Il 20 maggio 2026 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite voterà a New York una risoluzione avanzata da Vanuatu insieme a un gruppo di Stati sul tema del cambiamento climatico e degli obblighi internazionali degli Stati.
La proposta richiama il parere consultivo adottato all’unanimità il 23 luglio 2025 dalla Corte Internazionale di Giustizia, che ha riconosciuto l’esistenza di obblighi giuridicamente vincolanti in materia di mitigazione e adattamento climatico sulla base del diritto internazionale consuetudinario.
Secondo Ecco, think tank italiano per il clima, il voto rappresenta un passaggio rilevante anche per la posizione internazionale dell’Italia, che non si è ancora espressa ufficialmente sulla risoluzione.
Tra i Paesi che hanno già sostenuto il testo figurano diversi Stati membri dell’Unione europea, tra cui Austria, Belgio, Francia, Germania e Grecia.
“Approvare questa risoluzione rappresenta un elemento di coerenza da parte dell’Italia rispetto a posizioni assunte dall’attuale Governo”, ha dichiarato Caterina Molinari, analista senior di Ecco. “Sostenere il parere della Corte Internazionale di Giustizia significa contribuire a rafforzare la diplomazia climatica multilaterale in una fase particolarmente delicata”.
La risoluzione proposta da Vanuatu mira a tradurre sul piano politico e della cooperazione internazionale gli obblighi climatici individuati dalla Corte, chiedendo agli Stati di adottare misure coerenti con l’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura globale entro 1,5°C.
Il testo invita inoltre il Segretario generale delle Nazioni Unite a riferire sulle modalità per promuovere il rispetto degli obblighi delineati nel parere consultivo.
Secondo l’analisi di Ecco, la posizione dell’Italia assume rilievo anche alla luce della riforma costituzionale del 2022, che ha introdotto nell’articolo 9 della Costituzione la tutela dell’ambiente e delle future generazioni.
Il think tank ricorda inoltre che gli articoli 10 e 117 della Costituzione italiana prevedono il recepimento del diritto internazionale e degli obblighi derivanti dai trattati nell’ordinamento interno.
L’Italia era stata tra i 132 Paesi co-sponsor della risoluzione ONU del marzo 2023 che aveva avviato il procedimento davanti alla Corte Internazionale di Giustizia per ottenere il parere consultivo sugli obblighi climatici degli Stati.
Secondo Ecco, l’attuale risoluzione rappresenta quindi “la naturale prosecuzione” di quel percorso e un test di coerenza rispetto agli impegni internazionali già sostenuti dal Paese.











