Hangzhou, il modello “zero rifiuti” che unisce digitale ed economia circolare

Il capoluogo della provincia cinese di Zhejiang è stata inserita dall'Onu nella lista delle venti città selezionate nell'ambito dell'iniziativa "20 Cities Towards Zero Waste". Tutto parte dalla fine del 2020, quando Hangzhou, che ha una popolazione di oltre 12,5 milioni di persone, ha eliminato il conferimento in discarica per i rifiuti domestici sull'intero territorio municipale. Da lì in poi: ottimizzazione. Tra il 2021 e il 2024 il tasso di crescita dei rifiuti solidi urbani è calato dal 4,67% al 3,58%, mentre il riciclo è salito dal 36,3% al 40,58%

Partiamo da un numero: 0,99 chilogrammi di rifiuti al giorno per abitante. Nel 2021 erano 1,06. La differenza sembra poca, ma su una città da oltre 12,5 milioni di persone, su quattro anni, è quella che ha convinto il Comitato consultivo del Segretario Generale dell’ONU sui rifiuti zero a inserire Hangzhou nella lista delle venti città selezionate nell’ambito dell’iniziativa “20 Cities Towards Zero Waste”.

Nella lettera di selezione si parla di “impegno costante verso l’obiettivo zero rifiuti” e di contributo allo sviluppo di “soluzioni inclusive, sostenibili e innovative”. Il caso Hangzhou è stato pubblicato sulla piattaforma ONU in occasione della Giornata Internazionale dei Rifiuti Zero del 30 marzo 2026.

Tutto parte dalla fine del 2020, quando Hangzhou ha eliminato il conferimento in discarica per i rifiuti domestici sull’intero territorio municipale. Da lì in poi: ottimizzazione. Tra il 2021 e il 2024 il tasso di crescita dei rifiuti solidi urbani è calato dal 4,67% al 3,58%, il tasso di riciclo è salito dal 36,3% al 40,58%, quello di utilizzo dei rifiuti industriali generici ha superato il 98%.

A tenere insieme tutto è una piattaforma digitale che connette in tempo reale 7.361 punti di raccolta, 1.780 automezzi, 9 impianti di incenerimento e 11 strutture per i rifiuti organici. I mezzi sono geolocalizzati e la raccolta differenziata viene monitorata quartiere per quartiere, impresa per impresa. I rifiuti domestici si dividono in quattro categorie: riciclabili, pericolosi, organici da cucina, residui.

Tre casi mostrano come il sistema funzioni fuori dallo schermo. Il “Whale Spirit Recycling Bus” è un servizio di raccolta mobile per materiali a basso valore di mercato, come tetrapak, contenitori monouso, bicchieri da tè, che opera nel distretto di Xihu con una struttura pubblico-privata abbastanza insolita: il governo compra il servizio a prezzo fisso, un’impresa statale fa da interfaccia, un operatore privato si occupa del riciclo vero e proprio. Il risultato: costi operativi per il governo ridotti del 31%, 529 tonnellate di materiali recuperati tra il 2022 e il 2024, circa 3,13 milioni di yuan l’anno risparmiati in costi di smaltimento.

Nel frattempo, nei distretti di Yuhang e Linping, l’azienda “Huge” ha messo in piedi un sistema porta a porta che funziona così: ogni famiglia riceve una rastrelliera e sacchi dedicati, chiama tramite app, e un operatore passa entro un’ora. In cambio si accumulano “eco-crediti” proporzionali al peso conferito, spendibili in un negozio online o convertiti in contante. Tra il 2022 e il 2024 Huge ha raccolto 400.000 tonnellate di riciclabili, tagliato le emissioni di CO₂ di circa 162.000 tonnellate, coinvolto 553.000 famiglie su 559.000 servite.

Il terzo caso riguarda i cartoni del latte e le scuole. Una rete di oltre 230 istituti coordina la raccolta sotto la supervisione della Lega della Gioventù Comunista e dei dipartimenti municipali per l’ambiente e l’istruzione. Gli studenti pesano le confezioni, accumulano punti, li scambiano con prodotti in materiale riciclato. A valle, una filiera industriale separa carta, plastica e alluminio. Oltre 200.000 tra insegnanti e studenti hanno partecipato. L’effetto di diffusione verso le famiglie, secondo l’ente gestore, supera i 400.000 nuclei.

C’è anche una parte del ciclo meno raccontata. Le ceneri volanti prodotte dall’incenerimento vengono trattate con un processo di lavaggio e declorurazione che ne estrae sali industriali (cloruro di calcio, sodio, potassio). Il residuo finisce ai cementifici come materia prima. La capacità di trattamento complessiva è di 185.000 tonnellate annue, allineata alla produzione effettiva.

Per i residui organici che escono dagli impianti di digestione anaerobica, dal giugno 2024 è attiva una struttura per la bioconversione con larve di mosca soldato nera, tecnologia che l’UNEP ha riconosciuto nel 2023 come metodo efficiente per ridurre le emissioni organiche. Ogni 20 tonnellate di residui si ottengono circa 200 chili di larve fresche e 300 chili di fertilizzante. Il substrato organico viene biodegradato al 100%.

“È un riconoscimento degli sforzi sostenuti nel corso degli anni per costruire una città zero rifiuti”, ha detto Gao Yiliang, funzionario dell’Ufficio per l’Ecologia e l’Ambiente. Non è solo una lista di buone pratiche, ma è un sistema che permette di esplorare l’integrazione tra digitalizzazione ed economia circolare.

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