Lombardia, Legambiente e CGIL: “Rinnovabili frenate e troppe aperture ai data center”

Le associazioni ambientaliste e sindacali criticano le norme in discussione nel Consiglio regionale lombardo su energie rinnovabili e data center. Al centro del confronto il rischio di aumento del consumo di suolo, il rallentamento della transizione energetica e la crescita della dipendenza dalle fonti fossili

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Legambiente Lombardia, CGIL Lombardia e Associazione Ambiente e Lavoro chiedono modifiche alle norme regionali sulle energie rinnovabili e sui data center in discussione nel Consiglio regionale della Lombardia.

Secondo le tre organizzazioni, i provvedimenti previsti rischiano da un lato di rallentare lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dall’altro di favorire la realizzazione di nuovi data center senza adeguate regole sul consumo di suolo e sull’impatto energetico.

Il nodo delle aree idonee per le rinnovabili

Uno dei temi al centro del dibattito riguarda la definizione delle aree idonee per l’installazione di impianti a energie rinnovabili.

Le associazioni ricordano che la Lombardia è la prima regione italiana per consumi energetici e che la riduzione della dipendenza da gas e combustibili fossili rappresenta una priorità strategica per famiglie e imprese.

Secondo Legambiente Lombardia, CGIL Lombardia e Associazione Ambiente e Lavoro, il fotovoltaico rappresenta oggi la tecnologia più competitiva per sostituire la produzione elettrica da fonti fossili. Tra il 2023 e il 2025 in Lombardia sono stati installati oltre 2.500 megawatt di nuova potenza fotovoltaica, sia su coperture sia con impianti a terra.

Tuttavia, le associazioni sottolineano come nel 2025 il ritmo delle nuove installazioni sia diminuito del 30% rispetto all’anno precedente a causa delle difficoltà autorizzative.

“Mentre la crisi energetica diventava sempre più grave per le bollette di famiglie e imprese, la corsa alle installazioni, anziché accelerare in virtù del crescente vantaggio economico, nel 2025 è crollata del 30% rispetto all’anno precedente”, dichiarano le organizzazioni nel comunicato congiunto.

Critiche agli obiettivi regionali

Secondo le associazioni, la nuova proposta di legge regionale ridurrebbe gli obiettivi fissati in una precedente versione del testo presentata nel 2025, che puntava a raggiungere 12mila megawatt di nuova capacità rinnovabile installata entro il 2030.

Nel comunicato viene inoltre criticata la strategia regionale sul nucleare, definita “irrealistica” dalle organizzazioni firmatarie.

Data center e consumo di suolo

Il secondo punto contestato riguarda la normativa sui data center, che secondo Legambiente Lombardia, CGIL Lombardia e Associazione Ambiente e Lavoro rischierebbe di favorire la costruzione di nuove strutture senza vincoli sufficienti sul riutilizzo delle aree dismesse.

Le associazioni chiedono che i nuovi data center vengano realizzati esclusivamente attraverso il recupero di immobili o aree già urbanizzate, evitando ulteriore consumo di suolo agricolo.

Secondo il comunicato, la crescita dei data center potrebbe aumentare la domanda energetica regionale e rafforzare la dipendenza dall’importazione di elettricità e fonti fossili.

“È fuori discussione che si tratti di una grande opportunità per l’economia e l’occupazione lombarde, ma è anche un ulteriore elemento di preoccupazione perché, oltre a consumare suolo in modo definitivo, l’uso indiscriminato dei data center aumenterà la dipendenza dall’importazione di elettricità ed energia fossile”, spiegano le associazioni.

Le richieste al Consiglio regionale

Le tre organizzazioni chiedono ai consiglieri regionali di approvare emendamenti per limitare il consumo di suolo legato ai data center e rimuovere gli ostacoli allo sviluppo delle energie rinnovabili.

Secondo Legambiente Lombardia, CGIL Lombardia e Associazione Ambiente e Lavoro, le norme attualmente in discussione rischiano inoltre di entrare in contrasto con gli obiettivi contenuti nella Strategia regionale per lo sviluppo sostenibile, che prevede riduzione delle emissioni, aumento delle energie rinnovabili e contenimento del consumo di suolo.

Le associazioni sostengono che il voto del Consiglio regionale sarà determinante per il futuro energetico e ambientale della Lombardia, in un contesto segnato dalla crisi climatica e dall’aumento dei costi energetici.

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