Crisi climatica: lo 0,1% più ricco emette più CO2 della metà più povera dell’umanità

E mentre milioni di persone affrontano gli effetti più devastanti della crisi climatica, i grandi investitori continuano a trarne profitto. Questo è quanto rivela il nuovo rapporto di Oxfam, diffuso alla vigilia della COP31 (Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico), in programma dal 9 novembre ad Antalya, in Turchia

Crisi climatica: lo 0,1% più ricco emette più CO2 della metà più povera dell’umanità

Lo 0,1% più ricco del pianeta produce in un anno più CO2 di quasi la metà più povera dell’umanità. E mentre milioni di persone affrontano gli effetti più devastanti della crisi climatica, i grandi investitori continuano a trarne profitto. Questo è quanto rivela il nuovo rapporto di Oxfam, diffuso alla vigilia della COP31 (Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico), in programma dal 9 novembre ad Antalya, in Turchia.

Il rapporto mostra un paradosso sempre più evidente: chi contribuisce meno alla crisi climatica ne subisce gli effetti peggiori, mentre chi inquina di più dispone di maggiori risorse per proteggersi e, in alcuni casi, trae profitto dalla stessa emergenza che contribuisce ad alimentare.

I SUPER-RICCHI INQUINANO, I PIÙ POVERI NE PAGANO IL PREZZO

“La crisi climatica viene spesso descritta come una sfida che dovrebbe accomunare l’intera umanità, ma quello a cui assistiamo va esattamente nella direzione opposta. Basti pensare che lo 0,1% più facoltoso del pianeta oggi è responsabile di un livello di emissioni di CO2 tre volte maggiore di quelle prodotte in un anno dall’intera popolazione dell’Africa subsahariana, circa 1,3 miliardi di persone”, spiega il nostro portavoce Francesco Petrelli. “Mentre i Paesi e le persone più povere sono inermi di fronte a eventi climatici sempre più estremi e imprevedibili, i super-ricchi riescono a trovare vie d’uscita: bunker sotterranei ipertecnologici, squadre antincendio private o polizze a copertura delle proprie perdite. Non solo, si arricchiscono grazie a una crisi climatica che essi stessi hanno contribuito ad aggravare. Quello a cui assistiamo è un vero e proprio crimine, oltre che uno dei fattori che incidono maggiormente su livelli di disuguaglianza ormai parossistici”.

I COSTI DELLA DISUGUAGLIANZA CLIMATICA

Incrociando i dati sulle disuguaglianze nelle emissioni di CO2 con i più recenti modelli di attribuzione climatica, il rapporto fotografa il costo umano ed economico di questa enorme disparità.

  • Un’impronta carbonica insostenibile: l’1% più ricco del pianeta ha causato un quinto (il 20%) del riscaldamento globale registrato dal 1990 a oggi. L’impatto individuale di un super-ricco supera di ben 100 volte quello di una persona appartenente alla metà più povera dell’umanità.
  • Un aumento drammatico del numero di decessi: le emissioni del top 1% in un anno provocheranno 1,9 milioni di vittime a causa delle ondate di calore anomale, con il 78% di questi decessi, che si verificherà nei paesi a basso e medio-basso reddito, nonostante siano responsabili di appena l’8% delle emissioni globali.
  • Un costo economico enorme: le emissioni dell’1% più ricco sfioreranno i 53.000 miliardi di dollari di danni entro il 2050.

Simbolo di questa sproporzione sono anche i jet privati: secondo la nostra analisi dei dati di tracciamento dei voli, in appena due secondi un jet privato emette più CO2 di quanta ne produca in un intero anno una persona appartenente alla metà più povera dell’umanità.

“Ondate di calore record, incendi devastanti, siccità e fiumi ai minimi storici: anche nel 2026 l’Europa ha sperimentato sulla propria pelle gli effetti drammatici della crisi climatica. Ma a pagare il prezzo più alto, pur essendone meno responsabile, è ancora una volta il Sud globale. Milioni di persone sono sempre più esposte a carestie, inondazioni e incendi che distruggono raccolti, case e mezzi di sussistenza, in una spirale in cui ogni nuovo disastro lascia le comunità più vulnerabili a quello successivo. Una morsa distruttiva che entro il 2050 potrebbe colpire fino a 1 miliardo di persone, circa il 10% della popolazione mondiale, costretto a migrare proprio a causa dell’emergenza climatica”.

LA CRISI CLIMATICA COLPISCE PIÙ DURAMENTE LE DONNE

Gli effetti della crisi climatica non sono uguali per tutti. Nei Paesi più poveri e vulnerabili, donne e ragazze sono tra coloro che subiscono le conseguenze più gravi dei disastri climatici, soprattutto in termini di salute e insicurezza alimentare. Le emergenze aumentano inoltre il peso del lavoro di cura non retribuito, che ricade prevalentemente sulle donne, mentre la perdita di reddito e mezzi di sussistenza può contribuire all’aumento dell’abbandono scolastico e dei matrimoni precoci o forzati.

Per questo, in occasione della COP31, promuoviamo la seconda edizione della campagna “Climate Justice Is Gender Justice”, per riportare al centro delle politiche climatiche la dimensione di genere, ancora troppo spesso trascurata. La campagna coinvolgerà tanti giovani attraverso iniziative di sensibilizzazione alla vigilia del summit, fino all’evento del 5 novembre a Firenze, a 60 anni dall’alluvione del 1966.

IL PROFITTO DIETRO AI DISASTRI CLIMATICI

La crisi climatica non produce soltanto distruzione. Per alcuni è diventata un mercato estremamente redditizio: il mercato globale della gestione dei disastri potrebbe passare da 70 a 92 miliardi di dollari l’anno entro il 2029. Il nuovo Destroy & Rebuild Index di Oxfam analizza 217 grandi aziende capaci di generare profitti per i loro investitori su entrambi i fronti della crisi: dalle attività altamente inquinanti che contribuiscono ad alimentarla fino agli interventi di risposta, mitigazione e ricostruzione dopo le catastrofi. BlackRock e Vanguard detengono investimenti nel 92% delle aziende incluse nell’indice, per un valore complessivo superiore a 1.000 miliardi di dollari.

“Siamo al paradosso: i super-ricchi prima incendiano il pianeta e poi ci presentano il conto per gli estintori. Guadagnano due volte: prima inquinando e poi facendo profitti per la ricostruzione e riparazione dei disastri climatici che contribuiscono a generare”, conclude Petrelli. “Come se non bastasse, le politiche attuali sfruttano l’impatto delle emergenze climatiche per acuire le disuguaglianze nelle economie più fragili. Troppo spesso la ricostruzione post-disastro si trasforma nell’ennesima occasione per orientare le privatizzazioni a vantaggio di pochi. Il risultato è un ciclo economico completo profondamente ingiusto: nei Paesi con le maggiori disuguaglianze sociali, i decessi per inondazioni sono sette volte superiori”.

COSA CHIEDE OXFAM AI GOVERNI ALLA COP 31 SUL CLIMA

Chiediamo i governi che si riuniranno alla COP31 in Turchia di adottare una strategia incisiva che punti a:

  • Far pagare i grandi inquinatori, tassando grandi patrimoni, compagnie dei combustibili fossili e beni di lusso ad alte emissioni, come i jet privati.
  • Aumentare la finanza climatica per il Sud globale, privilegiando risorse pubbliche a fondo perduto e triplicando i fondi per l’adattamento entro il 2035.
  • Ridurre le disuguaglianze, rafforzando il welfare per proteggere le persone più esposte agli impatti economici e sociali della crisi climatica.
  • Fermare la speculazione sui disastri climatici, regolando maggiormente mercati e prezzi dell’energia e accelerando una transizione ecologica giusta.
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