In vista della Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità, che si celebra il 17 giugno, Legambiente Lombardia richiama l’attenzione sui rischi legati alla crescente scarsità d’acqua anche in territori tradizionalmente considerati ricchi di risorse idriche come la Pianura Padana.
Secondo l’associazione, la combinazione tra crisi climatica, aumento delle temperature, sfruttamento intensivo dei suoli e riduzione delle riserve nivali sta modificando profondamente gli equilibri idrologici dell’area, rendendo sempre più concreto il rischio di fenomeni associati alla desertificazione.
Le riserve idriche restano sotto la media
Nonostante le precipitazioni registrate a maggio abbiano contribuito a migliorare la situazione dei laghi prealpini, i dati più recenti evidenziano criticità nei bacini montani che alimentano il sistema idrico regionale.
Secondo l’ultimo aggiornamento di ARPA Lombardia, i grandi laghi presentano livelli sostanzialmente in linea con le medie stagionali, ma le riserve presenti nelle montagne alpine risultano fortemente ridotte. Mancano infatti circa due terzi dei volumi normalmente associati alle coperture nevose e anche i serbatoi idroelettrici mostrano disponibilità inferiori alla norma.
Complessivamente, la scorta idrica disponibile nei bacini montani è inferiore a 700 milioni di metri cubi, contro una media stagionale che supera 1,2 miliardi. Considerando anche le riserve lacustri, il deficit complessivo supera il 25% rispetto ai valori medi.
Il rischio per l’agricoltura estiva
La situazione preoccupa soprattutto in vista dei mesi più caldi dell’anno, quando aumenta la richiesta di acqua per l’irrigazione delle colture.
Dall’inizio del 2026 gli afflussi ai laghi prealpini sono risultati inferiori di circa 2,4 miliardi di metri cubi rispetto ai valori attesi, pari a un deficit di circa un terzo delle portate normalmente garantite dagli affluenti.
I gestori delle opere di regolazione stanno amministrando con particolare attenzione le riserve disponibili, ma in assenza di precipitazioni significative durante l’estate le scorte potrebbero ridursi rapidamente, con possibili ripercussioni sulle colture irrigue, a partire dal mais.
Degrado dei suoli e cambiamenti climatici
Per Legambiente il problema non riguarda soltanto la disponibilità di acqua. Le conseguenze della siccità risultano amplificate dal progressivo degrado dei terreni agricoli, dovuto a fenomeni di erosione, compattazione e perdita di sostanza organica.
Suoli meno fertili e meno capaci di trattenere l’acqua rendono infatti le colture più vulnerabili agli stress idrici e possono accelerare processi di impoverimento del territorio.
Il Centro Comune di Ricerca della Commissione europea (JRC) individua la Pianura Padana tra le aree europee maggiormente esposte al rischio di degrado dei suoli, anche a causa dell’elevato utilizzo di fertilizzanti e prodotti fitosanitari.
Legambiente: serve una transizione agroecologica
Secondo Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia, il sistema agricolo padano dovrà adattarsi a condizioni climatiche sempre più caratterizzate da temperature elevate e minore disponibilità idrica estiva.
L’associazione sottolinea la necessità di promuovere pratiche agricole meno intensive e più resilienti, capaci di ridurre il consumo di acqua e di migliorare la qualità dei suoli. Tra le soluzioni indicate figurano l’adozione di tecniche agroecologiche, il recupero di pratiche tradizionali e una gestione più sostenibile delle risorse naturali.
Per Legambiente, il contrasto alla desertificazione passa infatti anche attraverso la trasformazione dei modelli produttivi agricoli, con l’obiettivo di preservare la fertilità dei terreni e garantire una maggiore capacità di adattamento ai cambiamenti climatici.










