“Proprio il giorno nel quale da 20 anni il mondo chiede un’azione più decisa sul clima con Earth Hour, l’evento mondiale promosso da Wwf, il Parlamento approva un emendamento che dà il via libera al peggior combustibile fossile, un vero e proprio killer del clima e della salute”. Sono queste le parole di Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia di Wwf Italia, in commento a un emendamento al decreto bollette (Dl 21/2026) approvato dalla commissione Attività produttive della Camera: il documento permette alle centrali a carbone di restare in funzione fino al 2038.
Il rinvio serve a spostare il termine per la chiusura, che era stato fissato dal Piano nazionale integrato per l’Energia e il Clima (Pniec) al 2025. “Chi usa l’emergenza dei prezzi energetici per giustificare l’approvazione di questo emendamento sa benissimo che è solo una scusa – continua Midulla -: per l’altissima quantità di CO2 emessa con la combustione, il carbone pagherebbe molto cara la tassa sull’inquinamento, annullando ogni eventuale convenienza sul prezzo del gas”.
Wwf denuncia le scelte politiche che hanno portato alla proroga dell’attività delle centrali a carbone
La responsabile Clima ed Energia denuncia il percorso che ha portato a questo emendamento: “La proposta di proroga è stata presentata più volte, su vari provvedimenti, dall’ex ministro Carlo Calenda o da aderenti alla sua formazione politica: eppure fu proprio Calenda a inserire, da ministro dello Sviluppo economico, la scadenza del 2025 per la chiusura delle centrali a carbone in Italia all’interno della strategia energetica nazionale del 2017. Calenda giustificava il suo voltafaccia con la necessità di ‘aspettare’ la costruzione di improbabili centrali nucleari”.
Midulla critica anche le scelte di Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica: “Dopo aver confermato la chiusura delle centrali nel 2024, il ministro si è reso protagonista di una serie di stop and go, culminati nell’annuncio delle centrali come ‘riserva fredda‘, una categoria inesistente e che non era stata ufficializzata. Ha poi detto che se il gas superasse il costo di 70 euro al megawattora, la riapertura delle centrali potrebbe essere ripresa in esame, evidentemente già concorde con l’emendamento presentato dalla Lega sul decreto bollette. Questo dopo aver confermato, con l’Unione europea, le sanzioni che impedirebbero di comprare combustibili fossili dalla Russia, il maggior fornitore per l’Europa, entrando quindi in un’ennesima contraddizione, a voler essere buoni”.
Secondo l’esperta si tratta di un castello di contraddizioni che ha come obiettivo favorire interessi enormi: “Non certo l’interesse dei consumatori italiani cui solo la transizione al 100% alle rinnovabili assicurerà vera indipendenza e sicurezza energetica, nonché prezzi equi, come dimostra il caso spagnolo. Eppure – conclude Midulla -, nel settore elettrico il 100% rinnovabili potrebbe essere raggiunto nel 2035, come confermano numerosi studi e come stabilì lo stesso G7 prima di Trump: a patto però di fare gli investimenti necessari e di smettere di sostenere, con provvedimenti e sussidi, sempre e solo i combustibili fossili, persino il carbone”.











