Rifiuti, Utilitalia: con emendamento al Ddl concorrenza si rischia stop all’economia circolare

Secondo la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche, "la proposta di emendamento (12.18) persegue la disintegrazione del ciclo integrato di gestione dei rifiuti, rendendo obbligatorio il ricorso al mercato per le attività di recupero e smaltimento, che non possono più essere svolte direttamente dal gestore del servizio di raccolta in un’ottica di ottimizzazione dell’attività e di integrazione della filiera"

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Utilitalia, la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche, esprime forte preoccupazione su un emendamento al Ddl concorrenza (A.S.2469), all’esame della Commissione Industria del Senato, che “determinerebbe il blocco dello sviluppo dell’economia circolare in Italia, lasciando il settore in ritardo rispetto a un suo pieno sviluppo industriale, in grado di coniugare efficienza ed elevati standard di servizio per gli utenti”.

“La proposta di emendamento (12.18) in esame nel concreto persegue la disintegrazione del ciclo integrato di gestione dei rifiuti, rendendo obbligatorio il ricorso al mercato per le attività di recupero e smaltimento, che non possono più essere svolte direttamente dal gestore del servizio di raccolta in un’ottica di ottimizzazione dell’attività e di integrazione della filiera”.

Per Utilitalia “la gestione unitaria della filiera del rifiuto pone in capo a un unico soggetto gestore l’obbligo di garantire la continuità, la sicurezza e l’efficienza dell’intero ciclo, al contrario il ricorso obbligato al mercato nelle fasi successive alla raccolta introduce forzatamente nel processo un soggetto terzo senza, però, attribuirgli alcuna responsabilità in merito al raggiungimento di tali obiettivi, con minori garanzie di qualità”.

La transizione all’economia circolare, evidenzia la Federazione, non è assolutamente correlata in modo automatico all’azione del mercato. I fattori essenziali, invece, sono l’infrastrutturazione, l’integrazione industriale e l’efficienza della gestione, l’unica in grado di individuare modalità per farsi carico di valorizzare tutti i rifiuti prodotti, anche quelli ignorati dalle dinamiche competitive, e non solo di quelli maggiormente appetibili per il mercato”.

Ancora: “Il modello di gestione come delineato dall’emendamento è quello che oggi nel Centro-Sud dell’Italia ha contribuito a una frammentazione gestionale, con costi più alti e servizi inferiori per cittadini ed ambiente, altresì dipendente da impianti del Nord o dell’estero, mentre affidamenti integrati per un periodo congruo sono le uniche e più adeguate modalità volte a supportare gli sviluppi necessari per il settore ed il paese”.

Utilitalia chiede quindi al Governo di dare parere negativo a tale proposta, che si pone peraltro in contrasto con gli indirizzi del Programma nazionale di gestione dei rifiuti volti a dotare il paese di un sistema impiantistico nel rispetto dell’autosufficienza dei territori (regioni e macroregioni) e del principio di prossimità, mantenendo la formulazione del testo uscito dal Consiglio dei Ministri che prevede che Arera si occupi della definizione di adeguati standard tecnici e qualitativi per lo svolgimento dell’attività di smaltimento e di recupero, e verifichi il rispetto dei livelli minimi di qualità del servizio e di copertura dei costi efficienti.