Insostenibilità degli allevamenti intensivi, Wwf chiede una moratoria immediata

Il wwf lancia la petizione per una transizione agroecologica della zootecnia italiana. Le sei proposte dell’associazione per rivedere un sistema ormai insostenibile da ogni punto di vista, anche ambientale: in Italia circa il 75% delle emissioni di ammoniaca proviene dalla zootecnia intensiva: una sostanza che, una volta rilasciata in atmosfera, contribuisce alla formazione di PM2,5, le polveri sottili responsabili di circa 50.000 morti premature ogni anno

Sei misure per fermare lo strapotere dell’insostenibile modello degli allevamenti intensivi. È con questo obiettivo che il Wwf Italia lancia oggi la petizione nazionale Basta allevamenti intensivi ”, nell’ambito della sua campagna Our Future

“I dati parlano chiaro – dice l’associazione – Secondo le stime più recenti, negli ultimi vent’anni gli allevamenti in Italia sono diminuiti. Quelli rimasti sono diventati sempre più grandi e intensivi, concentrando così risorse economiche e ambientali in poche mani. Oggi in Italia ben l’80% della carne che si consuma proviene da allevamenti intensivi. Dietro ogni chilo di carne prodotto in Italia si nasconde una realtà di proporzioni enormi: ogni anno vengono allevati 700 milioni di animali, spesso in condizioni che ignorano completamente le loro esigenze etologiche e il loro benessere”.   

“Non si può ignorare l’aspetto del benessere animale – prosegue l’associazione – negli allevamenti intensivi gli animali sono trattati come mere unità di produzione, costretti a vivere tra stress cronico, lesioni, malattie e mutilazioni evitabili. Una condizione  che non solo implica sofferenze prolungate, ma aumenta anche il rischio di diffusione di virus e batteri, con possibili conseguenze per la salute umana”.  

Wwf spiega che un problema strettamente correlato è quello della resistenza agli antibiotici. L’uso massiccio e sistematico di antibiotici negli allevamenti intensivi favorisce la selezione e diffusione di batteri sempre più resistenti ai farmaci. L’Italia è il secondo Paese europeo per consumo veterinario di antibiotici, con un uso più che doppio rispetto alla media europea. Le conseguenze ricadono anche la salute pubblica: secondo l’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie), in Europa circa 35.000 persone muoiono ogni anno a causa di infezioni resistenti agli antibiotici e oltre un terzo di questi decessi avviene proprio in Italia, con circa 12.000 morti all’anno.    

Le conseguenze di questo modello però vanno ben oltre le stalle, aggiunge l’associazione ambientalista. In Italia circa il 75% delle emissioni di ammoniaca proviene dalla zootecnia intensiva: una sostanza che, una volta rilasciata in atmosferacontribuisce alla formazione di PM2,5, le polveri sottili responsabili di circa 50.000 morti premature ogni anno. Non a caso gli allevamenti intensivi sono la seconda fonte di particolato fine nel nostro Paese (circa il 17% del totale), superando trasporti (14%) e industria (10%).   

A questo si aggiunge l’inquinamento di suoli e acque. Ogni anno, con le deiezioni animali vengono disperse circa 700.000 tonnellate di azoto, più di quanto i suoli possano assorbire. I nitrati, altamente solubili, si infiltrano nelle falde acquifere, nei fiumi, nei mari, contaminando gli ecosistemi acquatici fino ad arrivare nell’acqua che utilizziamo ogni giorno.  

A questo quadro si aggiunge una profonda ingiustizia economica: oggi in Italia l’80% dei fondi della PAC (Politica Agricola Comune) è destinato al 20% dei grandi operatori intensivi, spesso legati all’industria della carne, mentre le piccole realtà agricole, che adottano pratiche agroecologiche, ricevono una quota molto più limitata di sostegno. Queste aziende potrebbero, invece, contribuire a produrre cibo sano, tutelando al tempo stesso gli ecosistemi agricoli.  

Per queste ragioni WWF Italia lancia la petizione nazionale Basta allevamenti intensivi, chiedendo al Governo e al Parlamento sei misure strutturali da adottare: una moratoria immediata sulle nuove autorizzazioni per gli allevamenti intensivi; il sostegno alla transizione verso modelli estensivi, agroecologici e biologici; una riforma della PAC che ridistribuisca i fondi premiando pratiche a basso impatto e incentivando la relazione tra allevamento degli animali e gestione delle superfici agricole utilizzate; l’introduzione di un’etichettatura trasparente su carne e derivati; politiche pubbliche di educazione alimentare per la riduzione del consumo di carne e altri prodotti di origine animale;  l’approvazione della Proposta di Legge “Oltre gli allevamenti intensivi”, già presentata in Parlamento da WWF Italia insieme ad altre associazioni. 

Firmare questa petizione significa scegliere da che parte stare: continuare a sostenere un sistema produttivo che danneggia clima, salute e comunità, oppure contribuire alla transizione verso una zootecnia più equa, sostenibile e rispettosa del rapporto tra le persone, gli animali e il Pianeta in cui viviamo. 

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