Appalti verdi, un bando su cinque non ha i criteri ambientali minimi

Al Forum Compraverde a Roma è stato presentato il rapporto di Legambiente e Fondazione Ecosistemi sui numeri del Green Public Procurement (Gpp) in Italia: l'indice di performance è al 65%, ma il carente monitoraggio sugli acquisti verdi e la formazione insufficiente del personale frenano la svolta. L'Italia può fare di più e per questo Legambiente avanza quattro proposte: promozione di programmi di formazione, applicazione di criteri premiali, utilizzo del Gpp come strumento di contrasto al dumping sociale e integrazione del Gpp come leva di politica industriale per agevolare l’affermazione di un Clean Industrial Deal

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In Italia, un bando di gara pubblico su cinque non applica i criteri ambientali minimi (Cam), nonostante dal 2016 ci sia l’obbligo di includerli negli appalti della pubblica amministrazione. È quanto emerge dal IX Rapporto dell’Osservatorio Appalti verdi di Legambiente e Fondazione Ecosistemi, presentato il 28 maggio durante la seconda e ultima giornata del XX Forum Compraverde Buygreen a Palazzo Wegil a Roma.

L’analisi ha preso in esame 847 bandi emessi nel 2025 da 122 stazioni appaltanti pubbliche, tra cui 13 centrali di committenza regionali, 83 enti gestori di aree protette e 26 Asl, rilevando come in 191 gare, pari al 22,6% del totale, i Cam non siano stati applicati.

Tra i criteri ambientali minimi maggiormente disattesi emergono in particolare quelli relativi alle calzature da lavoro e agli accessori in pelle, assenti in 24 delle 51 gare previste per un tasso di mancata applicazione del 47%. Un dato che per l’Osservatorio è significativo, considerando che il Cam è in vigore dal 2018 e dovrebbe quindi rappresentare uno standard consolidato nelle procedure di gara pubbliche. Segue il Cam dedicato agli eventi culturali, assente in 22 gare su 55, pari al 40%. In questo caso, il ritardo secondo l’Oav è legato almeno in parte alla più recente introduzione del criterio, che ne rende ancora incompleta la diffusione tra le stazioni appaltanti.

L’analisi dei due casi, secondo l’Osservatorio, è importante perché evidenzia soprattutto alcune cause che continuano a frenare l’attuazione dei Cam e, più in generale, aiuta a comprendere diverse criticità ancora aperte per la piena attuazione del Green Public Procurement (Gpp): da un lato, la difficoltà di rafforzare l’applicazione di Cam ormai consolidati, dall’altro, gli ostacoli burocratici che riguardano criteri più recenti o riferiti a categorie merceologiche per cui è spesso necessaria l’adozione preventiva di regolamenti interni da parte delle amministrazioni pubbliche. Un passaggio aggiuntivo che spesso finisce per rallentare, se non in alcuni casi impedire, l’inserimento dei criteri ambientali minimi negli appalti

Lo stato di diffusione del Green Public Procurement in Italia

Il rapporto, tuttavia, va oltre la fotografia sul livello di applicazione e non applicazione dei Cam, perché analizza più in generale lo stato di diffusione del Gpp in Italia e gli altri ostacoli che ne rallentano l’attuazione. Dall’indagine emerge infatti un indice complessivo di performance del Gpp pari al 65% per le 122 stazioni appaltanti monitorate, calcolato non solo sulla base dell’applicazione dei Cam ma anche considerando gli strumenti, le pratiche e le politiche che ne favoriscono la diffusione.

Tra le maggiori criticità figurano il monitoraggio degli acquisti verdi, che registra un tasso di mancata attuazione pari al 78%, e soprattutto l’assenza all’interno delle amministrazioni pubbliche di figure dedicate agli acquisti verdi. Solo l’8% del campione analizzato ha infatti istituito un referente Gpp e, in particolare, nessuna delle Asl che hanno partecipato all’indagine di Legambiente e Fondazione Ecosistemi dispone di questa figura.

A pesare sull’applicazione dei criteri ambientali minimi resta inoltre la carenza di formazione specifica: il 52% delle stazioni appaltanti indica infatti la mancanza di competenze adeguate come principale difficoltà, seguita dalla complessità nella stesura dei bandi di gara, segnalata dal 46% del campione esaminato.

Sono circa 309,7 miliardi gli euro di spesa: “La pubblica amministrazione – spiega Enrico Fontana della segreteria nazionale di Legambiente – può incidere in modo diretto sulle scelte del mercato, spingendo imprese e fornitori verso modelli produttivi più sostenibili. In questo contesto i Cam non rappresentano solo un adempimento normativo ma un fattore di qualità degli appalti perché rendono le procedure più trasparenti, introducono requisiti verificabili, garantiscono tracciabilità dei materiali e rafforzano i controlli, veri antidoti contro i fenomeni d’illegalità”.

Per questo motivo, Legambiente si dice soddisfatta di poter contribuire al rafforzamento della governance del Gpp, anche grazie al rinnovato protocollo con l’Anac. “È su questo terreno – continua Fontana – che si colloca il nostro lavoro, che vuole essere una ‘spinta gentile’ capace di affiancare le amministrazioni nell’attuazione del Gpp e dei Cam come leva concreta di innovazione e sviluppo sostenibile. Da qui nascono anche le quattro proposte che presentiamo quest’anno, con obiettivi chiari: rafforzare la formazione, migliorare i controlli e valorizzare pienamente il potenziale del Green Public Procurement anche come politica industriale, non più solo ambientale”.

Le quattro proposte

Intanto, la promozione da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica di programmi di formazione per il personale della Pa sulle procedure di attuazione dei Cam, attraverso strumenti e formulari preimpostati basati sulle buone pratiche delle stazioni appaltanti più virtuose. Poi, l’applicazione di criteri premiali per le stazioni appaltanti che attuano i Cam, affiancata da un controllo strutturato a campione sui bandi emessi, al fine di penalizzare le amministrazioni che derogano ai principi di sostenibilità.

La terza proposta è l’utilizzo del Gpp come ulteriore strumento di contrasto al dumping sociale, anche attraverso l’istituzione di agenzie nazionali e regionali preposte a verificare il rispetto dei diritti lungo le catene di fornitura. Per finire, l’integrazione del Gpp come leva di politica industriale per agevolare l’affermazione di un Clean Industrial Deal, attento all’applicazione dei criteri ambientali minimi in settori chiave.

Il Forum Compraverde è giunto ormai alla sua ventesima edizione. “Per 20 anni – spiega Silvano Falocco, direttore di Fondazione Ecosistemi – il Forum Compraverde ha dimostrato che gli acquisti pubblici non sono una materia tecnica riservata agli addetti ai lavori, ma una delle più grandi leve economiche, industriali e ambientali a disposizione del Paese. Oggi, in una fase segnata da crisi energetiche, tensioni geopolitiche e trasformazioni profonde dei sistemi produttivi, il Gpp diventa ancora più strategico: significa orientare il mercato, sostenere innovazione e filiere sostenibili, rafforzare l’autonomia energetica e costruire una competitività europea fondata sulla qualità e non sul ribasso”.

La sostenibilità non è un costo aggiuntivo, secondo Falocco: “È invece un criterio attraverso cui ripensare sviluppo, infrastrutture e servizi pubblici – conclude -. Il Forum Compraverde nasce proprio per mettere in connessione istituzioni, imprese, territori e comunità attorno a questa visione concreta del cambiamento”.

In questo quadro si inserisce anche la presentazione del primo quaderno Il Green Public Procurement: 20 anni di applicazione e il suo rilancio come strumento di politica industriale, realizzato dal Coordinamento Agende 21 locali italiane con il supporto tecnico di Fondazione Ecosistemi. Il documento ricostruisce due decenni di evoluzione del Gpp in Italia, analizza opportunità e criticità del sistema dei Cam e rilancia il ruolo strategico degli acquisti pubblici come leva capace di orientare innovazione, competitività e transizione ecologica del Paese.

L’analisi di dettaglio sui criteri ambientali minimi degli appalti

L’analisi di dettaglio conferma il quadro generale. Le Asl raggiungono un buon livello di applicazione del Green Public Procurement con un indice di performance che si attesta al 74%. Se da una parte le Aziende sanitarie locali conoscono pienamente lo strumento del Gpp, dall’altra faticano a tradurlo in pratica, perché la formazione resta insufficiente con il 46% del campione che dichiara di non aver promosso attività di questo tipo. Il monitoraggio degli acquisti è largamente insufficiente visto che solo il 19% delle Asl lo ha effettuato e persistono problemi nella scrittura dei bandi per il 50% del campione e anche nell’applicazione dei criteri ambientali, soprattutto in alcuni settori come punti ristoro, eventi, calzature e tessile. 

Secondo il rapporto, le Centrali di Committenza regionali raggiungono l’indice di performance più alto tra tutte le stazioni appaltanti indagate con una percentuale dell’83%, grazie soprattutto a una maggiore organizzazione e competenze più solide. Anche in questo ambito, tuttavia, non mancano le difficoltà. Le criticità maggiori si concentrano su alcuni criteri specifici, come i Cam per calzature, verde pubblico e infrastrutture stradali, e sulla complessità nella predisposizione delle gare. A questo proposito, il 54% dei soggetti aggregatori (7 su 13) riscontra problemi nella stesura dei bandi conformi ai Cam, principalmente a causa della carenza di imprese sul mercato in grado di soddisfare tali criteri (38%).

Infine, gli Enti gestori delle Aree protette, con un livello medio di applicazione del Gpp pari al 59% restano la stazione appaltante più fragile tra quelle indagate: se la conoscenza dello strumento è ormai quasi totale, la formazione coinvolge poco più della metà degli enti (57%), il monitoraggio degli acquisti si ferma al 16% e solo 7 Enti sugli 83 analizzati dispone di un referente dedicato al Gpp. Le difficoltà maggiori riguardano proprio la carenza di formazione (48%) e la complessità nell’applicazione dei CAM nei bandi (43%), con criticità ancora evidenti in particolare nei comparti tessile, calzature ed eventi.

Il tasso di applicazione e non applicazione dei criteri ambientali minimi negli appalti

Oltre a quelli già citati, altri criteri ambientali minimi meritano attenzione sul fronte del tasso di non applicazione, a partire dal Cam strade, in vigore dalla fine del 2024, con il 38%. Seguono punti di ristoro e distributori automatici al 37%, prodotti tessili al 32% (non applicato in 15 gare su 32), verde pubblico al 26%, veicoli al 23%, forniture di cartucce e toner al 22% e forniture arredi per interni al 20%.

Di contro, si registrano anche buone notizie: tra i criteri con un’applicazione più forte, che superano l’80% nelle 122 stazioni appaltanti indagate, si distinguono infatti il Cam edilizia con l’84%, pulizia e sanificazione con l’83% e forniture dei servizi energetici per gli edifici-contratti Epc con l’81%.

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