Eco-isole intelligenti. Legambiente Metropolitano Torino: ‘Scelta operativa quantomeno discutibile’

Riceviamo e pubblichiamo un contributo di Sergio Capelli, Referente Rifiuti, Legambiente Metropolitano Torino

Parlare di raccolta porta a porta a Torino sembra essere sempre di più un tabù.

Per lunghi anni l’ampliamento della raccolta domiciliare è stato “dimenticato” dalle amministrazioni succedutesi nel tempo. Fra i primi anni 2000, quando Torino era il capoluogo di regione che vantava i risultati migliori in termini di raccolta differenziata (RD), e il 2015 non si è mosso un solo cassonetto, non si è estesa la raccolta porta a porta di un solo civico, si è veleggiato costantemente fra il 42% e il 43% di raccolta differenziata.

L’attuale giunta esordì con un roboante annuncio di estensione della raccolta porta a porta a tutta la città e con l’obiettivo (verrebbe da dire la garanzia) che si sarebbe raggiunto il 65% entro il 2021. Ad oggi la raccolta porta a porta non è stata estesa a tutta la città e poche settimane fa c’è stato l’annuncio del raggiungimento del 50% di RD (è necessario ricordare che la normativa italiana ed europea prevedevano come obbligatorio il raggiungimento della soglia del 65% di raccolta differenziata entro il dicembre 2012 e che dunque siamo in infrazione anche sul tema rifiuti). Inoltre la raccolta è sempre meno porta a porta e sempre più stradale, attraverso l’utilizzo di “eco-isole intelligenti”, scelta operativa quantomeno discutibile.

Prima di continuare, però, è doveroso rendere merito all’attuale amministrazione per aver affrontato un argomento che le giunte precedenti avevano completamente cancellato dall’agenda politica (se non per l’affaire inceneritore del Gerbido) e per aver ottenuto dei risultati che, seppur minimi e assolutamente insufficienti, sembrano un passo da gigante rispetto al recente passato, in cui si era addirittura assistito al peggioramento della percentuale di RD1.

Fatta questa doverosa premessa non è possibile non rilevare un disallineamento significativo fra gli annunci di inizio mandato, i risultati ottenuti e le intenzioni, più o meno manifeste, di implementare sempre più il sistema delle isole ad accesso limitato, i cosiddetti “cassonetti intelligenti”.

Rumors sempre più pressanti raccontano la voglia di continuare a investire sui cassonetti intelligenti, a discapito della raccolta porta a porta. E fino a qui nulla che non sia evidente. Lascia sorpresi che circoli la voce (che speriamo sia la più classica delle fake news) che stia prendendo corpo la volontà di sostituire completamente la raccolta porta a porta con quella stradale.

Pensavamo che il dibattito sulla bontà della raccolta domiciliare fosse ormai superato. E invece siamo ad un rewind di trent’anni.

Che un sistema stradale abbia percentuali di raccolta differenziata inferiori al porta a porta e contestualmente una quantità di impurità decisamente superiore è ampiamente dimostrato dalle esperienze regionali, nazionali e internazionali. Così come non risulta, ad oggi, un Comune ad alta complessità che sia passato alla tariffazione puntuale utilizzando una raccolta stradale.
Eppure il Piano Regionale di Gestione Rifiuti della Regione Piemonte indica proprio nella tariffazione puntuale un obiettivo, la metodologia più equa e corretta per la gestione dalla Tari. E non è un caso che gli unici due Consorzi di Bacino premiati sulla base delle loro performances ambientali come Consorzi Rifiuti Free da Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, Consorzio Medio Novarese e Consorzio Chierese Servizi, applichino la tariffazione puntuale. E neppure è un caso che città complesse nell’urbanistica come Trento e Parma, che hanno scelto la raccolta porta a porta e la tariffazione puntuale, viaggino abbondantemente sopra l’80% di raccolta differenziata con costi inferiori a quelli torinesi di oltre 30 € per abitante all’anno (Torino 207€/ab anno Trento 170€/abitante anno Parma 175€/abitante anno – dati ISPRA).

Il perché è noto: la raccolta porta a porta responsabilizza il cittadino che si trova a dover gestire i propri rifiuti, che è portato a ridurli come volume e come quantità generale, che li differenzia con maggiore attenzione. Il cassonetto stradale non incide su queste dinamiche, o lo fa in maniera estremamente minore. La tariffazione puntuale, infine, offre, nel rispetto del principio europeo “Pay As You Throw”, un incentivo economico a chi più differenzia (o una penalizzazione per chi meno differenzia).

I cassonetti a riconoscimento utenza sono dunque da buttare e non funzionano? No, certo che no! Esistono numerose esperienze in cui vengono impiegati con successo, ma generalmente assolvono al compito di elementi di flessibilità di un sistema basato sul porta a porta.

La sensazione è che le scelte operative dell’ex società pubblica Amiat e dell’amministrazione vadano verso una semplificazione del servizio di raccolta, verso una unificazione delle modalità di svolgimento del servizio e verso uno snellimento dei costi del servizio di raccolta. Obiettivi assolutamente condivisibili qualora non ne risentisse la qualità generale del servizio, che non di sola raccolta è composta.

Attorno ai cassonetti stradali ed in particolar modo a quelli ad accesso controllato si accumulano spesso rifiuti abbandonati (i molti articoli di giornale usciti sul tema negli ultimi mesi sono lì a dimostrarlo) che vanno rimossi. Rimozione che ha un costo, che nei contratti di servizio viene di norma quotata come servizio straordinario, eventualmente modulata sul numero di interventi annui. Quanto impatta la pulizia attorno ai cassonetti stradali a Torino? È un dato non noto. Lo è invece, almeno parzialmente, a Roma: la Capitale dichiara che per i soli ingombranti abbandonati in zona urbana nel 2020 ha speso 2,6 milioni di euro2

La minor qualità della raccolta differenziata stradale si traduce in alti costi di preselezione o in bassi introiti derivanti dalla vendita dei materiali differenziati al sistema consortile CONAI. E proprio nel momento in cui l’accordo ANCI-CONAI, pur se perfettibile, inizia a tenere in maggior conto le esigenze dei Comuni (anche grazie all’apprezzabile lavoro di rappresentanti dell’amministrazione della Città di Torino e della Città Metropolitana) aumentando sensibilmente i corrispettivi per i materiali più puri.

Insomma, le esperienze catalogate fino ad oggi raccontano che la raccolta stradale, con o senza riconoscimento utenza, rispetto a quella porta a porta ha generalmente prestazioni di raccolta (percentuale di RD) inferiori, una maggiore percentuale di impurità nel materiale differenziato, maggiori costi di gestione (manutenzione ordinaria e straordinaria), maggiori costi di spazzamento (pulizia delle aree attorno ai cassonetti e rimozione dei rifiuti abbandonati), e non rende possibile il passaggio a tariffazione puntuale. Oltre a sottrarre spazio pubblico ad altri utilizzi. Certo, con minori costi di raccolta e meno occupati, ma generalmente non sufficienti ad una compensazione degli svantaggi di cui sopra. E che la raccolta porta a porta sia l’opzione economicamente più vantaggiosa non lo dicono (solo) le associazioni ambientaliste: AGCM, Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nell’Indagine conoscitiva IC49 dice “dall’analisi sembrerebbe emergere la superiorità della raccolta domiciliare rispetto a quella stradale dal momento che, consentendo di raggiungere migliori performance di raccolta differenziata avvicinando l’obiettivo del 65% individuato dal Legislatore, consente di compensare i maggiori oneri derivanti dall’organizzazione di un modello di raccolta differenziata più penetrante con i minori costi delle fasi di selezione e trattamento e avvio a riciclo, nonché da una migliore valorizzazione sul mercato dei rifiuti raccolti3. (E l’aumento dei corrispettivi CONAI registrato negli ultimi anni dovrebbe rendere ulteriormente favorevole la raccolta Porta a porta).

L’esperienza porta dunque ad esprimere numerosi dubbi sulle scelte fatte. Certo, l’esperienza guarda al passato. Torino potrebbe rappresentare un unicum. Riteniamo utile un confronto aperto, e siamo, come d’abitudine, disponibili ad un confronto sui dati, senza farci trasportare da atteggiamenti ideologici, nell’ottica di dare un contributo positivo e costruttivo.

Sergio Capelli
Referente Rifiuti
Legambiente Metropolitano Torino

1 CFR ISPRA Catasto rifiuti – https://www.catasto-rifiuti.isprambiente.it/index.php?pg=detComune&aa=2019&regidb=01&nomereg=Piemonte&providb=001&nomeprov=Torino&regid=01001272&nomecom=Torino&cerca=cerca&&p=1

2 https://www.ecodallecitta.it/roma-nel-2020-raccolte-oltre-4-600-tonnellate-di-rifuti-ingombranti-abbandonati-in-strada/

3 AGCM, IC49 del 2016, punto 326 – https://www.agcm.it/dotcmsDOC/allegati-news/IC49_testoindagine.pdf