Cop26, Italy for climate: “Rimandato al prossimo anno l’accordo sulle azioni degli Stati per il contenimento a +1,5°”

"Il Glasgow Climate Pact, approvato da più di 190 Paesi, ha messo nero su bianco per la prima volta l’obiettivo di un taglio del 45% delle emissioni serra rispetto al 2010 da raggiungere entro il 2030 per fermare il riscaldamento globale a 1,5°C. Ma i nuovi NDC presentati dai Governi di tutto il mondo si sono rivelati del tutto inadeguati. Come riportato dallo stesso documento, con le misure previste dai Governi anziché diminuire tra il 2010 e il 2030 le emissioni crescerebbero del 13,7%"

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“Il mandato della precedente COP25 di Madrid era di arrivare a Glasgow con gli impegni volontari dei singoli Stati (i c.d. NDC) aggiornati e in linea con i nuovi obiettivi climatici. Il Glasgow Climate Pact, approvato ieri sera (sabato 13 novembre, ndr) da più di 190 Paesi, ha messo nero su bianco per la prima volta l’obiettivo di un taglio del 45% delle emissioni serra rispetto al 2010 da raggiungere entro il 2030 per fermare il riscaldamento globale a 1,5°CMa i nuovi NDC presentati dai Governi di tutto il mondo si sono rivelati del tutto inadeguati, non raggiungendo il risultato indicato a Madrid”. Così Italy for Climate, l’iniziativa della Fondazione per lo sviluppo sostenibile di Edo Ronchi, in un comunicato a margine della Cop26 di Glasgow.

“Come riportato dallo stesso documento, con le misure previste dai Governi – prosegue la nota – anziché diminuire tra il 2010 e il 2030 le emissioni crescerebbero del 13,7%. Su questo dato ha pesato certamente l’atteggiamento della Cina, di gran lunga il primo Paese emettitore al mondo, che non ha voluto sottoscrivere tagli alle proprie emissioni prima del 2030“.

“A questo punto la COP passa di nuovo mano, e il mandato di Madrid passato per Glasgow arriverà il prossimo anno a Sharm El-Sheikh dove si terrà la COP27. Il testo finale dell’accordo di Glasgow infatti anticipa la revisione degli NDC con una nuova deadline a fine 2022 chiedendo ancora una volta agli Stati che sono ancora in ritardo di adeguare i propri impegni”.

E’ un gap pesante quello che abbiamo di fronte e richiede che ogni Paese faccia con cura i suoi conti – spiega Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile e promotore di Italy for Climate. ‘Questo è il decennio chiave, non c’è più un giorno da perdere e l’accelerazione non è una scelta ma è imposta dalla dinamica della crisi climatica. L’Italia ha ridotto le emissioni di poco più del 20% tra il 1990 dopo il calo delle emissioni dovuto alla pandemia nel 2021 sono già tornate a crescere del 6%. Da qui al 2030, in nove anni, ci aspetta un taglio decisamente superiore. Per questo il 2 dicembre come Italy for Climate abbiamo convocato la Conferenza nazionale sul clima e chiediamo che sia varata anche in Italia una Legge per la protezione del clima che renda legalmente vincolanti i nuovi target al 2030 e il raggiungimento della neutralità climatica non oltre il 2050”.

L’inserimento nel testo dei passaggi relativi alla progressiva riduzione dei sussidi ai combustibili fossili inefficienti e allo stop al finanziamento al carbone senza cattura di CO2, senza date e senza sanzioni non possono essere considerati soddisfacenti.

La vera buona notizia a chiusura della Cop26 è che il sistema di alleanze attorno al progetto di tutela dell’atmosfera sta crescendo; a Glasgow per la prima volta associazioni, enti locali, Regioni e imprese hanno avuto un ruolo da protagonisti. È la campagna “Race to zero-Race to resilience” lanciata dalle Nazioni Unite per dare voce agli attori non istituzionali del cambiamento che lancia un messaggio importante: la sfida per il clima non passa più solo per i Governi e i trattati internazionali e l’economia reale si sta attrezzando.