Il nuovo tetto al prezzo del gas previsto dal Decreto Bollette avrebbe un effetto limitato sulle spese energetiche delle famiglie italiane: il risparmio stimato è di appena 17 euro all’anno, poco più di un euro al mese. Una riduzione contenuta rispetto all’aumento delle bollette registrato da febbraio 2026, che secondo ECCO ha superato i 30 euro mensili.
La stima arriva da una nuova analisi di ECCO, il think tank italiano per il clima, pubblicata il 6 novembre in vista dell’approvazione del provvedimento, nuovamente rinviata a lunedì 9 novembre. Secondo l’organizzazione, la misura rischia di avere un impatto marginale anche a causa dei vincoli legati agli scambi di elettricità con gli altri Paesi europei e dei rimborsi riconosciuti ai produttori.
Il tetto al gas e i limiti del meccanismo
Sono trascorsi otto mesi dalla presentazione del Decreto Bollette, avvenuta a febbraio 2026. Nel frattempo, secondo i dati riportati da ECCO, i prezzi all’ingrosso dell’elettricità sono passati da 114 a oltre 230 euro per megawattora (€/MWh). L’aumento comporterebbe un aggravio di quasi 400 euro all’anno per una famiglia tipo e di oltre il 70% per la bolletta di un’impresa energivora.
La nuova misura proposta dal Governo prevede un tetto al prezzo del gas di circa 59 €/MWh, per un periodo compreso tra 12 e 18 mesi. Il meccanismo è stato elaborato dopo le criticità sollevate dalla Commissione europea ad aprile, ma il suo effetto sui consumatori sarebbe ridimensionato dalle condizioni di funzionamento del mercato elettrico europeo.
“Il prezzo del gas è alto e continuiamo a dipendere proprio dal gas. Dopo le ingenti risorse pubbliche mobilitate in questi anni per contenere i costi della crisi, ora si cerca di fare l’impossibile: contenere il prezzo con un decreto che per i consumatori vale un caffè al mese”, ha dichiarato Matteo Leonardi, co-fondatore e presidente di ECCO. Secondo Leonardi, per ridurre le bollette servono soprattutto le fonti rinnovabili e l’elettrificazione dei consumi finali.
Perché lo sconto effettivo si ferma a 17 euro all’anno
Il tetto a 59 €/MWh non comporterebbe automaticamente uno sconto di circa 40 euro per ogni megawattora di gas, anche considerando che il prezzo del combustibile si aggira attualmente intorno ai 100 €/MWh.
La riduzione deve infatti essere calibrata per evitare alterazioni dei flussi di elettricità tra l’Italia e gli altri Stati membri del mercato unico europeo. Il nostro Paese importa circa il 15% dell’elettricità consumata, in larga parte dalla Francia, dove i prezzi sono spesso più bassi.
Se il tetto facesse scendere il prezzo dell’elettricità in Italia al di sotto di quello dei Paesi confinanti, i flussi commerciali potrebbero invertirsi. L’Italia diventerebbe così esportatrice di energia prodotta con il gas, mentre i consumatori italiani si troverebbero a sostenere, attraverso i rimborsi ai produttori, anche il costo dell’elettricità destinata ai mercati esteri.
Per rispettare questo vincolo, lo sconto sul prezzo del gas destinato alle centrali si fermerebbe in media a circa 10 €/MWh all’anno, con una riduzione di circa 13 €/MWh sul prezzo all’ingrosso dell’elettricità. Da questo beneficio devono essere sottratti i rimborsi riconosciuti ai produttori: per una famiglia con consumi annui pari a 2.700 kWh, il risparmio effettivo sarebbe quindi di circa 17 euro.
Secondo ECCO, il meccanismo evidenzia il problema strutturale del mercato elettrico italiano: la dipendenza dal gas. Uno sconto più consistente rischierebbe di alterare i flussi commerciali europei, mentre quello compatibile con gli scambi internazionali avrebbe un effetto limitato sulle bollette.
Rinnovabili ancora lontane dagli obiettivi del 2030
Per ECCO, la riduzione strutturale dei prezzi dell’elettricità passa soprattutto dalla crescita delle fonti rinnovabili, affiancate da sistemi di accumulo e infrastrutture di rete. L’organizzazione sottolinea però che le nuove installazioni procedono a un ritmo insufficiente rispetto agli obiettivi del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec).
A fine settembre 2026 la nuova potenza installata era pari a 5,2 GW, mentre per l’intero anno le previsioni indicano circa 7 GW. Con una capacità rinnovabile in linea con gli obiettivi del Pniec, secondo l’analisi il prezzo unico nazionale dell’elettricità (Pun) potrebbe diminuire di circa 80 €/MWh rispetto alla media del 2026, pari a 154 €/MWh.
Il gas continua invece a determinare il prezzo dell’elettricità per circa il 70% dei volumi. L’incertezza sulle misure del Decreto Bollette, secondo ECCO, rischia inoltre di scoraggiare gli investimenti nelle rinnovabili e nei sistemi di accumulo.
Il confronto con gli altri Paesi europei evidenzia il divario. Nel 2025 la Germania ha installato quasi 23 GW di nuova capacità eolica e fotovoltaica, superando i 200 GW complessivi. La Spagna ha aggiunto quasi 13 GW, circa il doppio dell’Italia, raggiungendo una capacità totale di 92 GW.
La proposta: accumuli, reti ed elettrificazione
Oltre a una maggiore diffusione delle rinnovabili, ECCO indica la necessità di sviluppare sistemi di accumulo e reti, ridurre gli ostacoli alle connessioni e semplificare le procedure autorizzative. Un altro intervento riguarda la fiscalità energetica, che secondo il think tank continua a penalizzare l’elettricità rispetto al gas, soprattutto per le imprese.
“Il prezzo dell’elettricità scende solo quando il gas smette di fissare tale prezzo. Per arrivarci servono rinnovabili, accumuli e reti, meno ostacoli su connessioni e autorizzazioni e meccanismi”, ha concluso Leonardi, richiamando anche la necessità di una riforma fiscale che superi l’attuale squilibrio tra i due vettori energetici. Per le imprese, ha precisato, tasse e oneri sull’elettricità possono arrivare a essere fino a venti volte superiori rispetto a quelli applicati al gas.



