Discarica di Roma: il Comune impugna la delibera regionale mentre i sindaci della Provincia dicono no ad un sito sui loro territori

Situazione sempre più caotica: da una parte Roma Capitale avvia le carte per impugnare la delibera cui la Regione Lazio impone al comune di individuare un sito nel proprio territorio, dall'altra i sindaci della Provincia, nell'ambito della Città Metropolitana, contestano il comune di Roma e la possibilità di costruire l'impianto sui loro territori. In mezzo le proteste sempre più accese di numerosi cittadini della Capitale che vivono in quartieri colmi di immondizia

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E’ sempre più intricata la diatriba sulla discarica per i rifiuti di Roma, individuata come soluzione necessaria seppur parziale per uscire dalla crisi sempre più profonda in cui versa la città. Da una parte Roma Capitale avvia le carte per impugnare la delibera di Zingaretti, con cui la Regione Lazio imponeva al comune di individuare un sito per la discarica nel proprio territorio entro il 27 Luglio, pena il commissariamento. Dall’altra i sindaci della Provincia, nell’ambito della Città Metropolitana, contestano Roma Capitale e la possibilità di costruire l’impianto sui loro territori. In mezzo ci sono poi le proteste sempre più accese di numerosi cittadini romani che vivono in quartieri invasi dall’immondizia; l’ultima quella dei residenti della zona est che il 27 aprile si sono recati sotto il Ministero della Transizione Ecologica per un sit-in molto partecipato.

Katia Ziantoni, assessora all’Ambiente di Roma annuncia l’impugnazione della delibera

Dopo l’invio della cartografia aggiornata da parte di Città Metropolitana è ormai chiaro a tutti che non vi sono aree idonee alla realizzazione di nuove discariche dentro la città. Per questo, Roma Capitale ha dato mandato all’Avvocatura Capitolina di impugnare al Tar la delibera di giunta regionale che imponeva a Roma di individuare una discarica nel suo territorio entro la fine di Luglio. Un trucchetto che dura ormai da mesi con il quale Zingaretti aveva già mascherato la sua ordinanza, bocciata pochi mesi fa dallo stesso tribunale amministrativo. Come dire cambia la forma, ma la “pappa” della Regione Lazio è sempre la stessa.L’attuazione dei poteri sostitutivi sono soltanto il tentativo goffo di nascondere le inchieste giudiziarie che hanno travolto i vertici della Regione Lazio e l’inadeguatezza del piano regionale dei rifiuti approvato solo l’anno scorso, dopo 8 anni dal precedente piano del 2012.Nel frattempo in tutta la Regione Lazio sono attive due sole discariche, quella di Viterbo e quella di Civitavecchia, prossima alla chiusura. La verità è che i Commissari sono sempre serviti alla politica per pulirsi la coscienza e scaricare le proprie responsabilità. Roma Capitale ha già il suo piano industriale e non spetta alla Regione entrare nel merito. Compete alla Regione invece l’aggiornamento del piano dei rifiuti e l’attuazione della legge sugli ATO introdotti dal D.Lgs. 22/97 (Decreto Ronchi) per superare la logica dell’emergenza e la frammentazione gestionale delle competenze.

I sindaci provinciali

Su facebook il sindaco di Cerveteri, Alessio Pascucci, annuncia la conferenza stampa contro la possibile apertura di siti in provincia: “Siamo in Città Metropolitana, con i Consiglieri del gruppo Le Città della Metropoli e i sindaci del comprensorio, per difendere il territorio della Provincia, dai vergognosi tentativi del Comune di Roma di usarci come discarica per i rifiuti di Roma mai differenziati. Non molliamo mai”.

Inoltre su change.org è stata lanciata da alcuni una petizione che deve arrivare alle duemila e cinqucento firme per chiedere testualmente “AI CANDIDATI SINDACI ENRICO MICHETTI, ROBERTO GUALTIERI, CARLO CALENDA E LA STESSA VIRGINIA RAGGI, DI RISPONDERE CON UN PROGRAMMA PRECISO A QUESTA EMERGENZA UNICA NEL SUO GENERE IN ITALIA, E DI SPIEGARE LE AZIONI CHE INTENDONO ATTUARE IN BASE AL LORO PROGRAMMA ELETTORALE PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI NELLA CAPITALE, LA LORO RACCOLTA E IL LORO SMALTIMENTO”.