A cinque mesi di distanza dall’ultimo summit, il Ministero dell’Ambiente convoca nuovamente il tavolo di crisi sul riciclo delle plastiche. La data fissata è mercoledì 3 giugno a Roma, per quella che il Ministero definisce Strategia nazionale per l’economia circolare.
Sono due i punti all’ordine del giorno: esaminare le problematiche dei settori della raccolta e della gestione dei rifiuti plastici e valutare lo stato di avanzamento delle iniziative.
Negli ultimi mesi del 2025 la filiera italiana delle materie plastiche riciclate aveva registrato un rallentamento sempre più crescente: le aziende del riciclo stavano facendo molta fatica a “piazzare” i prodotti sul mercato delle materie prime seconde, a causa della concorrenza estera della plastica vergine o “falsamente riciclata” a prezzi più bassi.
L’ultimo incontro del tavolo di crisi era stato il 22 dicembre 2025. In quell’occasione il Ministero si era impegnato a intensificare i controlli sui flussi di materiale riciclato che entrano nel nostro Paese e a introdurre sanzioni per il mancato rispetto dell’obbligo di riciclato negli appalti pubblici.
All’ultimo tavolo di crisi erano state avanzate anche altre proposte: dai crediti di carbonio per i materiali riciclati all’utilizzo del Contributo Ambientale Conai differenziato per ridurre il gap di costo tra materiale vergine e materiale riciclato, dal regime IVA agevolato per la plastica riciclata a contributi diretti ai riciclatori per sostenerli in questo periodo di crisi.
In questi primi mesi del 2026 la crisi del settore è tornata a mordere, come ha segnalato Assorimap-Confimi, l’associazione che rappresenta i riciclatori e rigeneratori di materie plastiche. Continua ad esserci un persistente crollo delle vendite di materie prime seconde.
Nelle scorse settimane la situazione aveva conosciuto una breve inversione di tendenza, favorita dall’impennata del costo del petrolio legata alla crisi del Golfo, che aveva reso la plastica vergine più cara. Una parentesi che però si è rapidamente chiusa, rendendo vane le speranze di ripresa dei riciclatori, che vedono la perdita di competitività della plastica riciclata ormai un nodo strutturale.
Gli addetti ai lavori lamentano che i governi di altri Paesi europei – Francia e Spagna in testa – hanno adottato normative specifiche a sostegno dell’industria del riciclo, mentre in Italia è tutto fermo.










