Nell’ultima puntata di ‘EcoAgenda’ in onda su TeleAmbiente, si è parlato del recente Dl bollette approvato dal governo Meloni e del rinvio al 2038 dello stop alle centrali a carbone. Ospite della puntata Alessandro Giannì, responsabile relazioni esterne di Greenpeace, che ha ribadito come perseguire la strada del fossile invece che quella delle rinnovabili ha un impatto significativo sia sulla salute che sull’economia.
I dati indicano che a livello europeo si verificano tra 30.000 e 35.000 decessi ogni anno legati all’inquinamento da fonti fossili, mentre a livello globale il particolato fine sarebbe responsabile di circa 2,5 milioni di morti, di cui una quota rilevante attribuita al carbone. Sul piano economico invece, il rinvio dello stop delle centrali a carbone, previsto inizialmente per il 2025, comporterebbe per l’Italia un costo stimato di circa 100 milioni di euro l’anno, legato al mantenimento operativo delle centrali, anche in modalità di riserva.
“Questo provvedimento destabilizza il quadro normativo e disincentiva gli investimenti in energie rinnovabili, che servono per uscire dalla crisi. I petrolieri sono molto contenti di queste guerre, Greenpeace ha stimato che, solo il mese di marzo in Europa, le compagnie petrolifere hanno guadagnato 25 miliardi di extra profitti in più rispetto alla media dei due mesi precedenti. […] Il carbone è sicuramente uno dei combustibili fossili più pericolosi per il rischio climatico. Dall’Accordo di Parigi abbiamo già superato la soglia di 1,5° di aumento delle temperature. Per l’anno prossimo c’è una certa probabilità di avere un fenomeno meteorologico, il Niño, che potrebbe portare le temperature planetarie ancora più vicine a 1,6°.”
Continua Giannì nell’appunto tecnico di ‘EcoAgenda’: “Le ciminiere dell’industria del carbone avvelenano l’aria che respiriamo. Intorno al 2012 Greenpeace è stata portata in tribunale da ENEL, perché avevamo affermato e scritto la parola killer. All’epoca il tribunale ci ha dato ragione, le centrali a carbone di ENEL uccidevano in Italia una persona al giorno. Oggi i dati globali sono molto peggiori. Secondo la rivista scientifica The Lancet, nel complesso solo il particolato sottile della combustione di fonti fossili uccide, in tutto il mondo, due milioni e mezzo di persone ogni anno. Di esse un milione circa è imputabile al carbone. In Europa i dati sono 30/35 mila morti ogni anno, ma questo shift dei prezzi, e quindi la possibilità di maggior uso del carbone, può aumentare queste stime.”
“Insomma, il carbone è una fonte veramente sporca e assolutamente non ne abbiamo bisogno, non ci serve. Possiamo fare molto di meglio con una transizione energetica giusta che ci porti alle rinnovabili”. – ha conclusoAlessandro Giannì.
A seguire l’editoriale di Stefano Zago, direttore responsabile di TeleAmbiente: “ Gran parte dell’Europa ha deciso di dismettere l’uso delle centrali a carbone, perché sono molto inquinanti e producono CO2 in quantità molto elevate e di conseguenza aumentano l’effetto serra. Questa corsa all’emergenza va a discapito dei cittadini perché si ritrovano, alla pompa di benzina, un aumento di due euro a litro di gasolio e, nelle loro case, bollette molto salate. Lo sbaglio che è stato fatto, rispetto agli altri Paesi che hanno saputo gestire meglio la situazione, è che ai tempi, ovvero quando sono state decretate delle leggi che hanno effettivamente spinto le rinnovabili al livello attuale, c’è stata una errata regolamentazione degli incentivi dati, rispetto per esempio al costo dell’impianto fotovoltaico.”











