Auto elettriche, disastro Italia: è terzultima in Europa

La diffusione delle auto elettriche in Italia resta critica. A settembre la quota delle vetture elettriche pure (BEV) si ferma al 7,6%, posizionando il paese al terzultimo posto tra i 31 paesi europei - davanti solo a Polonia e Croazia - con una penetrazione inferiore a un quarto della media europea (33,2% al netto del nostro mercato)

Auto elettriche, disastro Italia: è terzultima in Europa

La diffusione delle auto elettriche in Italia resta critica. A settembre la quota delle vetture elettriche pure (BEV) si ferma al 7,6%, posizionando il paese al terzultimo posto tra i 31 paesi europei – davanti solo a Polonia e Croazia – con una penetrazione inferiore a un quarto della media europea (33,2% al netto del nostro mercato).

A dirlo è l’ultimo report dell’Unrae (Unione nazionale rappresentanti veicoli esteri) dedicato al mercato europeo delle autovetture, che comprende i 27 Ue, più Svizzera più Norvegia, Liechtenstein e Islanda.

Sul totale delle vetture elettriche (BEV + PHEV), l’Italia è fanalino di coda tra i Major Market con il 18,8%, contro quote superiori al 45% in Francia, Germania e Regno Unito. “Il divario nella diffusione delle vetture elettriche pure è ormai una sorta di burrone – afferma Andrea Cardinali, Direttore Generale di UNRAE – che rischia di compromettere la stessa coesione europea. Siamo il secondo mercato per volumi della Ue: ci servono condizioni concrete per poter recuperare terreno e partecipare alla transizione”.

Al di là dell’elettrico, il rapporto mostra una crescita generale del mercato europeo delle autovetture: le immatricolazioni segnano un più 10,2%, con 1.363.210 unità rispetto alle 1.236.648 di settembre 2025. I primi 9 mesi dell’anno si chiudono con un aumento del 6,3%, a 10.555.351 autovetture rispetto alle 9.928.448 dello stesso periodo di un anno fa. Il recupero tuttavia è ancora incompleto: il cumulato accusa infatti un ritardo del 12,9% rispetto ai volumi del gennaio-settembre 2019.

Per quanto riguarda invece l’intesa preliminare al Parlamento europeo, che potrebbe portare a rivedere lo stop assoluto ai motori endotermici al 2035, Unrae dice: “Il negoziato europeo sul Pacchetto automotive si sta avvicinando a un punto di caduta, ma al di là di quale sarà il compromesso finale, per l’Italia il vero nodo è un altro. Al netto di qualunque ‘sconto’, l’obiettivo al 2035 resterà unico per tutti i 27 Stati membri e, ovunque si atterri, il nostro Paese parte da una distanza enorme rispetto agli altri mercati, che nessun ritocco percentuale potrà colmare”.

Sul fronte dei rapporti commerciali tra Unione europea e Cina invece, dal prossimo 1° dicembre dovrebbe entrare in vigore la misura di salvaguardia concordata con Pechino: un tetto di 350.000 vetture ibride l’anno prodotte in Cina (con un aumento del 6% annuo per quattro anni), applicato a tutti i modelli fabbricati nel Paese asiatico, inclusi quelli dei Costruttori europei, con esclusione delle unità a marchio cinese assemblate in Europa.

In Italia, spiega Unrae, il Documento Programmatico di Bilancio approvato il13 ottobre, prevede l’attivazione della clausola di salvaguardia di circa 29 miliardi nel biennio 2027-2028. La metà di questi è vincolata a investimenti sulla sicurezza energetica, tra i quali – come chiarito dalla Commissione europea – rientra anche l’elettrificazione dei trasporti.

“La spinta decisiva deve arrivare dalle scelte nazionali – aggiunge il Direttore Cardinali – sfruttando i margini consentiti dall’Unione europea: la prossima Legge di bilancio è il primo banco di prova. Gli spazi finanziari esistono, grazie alla clausola di salvaguardia per la sicurezza energetica. Con il prezzo del gasolio ai livelli attuali, ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati è ormai una necessità primaria per famiglie e imprese: la defiscalizzazione delle auto aziendali a zero e basse emissioni è la misura più rapida, efficace ed efficiente per invertire la tendenza, rinnovare il parco circolante e generare un bacino di usato recente e accessibile”.

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