Milano, Ztl Quadrilatero: Legambiente critica il rinvio del divieto per moto

L’associazione contesta la scelta del Comune di posticipare al 2028 lo stop a motocicli e ciclomotori, parlando di incoerenza nelle politiche sulla mobilità sostenibile e chiedendo più spazio al trasporto pubblico e alla riqualificazione urbana

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Dopo la decisione della Giunta di rinviare al 2028 il divieto di accesso per moto e ciclomotori nella Ztl Quadrilatero, arrivano le prime reazioni dal mondo ambientalista. Legambiente Lombardia esprime una posizione critica, mettendo in discussione l’efficacia della misura rispetto agli obiettivi di riduzione del traffico e miglioramento della qualità dello spazio urbano.

Critiche da Legambiente sulla scelta del Comune

“Dopo la deroga per Area B, il conseguente prolungamento del transito dei motocicli anche nella Ztl Quadrilatero conferma come il Comune di Milano abbia deciso di investire nelle due ruote a motore, piuttosto che altro”, commenta Federico Del Prete, responsabile mobilità e spazio pubblico di Legambiente Lombardia.

“Stabilire dei divieti di ingresso e poi fare marcia indietro non giova a migliorare la comprensione delle politiche ambientali e mobilistiche della città, soprattutto considerando mezzi rumorosi e, nonostante tutto, inquinanti. Se, come emerge dai dati, circa il 30% dei transiti complessivi riguarda motocicli e ciclomotori che attraversano la zona a traffico limitato, continuare a consentirli rischia di compromettere gli obiettivi di vivibilità urbana dell’area”.

Secondo l’associazione ambientalista, il rinvio del divieto solleva anche interrogativi sulla funzione stessa della Ztl Quadrilatero. “Ci si può chiedere a cosa serva questo strumento, soprattutto alla luce di un secondo dietrofront nel giro di pochi mesi. Colpisce inoltre l’assenza di misure compensative: ad esempio, non è stata ancora prevista una linea circolare di trasporto pubblico locale con mezzi di piccole dimensioni, capace di offrire un’alternativa efficace e rafforzare la centralità del Tpl nell’area”.

“Analogamente – conclude Del Prete – manca un intervento strutturale sul ridisegno dello spazio pubblico, che restituisca decoro a una zona che rischia sempre più di assomigliare a un autosalone, anziché a uno spazio urbano di pregio destinato alla fruizione pedonale”.

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