Economia circolare, Altroconsumo: per fare scelte sostenibili servono più informazioni

Nell'ambito del progetto CircThread, finanziato dal programma Horizon 2020 dell'Unione Europea, Altroconsumo ha condotto un'indagine per capire quanto i cittadini italiani siano consapevoli delle proprie azioni in materia di impatto ambientale e consumi energetici. L'indagine ha evidenziato che la carenza di informazioni rende più difficile l’adozione di comportamenti sostenibili

406
economia circolare

Si tiene conto di quanto consuma il prodotto e del suo impatto ambientale, dalla produzione allo smaltimento? Per capire quanto i cittadini italiani siano consapevoli delle proprie azioni in materia di impatto ambientale e consumi energetici, Altroconsumo ha condotto un’indagine su un campione di 1.412 consumatori di età compresa tra i 25 ei 64 anni, sottoponendo loro un questionario online sulla base di 4 categorie di prodotti: grandi e piccoli elettrodomestici, prodotti hi-tech (smartphone, tablet) e sistemi di riscaldamento (caldaie). L’indagine è stata realizzata nell’ambito del progetto CircThread, finanziato dal programma Horizon 2020 dell’Unione Europea, che mira a promuovere lo sviluppo di un’economia realmente circolare rendendo i prodotti sostenibili. Il progetto coinvolge 34 organizzazioni di diversi Paesi, che stanno lavorando allo sviluppo di una piattaforma, che sarà disponibile dal 2025, in cui tutti i prodotti possono essere tracciati durante il loro ciclo di vita.

L’inchiesta di Altroconsumo, realizzata nel mese di maggio 2022, dimostra come la carenza di informazioni in alcuni momenti cruciali della vita di questi prodotti, come quello in cui si guastano ed è necessaria una riparazione o quello in cui sono giunti a fine vita e bisogna smaltirli, renda più difficile l’adozione di quei comportamenti sostenibili. Dai risultati emerge che per il 63% degli intervistati le informazioni più importanti per la scelta d’acquisto sono quelle sul consumo energetico. Quando si tratta di un grande elettrodomestico questa percentuale sale al 77%. In aggiunta, i rispondenti ritengono fondamentale anche la durata di vita prevista dei prodotti e sono disposti a pagare un prezzo più alto per quelli che durano più a lungo, non considerando l’assistenza tecnica o il periodo di garanzia. Inoltre, l’82% non ritiene comunque di avere le informazioni necessarie quando si verifica un guasto e quando il prodotto giunge a fine vita e bisogna smaltirlo, riciclarlo o sostituirlo (74%). Come si comportano gli intervistati al momento del guasto? La maggior parte di coloro che hanno subìto un guasto negli ultimi 5 anni ha cercato di ripararlo, ma il 20% non lo ha fatto. Il motivo più frequente è l’elevato costo della riparazione (39%), ma c’è un 35% che ha preferito acquistarne uno nuovo per averne uno più efficiente.

Il progetto CircThread rientra nella serie di iniziative portate avanti dall’Unione europea al fine di favorire un modello di economia circolare puntando su una produzione più ecocompatibile. Dall’anno scorso sono entrati in vigore diversi Regolamenti europei che impongono requisiti minimi di riparabilità e riciclabilità per alcune categorie di prodotti “energivori”: frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie, televisori. Per questo motivo, i produttori hanno l’obbligo di rispettare determinati criteri di progettazione e realizzazione per questi apparecchi, in modo tale da renderli più facili da riparare senza la necessità di doverli sostituire in tempi brevi. Nel frattempo, il Parlamento europeo ha proposto alla Commissione la creazione di un passaporto digitale del prodotto, che consenta la condivisione delle informazioni tra le imprese della catena di fornitura, le autorità e i consumatori.