Il dl Agricoltura privilegia la produzione di energia fossile frenando lo sviluppo delle rinnovabili. A lanciare l’allarme è il coordinamento FREE che esprime forte preoccupazione per la formulazione dell’emendamento del relatore all’articolo 5 del decreto legge, relativo alla tutela degli oliveti destinati a regimi di qualità.
La norma prevede il divieto di espianto o eradicazione delle piante di olivo destinate alla produzione di oli DOP, IGP o rientranti nei regimi di qualità riconosciuti, ma solo quando tale intervento sia finalizzato alla realizzazione di impianti rinnovabili.
“FREE condivide pienamente l’esigenza di tutelare il patrimonio olivicolo nazionale, la sicurezza alimentare e le produzioni agricole di qualità – si legge in una nota dell’azienda – Si tratta di obiettivi fondamentali, che meritano norme serie, coerenti e realmente efficaci. Proprio per questo, però, la formulazione proposta appare parziale e contraddittoria. Se da un lato il Coordinamento FREE condivide l’obiettivo di tutelare il patrimonio olivicolo nazionale, dall’altro ritiene che la formulazione dell’emendamento presenti evidenti criticità, poiché interviene esclusivamente sulla realizzazione degli impianti da fonti rinnovabili, senza affrontare in modo organico le finalità di tutela che si propone di perseguire”.
“Se un oliveto di pregio va protetto, deve esserlo a prescindere dall’opera che ne determina l’espianto. – afferma il Presidente del Coordinamento FREE, Attilio Piattelli – Non si comprende perché il divieto debba riguardare esclusivamente gli impianti rinnovabili, lasciando fuori altri utilizzi energetici o infrastrutturali del territorio, come gasdotti, elettrodotti, strade, opere industriali o altre infrastrutture. La domanda è semplice: un olivo DOP vale meno se viene rimosso per un gasdotto rispetto a quando viene rimosso per un impianto rinnovabile?“.
“Una norma costruita in questo modo non appare come una misura generale di tutela agricola – prosegue la nota – ma come un intervento selettivo contro le fonti rinnovabili. È un’impostazione che rischia di alimentare una contrapposizione artificiale tra agricoltura e transizione energetica, quando invece il Paese ha bisogno dell’esatto contrario: pianificazione, integrazione, regole chiare e pari trattamento tra le diverse destinazioni d’uso del territorio”.
“FREE ritiene che la tutela degli oliveti di qualità debba essere rafforzata, ma attraverso un principio di neutralità e coerenza: stesse regole per tutte le opere che comportano consumo di suolo, trasformazione del territorio o rimozione di colture pregiate. Diversamente, si finisce per colpire solo le tecnologie rinnovabili, senza proteggere davvero il bene agricolo che si dichiara di voler salvaguardare.
Le rinnovabili non sono il nemico dell’agricoltura. Al contrario, se correttamente pianificate, possono convivere con le produzioni agricole, contribuire al reddito delle imprese, ridurre i costi energetici e rafforzare l’economia dei territori.
FREE chiede quindi al Parlamento e al Governo di correggere la norma, estendendo il principio di tutela a tutte le opere e infrastrutture che comportino l’espianto di oliveti destinati a regimi di qualità, senza discriminazioni preventive nei confronti delle fonti rinnovabili. Proteggere gli oliveti è giusto. Farlo solo contro le rinnovabili è sbagliato”.










