Mobilità sostenibile in città, Kyoto Club ribadisce: forti divari tra centro e periferie

I report di Kyoto Club e Clean Cities Campaign su otto città italiane e pubblicati nelle scorse settimane mettono in evidenza come l’accesso a trasporto pubblico, ciclabilità e servizi condivisi sia distribuito in modo disomogeneo tra quartieri, con le periferie ancora caratterizzate da una forte dipendenza dall’auto privata e minori opportunità di mobilità sostenibile. L'associazione ambientalista ha pubblicato il resoconto finale

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Dopo aver approfondito nelle scorse settimane i rapporti dedicati alle singole città, Eco dalle Città torna sul lavoro di Kyoto Club con la pubblicazione del resoconto finale dei report “ZTL – Zone a Transizione Limitata”, che offre una lettura complessiva della mobilità urbana in Italia.

Il quadro che emerge conferma quanto già evidenziato nelle analisi precedenti: la mobilità sostenibile nelle città italiane si sviluppa in modo disomogeneo, con differenze marcate tra quartieri centrali e periferie.

Otto città e una lettura per quartieri

Lo studio analizza Bari, Bologna, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma e Torino utilizzando come unità di riferimento i Codici di Avviamento Postale (CAP). Questo approccio consente di superare le medie comunali e di osservare con maggiore precisione le condizioni di accesso ai servizi di mobilità nei diversi quartieri.

Come già emerso nei singoli approfondimenti, i quartieri centrali risultano meglio serviti da trasporto pubblico, infrastrutture ciclabili e servizi condivisi, mentre le periferie presentano maggiori criticità.

ZTL come “zone a transizione limitata”

Nei report, l’acronimo ZTL viene reinterpretato come Zone a Transizione Limitata, indicando quelle aree urbane in cui le alternative all’auto privata sono insufficienti.

In questi contesti, la mobilità è fortemente vincolata all’uso dell’auto, con effetti su traffico, emissioni e costi per i cittadini, in linea con quanto già rilevato nelle analisi dedicate alle singole città.

Indicatori e metodologia

L’analisi si basa su indicatori omogenei – tra cui tasso di motorizzazione, composizione del parco veicolare, estensione delle piste ciclabili, diffusione del trasporto pubblico e della sharing mobility – che vengono sintetizzati in un indice complessivo di mobilità sostenibile.

Questo strumento permette di misurare le differenze tra quartieri e di individuare le aree più in ritardo nella transizione.

Un divario che si ripete in tutte le città

La sintesi finale conferma un quadro ricorrente: i quartieri centrali presentano una maggiore disponibilità di servizi e infrastrutture, mentre le periferie registrano tassi di motorizzazione più elevati e una minore accessibilità alle alternative all’auto.

Tra le città analizzate, Milano si distingue per livelli più avanzati, pur mantenendo differenze interne. Roma e Napoli mostrano una maggiore dipendenza dall’auto privata, mentre Palermo e Bari risultano penalizzate da una minore dotazione infrastrutturale. Bologna, Firenze e Torino si collocano in una posizione intermedia.

Impatto su ambiente e qualità della vita

Le differenze nella mobilità incidono anche sulla qualità ambientale e sulla salute. Le aree più dipendenti dall’auto risultano maggiormente esposte a inquinamento atmosferico e rumore.

Allo stesso tempo, la minore disponibilità di alternative limita le opportunità di mobilità attiva e incide sulla qualità della vita dei residenti.

Le indicazioni per le politiche urbane

Nel resoconto complessivo, Kyoto Club ribadisce la necessità di interventi mirati per ridurre i divari tra quartieri, rafforzando il trasporto pubblico, sviluppando reti ciclabili continue e migliorando l’accessibilità ai servizi nelle aree periferiche.

Un’indicazione che si inserisce in continuità con quanto già emerso nei report cittadini, evidenziando come la transizione ecologica urbana richieda politiche capaci di intervenire sulle disuguaglianze territoriali.

I rapporti ZTL divisi per città:

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