
La mobilità sistematica, ovvero gli spostamenti quotidiani e regolari effettuati dalle persone per motivi di studio o lavoro, coinvolge in Italia oltre 30 milioni di persone, pari al 51% della popolazione residente nazionale. E com’è noto, la maggior parte lo fa con l’auto privata. La conferma arriva dal report dell’Osservatorio Mobisco, promosso dal Centro nazionale per la Mobilità sostenibile (Most) e presentato il 14 aprile presso il Palazzo Giureconsulti a Milano.
L’analisi restituisce la fotografia di un sistema complesso composto da circa 10 milioni di studenti e oltre 24 milioni di lavoratori che quotidianamente si spostano dal proprio luogo di residenza. Un elemento di forte pressione infrastrutturale è rappresentato dagli spostamenti fuori dal comune di residenza, che riguardano il 42,5% degli spostamenti sistematici totali. Questa tendenza è particolarmente accentuata in regioni come la Lombardia (57%) e il Veneto (54%), a fronte di valori sensibilmente inferiori in Lazio e Sicilia (27%).
La scomposizione del dato evidenzia chiare differenze geografiche. La mobilità per motivi di lavoro è più marcata al Nord: 71% del totale degli spostamenti sistematici, contro il 65% del Sud. Il Meridione, invece, registra una quota maggiore di spostamenti legati allo studio: 35% rispetto al 29% del Nord.
Il dominio dell’auto e le specificità regionali e territoriali
L’automobile rimane la scelta predominante per circa 18 milioni di individui. Tra i lavoratori, il 73,7% utilizza esclusivamente mezzi privati, mentre solo il 7% si affida unicamente al trasporto pubblico. Il riparto modale rivela tuttavia vocazioni territoriali differenti: i mezzi pubblici trovano maggiore riscontro nel Nord e nelle grandi città, mentre la bicicletta si conferma una prerogativa quasi esclusiva del Nord-Est. Al Sud e nei centri urbani più densamente popolati si registra invece la quota più alta di mobilità a piedi. Le città del Sud di dimensione demografica inferiore, nelle quali verosimilmente è minore l’offerta di trasporto pubblico, sono il tipo di area con i più elevati tassi di uso delle autovetture private per andare a scuola e al lavoro.
La mobilità quotidiana sistematica (rispetto a quella totale, che comprende anche la mobilità non sistematica), si caratterizza per una quota più contenuta di spostamenti in bicicletta (2,6% rispetto al 4,1% totale), e in auto (60% rispetto al 63% totale, sebbene con quote prossime al 75% tra i lavoratori) e per un maggior utilizzo dei trasporto pubblico (22% rispetto all’8% totale, soprattutto spiegato dagli spostamenti degli studenti, 33% rispetto all’11% dei lavoratori).
Mobilità sistematica scolastica e universitaria
Un approfondimento specifico è stato dedicato al mondo della formazione. Se per la scuola dell’obbligo la mobilità attiva (a piedi) coinvolge il 28% degli studenti, la capacità di coprire le necessità di spostamento del trasporto dedicato (scuolabus) rimane modesta, attestandosi su una media del 3-4%.
La sfida più complessa riguarda la popolazione universitaria: con una distanza media di spostamento di 28 chilometri, questi utenti generano un impatto ambientale stimato in circa 5,12 chilogrammi di CO2 per un viaggio di andata e ritorno. Tra gli studenti universitari emerge una maggiore propensione all’uso del treno, scelto nel 51,4% dei casi, e del Trasporto pubblico locale (Tpl), al 26,7%: i dati evidenziano la necessità di potenziare l’integrazione modale per questa specifica categoria.
Contenuta e pari a circa l’8% degli spostamenti, la mobilità attiva (a piedi e in bicicletta) degli studenti universitari, giustificata dall’elevata distanza dei percorsi casa-università ma anche dalla ancora difficile integrazione modale tra mobilità pubblica e privata e dalla precarietà dei percorsi pedonali e ciclabili in alcune aree territoriali del Paese.
Gli infortuni nella mobilità sistematica
Un ulteriore approfondimento ha riguardato il tema degli infortuni in itinere. Le denunce di infortuni in occasione di lavoro hanno avuto nel 2025 un lieve incremento rispetto all’anno precedente, mentre sono decresciuti quelli con esito mortale. Gli infortuni in itinere, invece, sono in aumento e pari nel 2025 a 99.939 (erano stati 96.835 nel 2024): quelli mortali sono stati 293 (rispetto ai 280 del 2024).
In aumento anche le denunce di infortuni degli studenti in itinere, da oltre 2mila nel 2024 a 2.181 nel 2025 (+8,45%). Il dato suggerisce di prestare crescente attenzione al tema degli interventi per la prevenzione degli incidenti nella mobilità sistematica, incrementando anche le attività che le sedi di lavoro e scolastiche potrebbero promuovere per migliorare la sicurezza.
L’appuntamento di Palazzo Giureconsulti
L’iniziativa si propone come una piattaforma avanzata di supporto alle decisioni (Dss), capace di integrare fonti informative eterogenee con l’obiettivo di produrre analisi integrate e orientare le politiche pubbliche verso modelli di trasporto più efficienti, efficaci e sostenibili. “Dopo la pandemia – spiega Stefano Riazzola, capo dipartimento per i Trasporti e la Navigazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) – il dato sulla mobilità sistematica è cambiato e richiede nuove chiavi di lettura. Lo smart working e le nuove modalità di lavoro hanno modificato i comportamenti. Serve quindi aggiornare strumenti di analisi e interpretazione”.
Per il Ministero è centrale il rapporto con il territorio e con chi raccoglie e studia i dati. “È necessario – continua Riazzola – un collegamento stabile con l’Osservatorio della mobilità del Mit. La conoscenza del dato orienta scelte strategiche, normative ed economiche. Il Paese presenta forti differenze tra aree urbane efficienti e territori a domanda diffusa con minore competitività del trasporto pubblico. Mobilità scolastica e lavorativa richiedono analisi distinte. Il Ministero rafforza il ruolo dei mobility manager e istituisce una nuova divisione sul Piano urbano della Mobilità sostenibile (Pums) e sul mobility management. L’obiettivo è migliorare la pianificazione e l’uso delle risorse attraverso un maggiore coordinamento con i territori”.
“Questo appuntamento – sottolinea Matteo Colleoni, professore ordinario di Studi urbani presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e coordinatore scientifico di Mobisco – rappresenta un passaggio fondamentale per avviare un dialogo strutturato tra tutte le realtà pubbliche e private che, a diverso titolo, raccolgono dati sulla mobilità sistematica – dalle istituzioni al mondo della ricerca, fino agli operatori dei diversi settori. Oggi questi dati esistono ma sono spesso frammentati: Mobisco nasce proprio con l’ambizione di metterli in relazione, farli ‘parlare’ e costruire una sintesi capace di restituire una lettura più completa della domanda e dell’offerta di mobilità quotidiana sistematica. Solo così è possibile sviluppare strumenti realmente utili per analizzare la mobilità e supportare la pianificazione territoriale e dei trasporti di azioni concrete che la rendano più efficiente e sostenibile”.
Hanno preso parte ai lavori rappresentanti del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, insieme all’Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci) e all’Agenzia del Trasporto pubblico locale di Milano, Monza, Brianza, Lodi e Pavia. Significativa anche la presenza di Inail Lombardia e di numerosi attori del mondo della ricerca e dell’analisi dei trasporti, tra cui Ispra, Istat, Isfort e Federmobilità, oltre a rappresentanti del sistema accademico come il Politecnico di Bari, l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e l’Università degli Studi di Catania. Un panel eterogeneo che ha arricchito il dibattito, offrendo una lettura integrata dei dati e delle dinamiche legate alla mobilità scolastica e sistematica.











