Allevamenti intensivi Lombardia, un sistema oltre i limiti ecologici

Il 31 marzo a Milano viene presentato il rapporto "Allevamenti intensivi in Lombardia, Anatomia di un eccesso: Impatti, criticità e traiettorie di transizione” - di EStà su incarico di Legambiente Lombardia, Essere Animali e Terra! - che spiega come la prima regione zootecnica d’Italia proponga un modello che minaccia clima, ambiente e tenuta economica del settore. "La transizione verso modelli agroecologici non è solo una necessità ambientale, ma anche economica, sanitaria e sociale"

Allevamenti intensivi Lombardia, un sistema oltre i limiti ecologici
A worker at a piggery in Casteldidone in Cremona province Photograph: Marco Mantovani/Getty Images

Il sistema zootecnico della Lombardia è oggi fortemente concentrato e sovradimensionato rispetto alla capacità ecologica del territorio e il terreno non è più in grado di assorbire ireflui come fertilizzante naturale. È quanto emerge dalla ricerca Allevamenti intensivi inLombardia, anatomia di un eccesso. Impatti, criticità e traiettorie di transizionerealizzata da Economia e Sostenibilità – EStà, su incarico di Legambiente Lombardia, Essere Animali e Terra!, nell’ambito della co-progettazione Agrieco 2.0, sostenuta da Fondazione Cariplo.

Lo studio analizza l’impatto ambientale, sociale ed economico degli oltre 5,2 milioni di bovini e suini allevati nella regione: 1 capo bovino/suino ogni 2 abitanti lombardi. Un numero così alto di consistenze animali che conferisce alla Lombardia il titolo di prima regione zootecnica d’Italia. Il report viene presentato il 31 marzo alle ore 18 presso Cascina Cuccagna a Milano.

I numeri del primato lombardo e la concentrazione

Dallo studio emerge che la Lombardia è la prima regione italiana per numero di capi allevati: si rileva la presenza del 40% dei capi nazionali di bovini e suini, che sale al 47% se si considerano solo i suini.Tre province – Brescia, Mantova e Cremona – dominano la classifica nazionale per numero di animali, con Brescia che ricopre il primato nazionale per entrambe le specie.

La densità di capi concentrati sul territorio lombardo (quasi 4 volte la media nazionale per i bovini e 6 volte per i suini) e il superamento del carico di azoto indicano che il terreno della regione non è più in grado di assorbire i reflui come fertilizzante naturale.

Impatto Climatico e Ambientale

I dati del report delineano chiaramente un modello di zootecnia intensiva, con impatti significativi sulla sostenibilità ambientale e animale dei territori. Mentre le emissioni complessive della regione e quelle del settore zootecnico nazionale sono in calo, gli allevamenti lombardi mostrano un preoccupante +2,50% di emissioni di CO2 eq tra il 2014 e il 2021.

Oltre al clima, a soffrire è il territorio: in oltre la metà dei comuni della Pianura Padana (402 comuni), il carico di azoto derivante dai reflui zootecnici eccede il fabbisogno delle colture, causando gravi impatti sulla qualità dell’aria e delle acque. Tale situazione espone la regione a sanzioni europee per la violazione della Direttiva Nitrati e determina il rilascio di enormi quantità di ammoniaca gassosa, uno dei principali precursori della formazione di particolato ultrafine PM2.5 che ristagna nella pianura rendendola una delle aree con i più elevati livelli di questo inquinante atmosferico in Europa.

“Il sistema degli allevamenti intensivi è un fallimento a tutti i livelli: sanitario, ambientale, animale ed economico, concausa delle chiusura di tante aziende piccole e familiari – dichiara Federica Ferrario, responsabile Campagne di Terra! – La Lombardia è il simbolo delle contraddizioni di questo modello e la regione che più ne sta soffrendo, anche per questo è necessario avviare con urgenza una transizione agroecologica del settore, per dare un futuro al comparto e garantire risorse e un ambiente sicuro per tutti. Per questo è importante che la proposta di legge 1760, presentata ufficialmente ormai da due anni, sia calendarizzata e discussa alla Camera al più presto”.

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