Rapporto Esotc, Wwf: “Le politiche climatiche sono vitali per l’Europa”

Wwf commenta il Rapporto sullo Stato europeo del clima 2025 di Ecmwf e Omm, che mostra che nel 2025 almeno il 95% dell’Europa ha registrato temperature annuali superiori alla media con conseguenze per le società e gli ecosistemi in tutto il continente. Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia Wwf: "Invece di alimentare la narrativa ideologica contro il Green Deal, noi dovremmo essere in testa all'Ue per chiedere politiche climatiche efficaci e il rapido abbandono dei combustibili fossili: perché non lo siamo?"

Wwf su Esotc

“Tutta l’Europa è colpita dagli impatti del cambiamento climatico, a dimostrazione del fatto che le politiche climatiche sono vitali per il futuro di tutti e tutte, ma in particolare per l’Europa e per l’Italia”: Wwf commenta i dati pubblicati il 29 aprile nel Rapporto sullo Stato europeo del clima (Esotc) 2025, redatto dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio raggio (Ecmwf), che gestisce il servizio per i cambiamenti climatici di Copernicus, e dall’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm).

Il clima e la biodiversità sono in crisi – spiega Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia di Wwf Italia – ma, come la rana nella pentola che bolle, i governi si concentrano su altre crisi, senza accorgersi delle cause. Purtroppo, i cittadini europei soffrono già le conseguenze della temperatura che nel Vecchio Continente aumenta più che altrove. Il territorio italiano, poi, presenta di per sé motivi di fragilità e dissesto che rischiano di essere esponenzialmente moltiplicati dagli impatti climatici”.

Che cosa dice l’Esotc 2025 secondo Wwf

Secondo il report, nel 2025 almeno il 95% del territorio europeo ha registrato temperature annuali superiori alla media, mentre l’area continentale in cui si registrano giornate invernali con temperature sotto lo zero è in calo. La regione oceanica europea ha registrato la temperatura annuale della superficie del mare più alta mai registrata, segnando il quarto anno consecutivo di caldo record.

Questa tendenza a lungo termine ha un impatto negativo sulla biodiversità, sulle specie e sugli habitat. Le ondate di calore marine possono anche coincidere con quelle terrestri, contribuendo a temperature e umidità più estreme, anche durante la notte, il che può rallentare il recupero delle persone dallo stress da calore e disturbare il sonno. A soffrire particolarmente è il Mediterraneo. Negli ultimi tre anni, questa area ha registrato almeno un giorno caratterizzato da condizioni di “forte” ondata di calore marina e nel 2025 la temperatura media annuale della superficie del mare è stata la seconda più alta mai osservata.

“Occorre considerare – continua Midulla – che l’Italia è immersa in un mare sempre più caldo, che alimenta fenomeni sempre più intensi, e che le nostre riserve e le nostre montagne sono a rischio perché i ghiacciai si fondono sempre più rapidamente, mentre le ondate di calore sempre più intense e frequenti e la scarsità delle precipitazioni aumentano il rischio siccità“.

In tutta Europa, circa il 70% dei fiumi ha registrato portate inferiori alla media, mentre dal punto di vista dell’umidità del suolo si è trattato di uno dei tre anni più secchi dal 1992. A maggio, circa metà dell’Europa (53%) era colpita da condizioni di siccità. Questi andamenti riflettono una combinazione di fattori, tra cui la circolazione atmosferica e la variabilità delle precipitazioni, oltre alle tendenze climatiche a lungo termine.

Un altro triste record è quello degli incendi. Lo scorso anno gli incendi boschivi hanno distrutto circa 1.034.550 ettari, la superficie più estesa mai registrata. Si tratta di un’area più estesa di Cipro. Le emissioni legate a questi eventi hanno raggiunto i livelli più alti mai registrati.

Gli effetti del cambiamento climatico incidono sempre più sulla biodiversità degli ecosistemi marini e terrestri. Inoltre, la natura è sottoposta a uno stress crescente a causa della riduzione e dello spostamento degli habitat, dell’alterazione dei modelli stagionali dovuta all’aumento delle temperature e dei cambiamenti nelle precipitazioni. Il rapporto illustra esempi concreti degli impatti dei cambiamenti climatici su ecosistemi sensibili, come gli effetti delle ondate di calore marine sulle praterie di fanerogame marine nel Mar Mediterraneo e gli incendi nelle torbiere.

Europa e Italia devono fare di più

Wwf sottolinea che ai dati dell’Esotc sugli impatti della crisi climatica in corso fanno riscontro quelli sulle perdite economiche. Secondo l’ultimo report del Swiss Re Institute, nel 2025 le perdite legate ai disastri naturali, aumentati di numero e intensità dal cambiamento climatico provocato dall’uso dei combustibili fossili, hanno causato a livello globale danni per 235 miliardi di dollari.

La governance ambientale in Europa ha riconosciuto sempre più gli stretti legami tra clima e biodiversità, con approcci coordinati “natura-clima” volti a rafforzare la resilienza degli ecosistemi. Sebbene questi passi rappresentino azioni importanti, secondo Wwf i progressi in Europa devono accelerare per fare di più e meglio, al fine di proteggere la natura e la biodiversità.

Di fronte a questa serie di problematiche Midulla si chiede: “Insomma, invece di alimentare la stucchevole narrativa ideologica contro il Green Deal, noi dovremmo essere in testa all’Ue per chiedere politiche climatiche efficaci e il rapido abbandono dei combustibili fossili: perché non lo siamo?”.

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