A Roma Climate Pride nuovamente in piazza: stop ai combustibili fossili!

"La pace è rinnovabile, la guerra è fossile". Questo il messaggio lanciato lunedì 27 aprile in piazza a Roma dalla rete delle organizzazioni ambientaliste e della società civile “Climate Pride”, in concomitanza alla conferenza internazionale di Santa Marta sulla transizione dai combustibili fossili, in corso fino al 29 aprile in Colombia

A Roma Climate Pride nuovamente in piazza: stop ai combustibili fossili!

“La pace è rinnovabile, la guerra è fossile!” Questo il messaggio lanciato lunedì 27 aprile in piazza a Roma dalla rete delle organizzazioni ambientaliste e della società civile ‘Climate Pride’, in concomitanza alla conferenza internazionale di Santa Marta sulla transizione dai combustibili fossili, in corso fino al 29 aprile in Colombia. Nel cuore della Capitale, a Piazza Capranica, a pochi passi dal Parlamento, gli attivisti e le attiviste si sono presentati con pale eoliche e pannelli solari, contrapponendoli ad una grande bolletta.

L’appello alla politica

L’obiettivo è richiamare Governo e Parlamento sui costi che la cittadinanza sta pagando, anche a livello economico, in bolletta, a causa della dipendenza dalle fonti fossili. Allo stesso tempo, le realtà del Climate Pride hanno indirizzato un messaggio al vertice di Santa Marta, chiedendo il massimo impegno alle istituzioni italiane ed europee per sostenere il processo internazionale in corso e arrivare a una road map globale di uscita da carbone, petrolio e gas.

Per far ciò, è indispensabile rafforzare politiche coerenti con l’uscita dai combustibili fossili e una transizione energetica giusta incentrata sulle rinnovabili. Tra le realtà promotrici figurano, tra le altre, A Sud, CGIL, Extinction Rebellion Italia, Fridays for Future Italia, Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia. 

Le organizzazioni hanno denunciato “l’insufficienza delle attuali politiche climatiche e la crescente distanza tra impegni internazionali e scelte nazionali. Oggi il modello economico dipendente dai combustibili fossili e la conseguente crisi climatica si intrecciano con le tensioni geopolitiche e con la crescente allocazione di risorse verso il riarmo, a scapito della transizione energetica ed ecologica“.

Più rinnovabili, più indipendenza

Di fronte all’attuale crisi energetica, l’Italia, hanno sottolineato le associazioni, ha rinviato la chiusura delle centrali a carbone dal 2025 al 2038 e continua a puntare sulle importazioni di gas da Paesi come l’Algeria, l’Azerbaijan e gli Stati Uniti, piuttosto che investire con forza sulle rinnovabili, che garantirebbero al nostro Paese una maggiore indipendenza energetica e politica. Si delinea invece una traiettoria ancora fortemente dipendente dai combustibili fossili per l’Italia, con nuovi investimenti nel gas e rallentamento delle installazioni rinnovabili.

L’uscita dalle fossili dell’Italia passa dagli investimenti sulle tecnologie che non usano più gas, carbone e petrolio, nell’industria e nei trasporti, e dall’accelerazione nella costruzione degli impianti a fonti rinnovabili, degli accumuli e delle reti, che purtroppo continuano a essere osteggiati, favorendo in questo modo la filiera delle fossili.  Per questo gli attivisti e le attiviste chiedono al Parlamento italiano e a quello europeo di sostenere il processo internazionale in corso e rafforzare politiche coerenti con l’uscita dai combustibili fossili e con una transizione energetica giusta.

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