Il capitale naturale crolla del 40 % mentre l’economia cresce

Presso l'Associazione Civita di Roma, si è svolta la conferenza internazionale “Finance, Business and Natural Capital – Integrating Biodiversity into Economic Strategies for a Nature-Positive Transition”, promossa dal Nature Positive Network. Negli ultimi 30 anni il capitale economico pro-capite è più che raddoppiato a fronte di una riduzione di circa il 40 % del capitale naturale globale. "Invertire la rotta diventa un imperativo categoricoper salvaguardare la stabilità economica e il benessere delle popolazioni. Investire nella natura riduce i costi dell’adattamento climatico e favorisce l’accesso a nuovi mercati"

Il capitale naturale crolla del 40 % mentre l’economia cresce

Dopo un’estate segnata da temperature estreme, eventi meteorologici sempre più intensi e nuovi segnali della crescente pressione esercitata sui sistemi naturali, il rapporto tra economia, cambiamento climatico e capitale naturale assume una rilevanza sempre più concreta, ma ancora oggi per ogni dollaro investito nella protezione o nel ripristino della natura, circa trenta dollari continuano a sostenere attività che la degradano. E negli ultimi 30 anni il capitale economico pro-capite è più che raddoppiato a fronte di una riduzione di circa il 40 % del capitale naturale globale.

È in questo contesto che, presso l’Associazione Civita di Roma, si è svolta la conferenza internazionale “Finance, Business and Natural Capital – Integrating Biodiversity into Economic Strategies for a Nature-Positive Transition”, promossa dal Nature Positive Network – iniziativa della Fondazione per lo sviluppo sostenibile e dell’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po – in collaborazione con l’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi in Italia e la media partnership di Materia Rinnovabile. La conferenza ha inteso far luce su come il capitale naturale possa entrare in modo più strutturale nelle strategie economiche e nei processi decisionali. Per questo ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni europee e nazionali, esperti internazionali, esponenti del mondo finanziario e manager di importanti realtà imprenditoriali, ospitando anche un interessante confronto tra Italia e Olanda, due Paesi in cui settori economici di rilevante importanza – a cominciare dall’agroalimentare – dipendono fortemente dalla conservazione degli equilibri naturali.

Invertire la rotta

“Invertire la rotta diventa un imperativo categorico per salvaguardare la stabilità economica e il benessere delle popolazioni – recita una nota degli organizzatori – Investire nella natura riduce i costi dell’adattamento climatico e favorisce l’accesso a nuovi mercati. Parlare di biodiversità e capitale naturale significa affrontare una questione che riguarda direttamente anche la resilienza e la competitività delle imprese. Suoli fertili, acqua di buona qualità, ecosistemi sani e capaci di stoccare carbonio e mitigare gli effetti degli eventi estremi costituiscono elementi imprescindibili per il mantenimento delle attività produttive”.

“Secondo la recente indagine del Business Breakthrough Barometer 2026 del World Business Council for Sustainable Development (WBCSD), il 92% dei 508 leader aziendali intervistati si aspetta che la sostenibilità diventi una fonte di vantaggio competitivo nei prossimi 5–10 anni – ha dichiarato Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile- Il contesto geopolitico internazionale critico , la drammatica accelerazione in atto della crisi climatica , l’insicurezza delle forniture e i prezzi alti dei combustibili fossili, di diverse materie prime critiche e di importanti produzioni alimentari, dovrebbero richiedere, anche alle imprese, una riflessione di fondo: la sostenibilità ecologica – fatta di decarbonizzazione, di circolarità, di uso più sobrio delle risorse; fatta di aumento della resilienza, di rigenerazione del capitale naturale e dei servizi ecosistemici – nel mondo attuale, non è ormai una sfida ineludibile per dare nuove basi – durevoli, più solide e più estese – allo sviluppo?

Il ruolo delle imprese

“In questo percorso anche le imprese devono fare la propria parte. Nel suo intervento, Matt Jones ha presentato – per la prima volta in Italia – i contenuti principali del Business & biodiversity report di IPBES, pubblicato nel 2026 e adottato da 150 Stati membri. Il rapporto mostra con chiarezza che oggi biodiversità e natura forniscono più cibo, energia e materiali che in qualsiasi altro momento della storia umana. Eppure, meno dell’1 % delle imprese che pubblicano report di sostenibilità dichiara in modo esplicito i propri impatti sulla biodiversità e ha una chiara consapevolezza della propria dipendenza da servizi ecosistemici fondamentali quali la fertilità dei suoli, la disponibilità di acqua, la mitigazione delle inondazioni, l’impollinazione”.

“Le conoscenze sui rischi economici legati al degrado e al collasso degli ecosistemi hanno raggiunto un livello senza precedenti. E sono ormai chiari anche le strategie e gli strumenti. Matt Jones ha descritto 24 azioni concrete che le imprese possono intraprendere fin da oggi a diversi livelli: dalla governance aziendale alle operations, fino alla supply chain. Non ci sono più alibi per rinviare l’azione”.

“Gli ecosistemi sani sono fondamentali per la natura e per il nostro approvvigionamento alimentare. Raggiungere questo obiettivo rappresenta una sfida importante, ma l’innovazione – sia tecnologica che finanziaria – può aiutarci a costruire un ecosistema resiliente. Il governo e le imprese condividono questa responsabilità, e anche la comunità diplomatica ha un ruolo da svolgere”, ha dichiarato Hayo Haanstra, Consigliere per l’agricoltura e natura presso l’Ambasciata dei Paesi Bassi.

Colmare il gap finanziario

Secondo l’ultima edizione dello State of Finance for Nature di UNEP, a oggi gli investimenti in Nature-based Solutions ammontano a circa 220,4 miliardi dollari US, di cui l’89,4 % di origine pubblica. Tale stanziamento dovrebbe diventare pari a circa 571 miliardi di dollari l’anno entro il 2030, equivalenti a poco meno dello 0,5 % del PIL mondiale. Una cifra ragguardevole ma significativamente inferiore, ad esempio, alle risorse destinate ogni anno ad attività che hanno impatti negativi sulla natura. UNEP sottolinea che per ogni dollaro investito nella protezione o nel ripristino della natura, circa trenta dollari continuano a sostenere attività che la degradano: si tratta di circa 7.300 miliardi di dollari di flussi finanziari che contribuiscono al degrado ambientale a fronte di appena 220 miliardi investiti in soluzioni positive per la natura.

Secondo le stime presentate dal Nature Positive Network, in Italia nel 2025 i Sussidi Ambientalmente Dannosi che hanno determinato impatti diretti o indiretti sulla biodiversità sono stati pari a poco più di 6 miliardi di euro. La riallocazione di queste risorse consentirebbe la realizzazione di azioni efficaci di tutela e valorizzazione del Capitale Naturale. Un supporto cruciale per territori come quello del Distretto del Po, uno degli ambiti maggiormente esposti agli effetti del cambiamento climatico nell’intero bacino del Mediterraneo ma che, allo stesso tempo, costituisce l’area in cui si produce poco più del 40 % del PIL nazionale. 

“Il Distretto del Po è chiamato oggi ad affrontare una trasformazione profonda: i cambiamenti climatici stanno modificando gli equilibri del territorio, la disponibilità della risorsa idrica e la capacità di resilienza degli ecosistemi,” ha dichiarato Alessandro Delpiano, Segretario Generale dell’Autorità Bacino distrettuale del fiume Po. “Non possiamo più limitarci a gestire le emergenze, ma dobbiamo cambiare il modo di pianificare e di agire, rafforzando prevenzione, adattamento e capacità di anticipare i rischi. Questo richiede una visione, nella quale tutela dell’acqua, ripristino degli ecosistemi, sicurezza del territorio e sviluppo economico siano interconnesse e parte della stessa strategia. Ma una sfida di questa portata non può essere affrontata dalle sole istituzioni. Il coinvolgimento delle imprese è fondamentale: il settore privato può contribuire con investimenti, innovazione e soluzioni capaci di ridurre la pressione sulle risorse naturali, ripristinare gli ecosistemi degradati e rafforzare la resilienza delle filiere produttive. La partnership pubblico-privato deve quindi diventare uno strumento concreto di questa nuova fase. Po può essere un laboratorio di questo nuovo modello di governance: più preventivo, integrato e collaborativo, capace di trasformare la sfida climatica in un’opportunità di innovazione, sostenibilità e competitività”, ha concluso il Segretario Generale Delpiano.

La giornata di riflessione e confronto che ha coinvolto imprese, finanza e istituzioni per accelerare la transizione verso una economia Nature Positive, arriva in un momento particolarmente significativo: pochi giorni dopo la presentazione del nuovo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) che ha evidenziato come il superamento della soglia di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, indicata dall’Accordo di Parigi del 2015, è ormai inevitabile. 

Pertanto, è imprescindibile incrementare sensibilmente la resilienza dei territori affrontando in maniera integrata la crisi climatica e quella ecologica. Soprattutto nel nostro Paese – particolarmente esposto agli effetti negativi dei cambiamenti climatici, come drammaticamente confermato anche questa estate – una strategia efficace di adattamento deve inevitabilmente prevedere azioni di tutela, gestione e ripristino degli ecosistemi.

“La conferenza di Roma ha posto l’accento su qualcosa di conosciuto, ma che deve procedere con una maggiore urgenza e intensità. Tutto il materiale sarà reso disponibile sul sito del Nature Positive Network –www.naturepositivenetwork.net – perché vogliamo continuare a far crescere la consapevolezza e far sì che si traduca in fretta in decisioni concrete. Invertire la perdita di natura dipende da tre fattori: quante risorse mobilitiamo, dove le indirizziamo, e dalla capacità del settore privato di riconoscere che la natura non è un costo, ma l’infrastruttura su cui poggia tutto il resto. Il Nature Positive Network continuerà a lavorare in questa direzione per accompagnare il sistema economico italiano in questa trasformazione verso un’economia Nature Positive.” – ha concluso Giuseppe Dodaro, Coordinatore Nature Positive Network.

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