Nel tardo pomeriggio di domenica 24 maggio la Black Rebel Brigade, collettivo performativo di Extinction Rebellion, ha sfilato in fondamenta Zattere a Venezia al suono cadenzato di una banda di percussioni, portando “un monito sul pericolo esistenziale posto dai combustibili fossili e dalla politica energetica del Governo, che vede in gas e petrolio i due pilastri portanti”.
Le Black Rebels sono un’evoluzione delle Red Rebels, apparse durante le prime manifestazioni del movimento Extinction Rebellion a Londra nel 2018. Attraverso la teatralità della loro lenta e silenziosa processione richiamano l’attenzione sul dolore e la morte inflitti dalle crisi legate all’emergenza eco-climatica, all’ingiustizia sociale e alle guerre. Il colore nero dei drappi dei costumi, in questo caso, evoca il nero del petrolio e del carbone: una minaccia per il pianeta e la stabilità geopolitica.
Con questa marcia, infatti, Extinction Rebellion denuncia la politica energetica e i continui investimenti in petrolio e gas del Governo e di Eni, azienda controllata dal Ministero delle Finanze. Un rapporto rappresentato da due Black Rebels che reggono la testa e la coda del cane a sei zampe di Eni, sospeso su un getto di petrolio costellato di teschi.
“La crisi climatica e le guerre in corso ci segnalano chiaramente l’importanza di uscire dal fossile – spiega Irene di ER – eppure il Governo sembra intenzionato a non cambiare idea rispetto alla dipendenza dal fossile del nostro paese”. Già dal 2024, infatti, il Governo ha reso chiare le sue intenzioni: attraverso il Piano Mattei si è posto l’obiettivo di rendere l’Italia uno hub del gas, nonostante l’Italia importi il 75 % dell’energia che consuma sotto forma soprattutto di GNL trasportato via mare.
Con la chiusura dello Stretto di Hormuz per via della guerra tra Stati Uniti e Iran, il Governo ha dovuto intensificare i contatti con l’Algeria per le forniture di petrolio e gas. Parallelamente ha prorogato al 2038 la produzione di carbone di alcune centrali e con il decreto Bollette ha abbassato i costi del gas – che avrebbero incentivato la decarbonizzazione.
“Il Governo italiano continua a mantenere il controllo di fatto su ENI, pur non avendo più la maggioranza delle azioni. Non possiamo, quindi, che vedere un diretto collegamento tra il piano strategico di ENI e la scarsa volontà del Governo di uscire dal fossile.” Come si legge in una lettera degli azionisti di ENI del 18 marzo, la più grande azienda fossile italiana programma di far crescere la produzione di petrolio e gas del 3 – 4% all’anno fino al 2030, nonostante gli Accordi di Parigi sul clima prevedano una riduzione delle emissioni per mantenere l’aumento delle temperature entro l’1,5°C. ENI, inoltre, identifica nel gas un elemento che contribuirà alla decarbonizzazione, omettendo che il gas stesso sia un combustibile fossile, e investe in nuovi progetti di estrazione come Argo Cassiopea, nel canale di Sicilia, o quelli in Mozambico, Indonesia e Congo.
“Oggi siamo qui per chiedere al Governo di smettere di mentire ai suoi cittadini e iniziare a investire nel nostro futuro. E dal 28 maggio al 3 giugno scenderemo a Roma per andare a bussargli alla porta” conclude Irene.










