua del rubinetto; in Belgio, i residenti di Ronse – a soli 54 km da Bruxelles – hanno scoperto una grave contaminazione del loro ambiente e dei loro corpi; in Germaniaun recente studio ha rilevato che il 69% dei pesci è inquinato da Pfas. Gli attivisti inoltre sottolineano che i costi sociali, ambientali ed economici dell’inquinamento da Pfas sono sbalorditivi, e potrebbero raggiungere circa i 440 miliardi di euro.

Più di 343.000 persone hanno sostenuto questa petizione che invita i leader europei a difendere le leggi che “proteggono le persone e la natura, piuttosto che inchinarsi agli inquinatori e agli interessi acquisiti. La sicurezza chimica è un problema di interesse pubblico. Le decisioni devono essere guidate dalla scienza, dal principio di precauzione e dall’obbligo del trattato dell’UE di garantire un alto livello di protezione per la salute umana e l’ambiente. Le nostre richieste rimangono chiare: esortiamo la Commissione a sostenere iniziative coraggiose per proteggere i cittadini europei e l’ambiente“.

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