Rifiuti in strada a Roma, associazioni: strategia per l’inceneritore

La Rete Tutela Roma Sud, composta dalle associazioni romane che si oppongono all'inceneritore, ha pubblicato un lungo comunicato su Facebook per denunciare la gestione dei rifiuti nella capitale: "Nel 2025 meno della metà dei rifiuti raccolti è stata avviata a riciclo. Non perché i cittadini non differenzino, ma perché la qualità della raccolta è pessima e rende così enormi quantità di materiale inutilizzabili da destinare al lucroso business della combustione: il disegno politico è chiaro e mira a difendere l'utilità degli inceneritori"

rifiuti Roma

Roma continua a essere sommersa dai rifiuti e ormai è difficile non vedere il disegno politico che c’è dietro: una raccolta differenziata volutamente inefficiente per alimentare l’idea che l’unica soluzione sia l’inceneritore di Santa Palomba”. Inizia così il comunicato pubblicato sulla pagina Facebook della Rete Tutela Roma Sud, composta dalle associazioni romane che si oppongono all’inceneritore. “Cassonetti pieni, materiali conferiti male, plastica sporca, vetro mischiato, organico contaminato: una situazione che non nasce per caso ma proviene da anni di scelte sbagliate e di totale assenza di una vera strategia industriale sul riciclo”, si legge.

La Rete denuncia poi il cambio di rotta del sindaco Roberto Gualtieri: “Era lo stesso Gualtieri in campagna elettorale nel 2021 a individuare nei cassonetti stradali la causa del problema, salvo poi rimangiarsi tutto e tradire il programma di coalizione. Una cosa gravissima, soprattutto se motivata da interessi privati, che danneggia la città. La domanda è inevitabile: davvero si pensa di influenzare anche i giudici del Tar, chiamati a valutare la legittimità dell’intero processo autorizzativo del termovalorizzatore, mostrando una città lasciata deliberatamente nel degrado? Perché più Roma appare incapace di gestire i rifiuti, più si tenta di far passare l’inceneritore come ‘soluzione obbligata’”.

A far da sfondo alle parole delle associazioni, i numeri del 2025: nella capitale solo circa 830mila tonnellate su 1,7 milioni di rifiuti raccolti sono state effettivamente avviate a riciclo. “Si tratta di meno della metà – spiegano nel post -. Non perché i cittadini non differenzino, ma perché la qualità della raccolta è pessima. Nei contenitori della differenziata finisce di tutto, rendendo enormi quantità di materiale inutilizzabili e da destinare così al lucroso business della combustione”.

Il Piano rifiuti della Regione

Il comunicato si sofferma poi sul nuovo Piano Rifiuti regionale, che prevede quattro discariche e due inceneritori (800mila tonnellate a Santa Palomba e 530mila a San Vittore), con una capacità superiore a quella dei sette inceneritori dell’Emilia Romagna. Il Piano si trova ora nella fase della procedura di Valutazione ambientale strategica (Vas). “La cosa più grave – dice la Rete – è che nel nuovo Piano regionale, che conferma quello comunale, non si vedono misure concrete per invertire questa situazione“.

Le associazioni denunciano infatti la mancanza di investimenti seri sul porta a porta diffuso, di una vera tariffazione puntuale, di un grande piano di educazione ambientale e controllo della qualità del conferimento. “Si continua invece a puntare sull’aumento della termovalorizzazione: il megaimpianto di Santa Palomba è chiaramente il fulcro della strategia. Insieme a San Vittore avremmo nel Lazio una capacità di incenerimento superiore a quella dell’Emilia Romagna, che per fare funzionare i suoi sette impianti è costretta a importare rifiuti”.

Rifiuti Roma: la scelta è politica

Per questo motivo, per la Rete è evidente il meccanismo alla base. “Se metà della differenziata raccolta viene già considerata ‘scarto’, allora è chiaro che più materiale sporco e non recuperabile c’è, più combustibile si garantisce all’inceneritore. A Roma non si vuole fare davvero il porta a porta per lo stesso motivo per cui si vuole l’inceneritore: il recupero di materia distribuisce benefici diffusi, mentre bruciare rifiuti concentra profitti e potere nelle mani di pochi“.

Si tratta dunque di una volontà politica, secondo le associazioni. “Riciclare seriamente – spiegano – significa creare lavoro nelle cartiere, nelle vetrerie, negli impianti di selezione e nelle filiere industriali del recupero. E anche valorizzare materie prime seconde e ridurre i costi ambientali. Ma tutto questo non produce le stesse rendite garantite di un grande impianto alimentato ogni giorno da centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti“.

Secondo il comunicato, la vera emergenza di Roma non è l’assenza di inceneritori ma l’assenza di una volontà politica di fare una raccolta differenziata efficiente, moderna e pulita. “Una città che ricicla bene rende molto meno conveniente bruciare rifiuti. Facciamo appello a tutte le associazioni di Roma ad aiutarci a diffondere un’informazione corretta sui rifiuti e sul termovalorizzatore che vogliono costruire Suez e Acea”.

La Rete chiude il post lanciando un invito: “Vogliamo costituire un comitato promotore per chiedere l’approvazione di una delibera di iniziativa popolare con l’obiettivo di estendere una vera raccolta differenziata porta a porta, eliminando progressivamente i cassonetti dalle strade per restituire decoro alla città, aumentare il riciclo e sottrarre rifiuti – e quindi combustibile – all’inceneritore”.

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