Ripristino di condizioni concorrenziali più eque per le plastiche circolari prodotte in Europa, riduzione dei costi energetici, rafforzamento delle verifiche e dei controlli, applicazione uniforme della normativa Ue, incentivi all’innovazione e agli investimenti privati, rafforzamento dei sistemi EPR.
Sono queste le sei raccomandazioni che la filiera europea delle materie plastiche riciclate torna a suggerire alle istituzioni Ue, chiedendo nuovamente interventi urgenti per sostenere la competitività del settore.
In una lettera indirizzata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, Plastics Recyclers Europe rilancia le sei raccomandazioni presentate un anno fa, in vista del prossimo Circular Economy Act, la prossima legge Ue sull’economia circolare attesa dalla Commissione europea per questo autunno.
Il nuovo appello arriva a causa di una crisi industriale sempre più marcata. In tre anni hanno chiuso imprese del riciclo per una capacità complessiva di circa 1,1 milioni di tonnellate, spiegano i firmatari della lettera. I motivi principali vengono individuati in importazioni a basso prezzo, costi energetici elevati, incertezza normativa, oneri amministrativi e frammentazione normativa che continuano a frenare gli investimenti.
“Il prossimo Circular Economy Act rappresenta un’opportunità cruciale per tradurre le ambizioni in azioni concrete – affermano i firmatari -. Creando le condizioni necessarie per investimenti, innovazione e concorrenza leale, può contribuire a garantire una filiera delle materie plastiche circolare e prospera e a rafforzare la leadership industriale europea. Il tempo a disposizione per intervenire si sta rapidamente riducendo”.
Il documento porta la firma, tra gli altri, di Plastics Europe, EuPC, Petcore Europe, Eumeps e PRE. Tra le associazioni nazionali che aderiscono all’iniziativa figurano Amaplast e Assorimap.










