L’impennata del prezzo del petrolio registrata nel primo trimestre del 2026, in seguito alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, ha offerto un temporaneo sollievo all’industria europea del riciclo della plastica. L’aumento dei costi delle materie prime vergini ha infatti ridotto, almeno per alcuni mesi, il divario competitivo con la plastica riciclata, favorendone la domanda.
Secondo Plastics Recycling Europe, tuttavia, questo miglioramento non rappresenta una vera ripresa del settore. L’associazione sottolinea che la competitività della plastica riciclata continua a dipendere dall’andamento dei prezzi dei combustibili fossili, una situazione che rende il comparto vulnerabile alle oscillazioni del mercato e alle crisi internazionali.
Il divieto di esportazione dei rifiuti plastici aumenta la pressione
L’associazione evidenzia come il rallentamento della transizione verso un’economia circolare della plastica rappresenti un problema ancora più rilevante alla luce del divieto di esportazione dei rifiuti plastici verso i Paesi non appartenenti all’OCSE, che entrerà in vigore il 21 novembre 2026.
In assenza di una domanda più forte di plastica riciclata prodotta in Europa e di investimenti lungo l’intera filiera – dalla raccolta alla selezione fino agli impianti di riciclo – il rischio è un aumento significativo dello smaltimento in discarica e dell’incenerimento dei rifiuti plastici una volta chiusi gli sbocchi verso i mercati esteri. Una situazione che comporterebbe anche un incremento dei costi di gestione per enti locali, produttori di rifiuti e sistemi di responsabilità estesa del produttore (EPR).
Un milione di tonnellate di capacità produttiva già perdute
Plastics Recycling Europe ricorda che la stessa Commissione europea, nel pacchetto invernale del 2025, aveva riconosciuto la necessità di interventi urgenti per favorire il riciclo e l’utilizzo di materiali riciclati. Secondo l’associazione, però, le misure finora adottate non sono sufficienti.
Tra il 2023 e il 2025, il settore europeo avrebbe già perso circa un milione di tonnellate di capacità di riciclo della plastica, con il rischio di ulteriori chiusure prima che gli obblighi europei sul contenuto minimo di materiale riciclato entrino pienamente in vigore.
Le richieste dell’industria del riciclo
Per rafforzare in modo stabile il comparto, Plastics Recycling Europe chiede alle istituzioni europee e ai governi nazionali di adottare rapidamente una serie di misure strutturali.
Tra le principali proposte figurano l’introduzione di obblighi di contenuto riciclato che favoriscano la plastica riciclata prodotta in Europa, l’applicazione di clausole di reciprocità per i materiali e i prodotti importati, una maggiore diffusione dell’eco-modulazione dei contributi EPR, il rafforzamento degli appalti pubblici verdi (Green Public Procurement) e l’introduzione di incentivi fiscali, come un’IVA agevolata sui prodotti realizzati con plastica riciclata.
L’associazione chiede inoltre di intervenire sui costi energetici e operativi che gravano sugli impianti di riciclo, di adottare rapidamente criteri europei condivisi per la cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste) delle materie plastiche e di semplificare le procedure autorizzative per i nuovi impianti di riciclo.
Secondo Plastics Recycling Europe, solo misure strutturali di questo tipo potranno garantire la competitività e la resilienza dell’industria europea del riciclo della plastica, evitando che la sua sostenibilità economica dipenda dall’andamento delle crisi geopolitiche e dei prezzi del petrolio.










