Cucina ecomora a Torino: ecco come funziona

Vi sveliamo cosa si cela dietro i piatti succulenti preparati ogni giorno, a partire dai cuochi: il gambiano Mahmoud col suo collaboratore e connazionale Amadou al quale si è affiancato il senegalese Mamady, preparano pasti caldi con le verdure recuperate al mercato di Porta Palazzo, grazie al progetto RePoPP. Da scarti a prezioso nutrimento di una rete di solidarietà cittadina a sostengo di persone svantaggiate e in difficoltà. Tutto questo è reso possibile grazie alle realtà che collaborano con il Banco Circolare del Mercato Centrale

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Cucina ecomora

Su “Nessuno è perfetto!”, si chiudeva una scena memorabile della storia del cinema. La stessa cosa non può certo dirsi per le tonnellate di frutta e verdura esposte ogni giorno sui banchi dei supermercati. Sotto i severi riflettori della grande distribuzione, gli alimenti devono rispondere a rigidi canoni estetici, oltre che qualitativi. In controtendenza a queste logiche di mercato, il progetto RePoPP valorizza da anni gli scarti e l’enorme quantità di cibo che sarebbe altrimenti destinata al macero.

Frutta e verdura vengono quindi distribuite a chi ne ha bisogno, dopo essere state raccolte tra i banchi dei mercati cittadini di Torino. Una parte viene preparata ogni giorno nella cucina del Banco Circolare del Mercato Centrale, insieme al riso e il couscous, in pietanze semplici e gustose che richiamano le tradizioni gastronomiche dei due giovani cuochi, Amadou, al quale dall’11 luglio si affianca il senegalese Mamady e Mamudou, giunti in Italia dal Gambia.

Quello del Banco Circolare è un progetto che racconta l’intima interconnessione tra individui e nutrimento e restituisce dignità allo scarto, che per definizione sembrerebbe privo di qualsiasi valore. I pasti cucinati ogni giorno al Mercato Centrale sono confezionati in contenitori completamente biodegradabili e distribuiti grazie a una capillare rete cittadina, i cui nodi principali vengono raggiunti unicamente a piedi o in bicicletta, in linea con i valori di sostenibilità del progetto.

“Dopo la pandemia la condizione di povertà, tra le famiglie della città di Torino, è aumentata del 40%” esordisce Gianluca Santi, case manager del progetto “Traiettorie generative di vita: imprenditività ed autonomia, di cui AICS è capofila. Sovvenzionata da fondi europei, l’iniziativa è inserita nel piano di inclusione sociale della città di Torino.  In partenariato tra gli altri con Eco dalle Città e la Diaconia della Chiesa Valdese, il progetto mira principalmente a integrare coloro che vivono ai margini per i motivi più disparati, a prescindere dalla propria provenienza geografica.

“I beneficiari dell’iniziativa – prosegue Gianluca – sono persone che versano in una condizione di svantaggio non pervasiva o totale.  La maggior parte di loro vanta un elevato livello di istruzione. Provengono dal Congo, il Mali, l’Afghanistan. Molti di loro sono fuggiti dalla guerra e si ritrovano bloccati in intricati grovigli burocratici”. Ciò che tutti i giorni provano a fare, è riscattare queste persone dalla condizione di svantaggio in cui sono intrappolate, fornendo loro i mezzi adeguati anche per avviare delle piccole attività imprenditoriali e riscrivere il proprio futuro.

Da marzo di quest’anno hanno sposato la causa di RePoPP, ridistribuendo presso le proprie sedi, il tempio della chiesa Valdese e all’AICS in via Matteo Pescatore, il cibo sottratto allo spreco alimentare. Il martedì e il giovedì di ogni settimana, dalle 17:30 alle 18:30, vengono distribuiti i pasti preparati da Amadou e Mamudou. “Si accede tramite prenotazione telefonica, ma laddove è possibile cerchiamo di accontentare le richieste di tutti”, commenta Gianluca.

Per AICS la filiera virtuosa di questi pasti caldi è il punto di forza dell’iniziativa, oltre all’innegabile bontà del cibo preparato: “C’è grande riconoscenza tra i beneficiari del progetto – aggiunge Gianluca – In particolare molti senzatetto, che da anni frequentano le mense dei poveri, sono felici di trovare per la prima volta nel proprio piatto delle verdure e non solo cibi precotti”.

Quotidianamente questi pasti arrivano anche sulla tavola delle donne ospiti del dormitorio di via Pacini, divenuto, all’indomani dello scoppio della pandemia, casa di accoglienza gestita dal Gruppo Abele in convenzione con il comune di Torino. “Il nostro obiettivo – commenta Lucia Daci, educatrice per adulti in difficoltà e referente della casa di accoglienza – è accompagnare queste donne verso una nuova vita. Mi emoziona soltanto pensare alla cura con cui questi pasti vengono preparati e portati qui tutti i giorni. Questi volontari sono un esempio di riscatto per le donne che accogliamo”.

Tra le varie attività, il tempo corre veloce in via Pacini, ma il momento della cena è forse quello più atteso. Quel pasto preparato con cura non è solo cibo per queste donne: ““Non c’è il riso di Mamudou e Amadou?”, mi chiedono sempre le ragazze. Incontrarli, apprezzare la loro generosità, è una finestra sul mondo, di cui devono poco per volta reimparare a fidarsi”, commenta Lucia.

Sempre a Barriera di Milano, ai Bagni Pubblici di via Agliè, i piatti preparati e confezionati al Mercato Centrale vengono consegnati tutti i giorni, eccetto il giovedì. “Siamo molto lieti di questa collaborazione iniziata l’anno scorso – commenta Hakima El Jamaoui, una delle dipendenti della casa del quartiere – Spesso quelle stesse persone che vengono da noi per utilizzare il servizio di docce pubbliche aspettano la cena consegnata di norma intorno alle 18. La maggior parte sono senza fissa dimora e non hanno la possibilità di cucinarsi un pasto caldo. E poi chiunque abbia assaggiato i piatti di Amadou e Mamudou torna a ritirare la propria confezione il giorno dopo: sono eccezionali”.

Poco distante, nel quartiere Aurora, decine di pasti arrivano due volte a settimana, il giovedì e il venerdì, alla casa del quartiere, Hub Cecchi Point. Inizialmente i piatti venivano consegnati a persone fragili, che non potevano prepararsi da mangiare perché in gravi difficoltà, fisiche e psicologiche. “Far parte di questo progetto – commenta Hélène Monjarret, coordinatrice delle attività al Cecchi Point – è uno spunto di riflessione sull’educazione alimentare, con i giovani che frequentano tutti i giorni la casa del quartiere”.

Da quando sono Mamudou e Amadou a prepararle, le verdure sono più buone: “Di questi ragazzi – prosegue Hélène – non c’era nessuno che le mangiasse. Spesso molti di loro portano questo cibo a casa, per le loro famiglie. L’anno scorso, in occasione dell’anniversario del Cecchi Point, i ragazzi di Eco dalle Città sono venuti a raccontarci il progetto: è stato un momento importante per trasmettere ai volontari e a tutti i giovani che frequentano il centro, il valore – tutt’altro che scontato – di questi pasti”.

Proprio alla casa del quartiere un murales realizzato da giovani writers, con un progetto lanciato dall’associazione Evolution Monkeys, ritrae frutta e verdura lontana dagli standard a cui ci ha abituato il mercato, un po’ come quella che ogni giorno RePoPP salva dallo spreco: “L’obiettivo – conclude Hélène – è non buttare, non solo aiutare chi è in difficoltà. A questo ci atteniamo ogni giorno per non tradire i valori del progetto”. Anche perché, se si butta qualcosa, come si legge sui grembiuli dei due cuochi, “sono cavoli amari!”.