Calano fatturato, produzione e addetti dedicati ma il settore rimane vitale. Si potrebbe riassumere così lo stato di salute dell’industria italiana delle bioplastiche, secondo il 12° rapporto annuale presentato a Roma da Assobioplastiche.
Nel 2025 in Italia, in base ai risultati dello studio effettuato da Plastic Consult, società indipendente che svolge studi e analisi di mercato nel settore delle materie plastiche, l’industria delle plastiche biodegradabili e compostabili è rappresentata da 252 aziende – suddivise in produttori di chimica di base e intermedi (5), produttori e distributori di granuli (20), operatori di prima trasformazione (172), operatori di seconda trasformazione (55) – con 2.838 addetti dedicati, 119.100 tonnellate di manufatti compostabili prodotti e un fatturato complessivo di 656 milioni di euro.
Secondo lo studio Plastic Consult, il numero di addetti dedicati, ovvero le risorse che nelle aziende del comparto si occupano direttamente dei prodotti che entrano nella filiera delle plastiche compostabili, è diminuito del -2,6% passando da 2.913 unità nel 2024 a 2,838 nel 2025.
Nel 2025 il numero di imprese ha registrato un marcato calo scendendo a 252 (-9,4% rispetto al 2024): questo dato testimonia un consolidamento forzato e l’uscita dal mercato di diversi operatori.
Il fatturato sviluppato dalla filiera è calato nel 2025 a 656 milioni di euro (-6,8% rispetto all’anno precedente): a pesare su questa flessione è stata in particolare la riduzione del valore medio delle materie prime e dei base chemicals, ma anche dei semilavorati e dei prodotti finiti. A seguito del conflitto mediorientale, nei mesi primaverili 2026, la tendenza si è temporaneamente invertita.
Nel 2025 i volumi complessivi dei manufatti prodotti (sia finiti, sia semilavorati) hanno registrato una contrazione, scendendo a 119.100 tonnellate (-2% rispetto al 2024): un risultato peggiore rispetto alle termoplastiche convenzionali (polimeri vergini a -0,2%, riciclati a -1,6%).
Tra i principali settori applicativi, nel 2025 il film per imballaggio alimentare evidenzia il miglior andamento della produzione. Per contro l’imballaggio non alimentare registra la flessione più marcata. Scarsamente movimentate le altre applicazioni, con shopper in aumento di poco più dell’1,5% e segmento umido in calo del 3%.
Pesante inversione di tendenza nell’ultimo triennio
Dopo un decennio di crescita costante, tra il 2012 e il 2022, l’industria italiana delle bioplastiche ha registrato una pesante inversione di tendenza nell’ultimo triennio. Debolezza dei consumi finali, contraffazione, mercato ipercompetitivo hanno pesato sui volumi. Il fenomeno, tuttavia, non è circoscritto a livello nazionale: secondo European Bioplastics l’utilizzo della capacità produttiva globale di (tutte le) bioplastiche, per quanto in incremento rispetto all’esercizio precedente, rimane nel 2025 di poco superiore al 70%.
L’innovazione come strategia di sopravvivenza
Nonostante la pesante inversione di tendenza dell’ultimo triennio, la filiera sta dimostrando una maturità inaspettata attraverso uno sviluppo verticale delle applicazioni. La ricerca e sviluppo non è più un costo, ma l’unico strumento per evitare l’estinzione industriale. Le aziende stanno spostando l’asse verso manufatti ad altissima complessità tecnica, capaci di garantire performance di conservazione e resistenza che fino a pochi anni fa erano considerate irraggiungibili per i materiali bio-based. Questa spinta alla “propositività costante” permette di presidiare segmenti ad alto valore aggiunto, come il packaging alimentare e le soluzioni per il canale HORECA, dove la bioplastica non è solo un’alternativa, ma una soluzione funzionale superiore nel ciclo del recupero organico.
Il capitale umano: il vero pilastro della filiera
A fronte di cali significativi in altri parametri, il numero di addetti resiste all’onda d’urto. Questo scostamento indica che il “saper fare” italiano sta rimanendo all’interno del settore. La filiera sta concentrando il talento e la curiosità intellettuale attorno ai player più solidi, trasformando le competenze tecniche in una barriera contro la crisi. Il capitale umano emerge così come il vero fattore critico di successo: la capacità di condividere know-how e di cimentarsi in nuove sfide tecnologiche è ciò che permette di trasformare i limiti normativi in opportunità di mercato.
Dalle sfide normative al nuovo “kick-off”
“I numeri del 2025 non ci sorprendono: sono la conseguenza di dumping economico, consumi stagnanti e incertezze normative” ha dichiarato Luca Bianconi, presidente di Assobioplastiche. “Tuttavia, proprio in questo scenario, emerge una vitalità propositiva che è la vera polizza assicurativa del nostro futuro”.
La piattaforma di eccellenza tecnica costruita finora è pronta a reagire ai nuovi driver normativi. La sfida dei regolamenti europei (PPWR) e nazionali non viene vissuta solo come un adempimento, ma come il “kick-off” per una ripartenza su basi nuove. La norma italiana sui prodotti riutilizzabili del 2026 e il decreto MASE compostabili rappresentano i binari su cui far correre l’innovazione già pronta nei laboratori. Resta fondamentale superare gli stalli politici — come quello relativo al comparto delle capsule — per sbloccare investimenti che attendono solo una direzione chiara.
In definitiva, se il capitale umano e la ricerca garantiscono oggi la sopravvivenza tecnica della filiera, solo una visione legislativa coraggiosa potrà trasformare questa resilienza in una nuova stagione di crescita economica e ambientale. “La filiera è pronta e coesa – conclude Bianconi – perché la nostra scelta non è quella di essere contro qualcuno, ma a favore di un’innovazione sistemica: un valore non solo per il nostro comparto, ma un volano per la crescita italiana ed europea.”










