Il costo sociale della plastica ha superato il PIL dell’India

Lo afferma il recente rapporto commissionato dal WWF intitolato ‘Plastics: The cost to society, environment and the economy‘, secono cui l’impatto negativo della produzione mondiale di plastica su società, ambiente ed economia è stimato in circa 3.700 miliardi di dollari per il solo anno 2019. Senza interventi urgenti questi costi - equivalenti a più del Pil dell’India - sono destinati a ad arrivare nel 2040 alla cifra di 7.100 miliardi di dollari. Abbiamo bisogno di un Trattato che aggreghi governi, aziende e consumatori intorno a obiettivi chiari di riduzione, raccolta, riciclo

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Plastic and other debris are seen on the shores of Cap Haitian beach, in Cap Haitian, Haiti October 9, 2018. REUTERS/Ricardo Rojas

I costi sociali della plastica a livello globale, che possiamo definire come i costi diretti e indiretti riversati sulla collettività, hanno raggiunto cifre record che sono destinate ad aumentare ancora. Lo affermano i ricercatori di Dalberg nel recente rapporto commissionato dal Wwf e intitolato ‘Plastics: The cost to society, environment and the economy‘, secono cui l’impatto negativo della produzione mondiale di plastica su società, ambiente ed economia è stimato in circa 3.700 miliardi di dollari per il solo anno 2019, equivalenti a più del Pil dell’India. Senza interventi urgenti questi costi sono destinati a ad arrivare nel 2040 alla cifra di 7.100 miliardi di dollari, somma equivalente all’85% della spesa globale per la sanità nel solo 2018 e addirittura superiore al Pil 2019 di Germania, Canada e Australia messi insieme.

“La plastica sembra essere un materiale relativamente economico se si considera il prezzo di mercato che i produttori di plastica primaria pagano per la plastica vergine” – afferma il rapporto – “tuttavia questo prezzo non tiene conto dell’intero costo imposto durante il ciclo di vita del materiale“.

L’analisi Wwf ha esaminato fattori tra cui le emissioni di gas serra nel processo produttivo, gli impatti sulla salute, la gestione dei rifiuti e le stime della riduzione dei “servizi” economici degli ecosistemi sulla terra e nell’acqua. Dagli anni ’50 sono stati prodotti circa 8,3 miliardi di tonnellate di plastica, di cui circa il 60% è stato gettato nelle discariche o nell’ambiente naturale. Piccoli frammenti sono stati scoperti all’interno di pesci nei recessi più profondi dell’oceano e nel ghiaccio marino artico.

Si stima che i detriti causino la morte di oltre un milione di uccelli marini e oltre 100.000 mammiferi marini ogni anno. “Tragicamente, la crisi dell’inquinamento da plastica non mostra segni di rallentamento, ma l’impegno per affrontarla ha raggiunto un livello senza precedenti”, ha affermato Marco Lambertini, direttore generale del Wwf International, in una nota. 

Per affrontare questa vera e propria crisi globale e per ridurre il costo che la plastica determina sulle società, il Wwf chiede ai governi di avviare la definizione di un Trattato globale legalmente vincolante sull’inquinamento della plastica marina alla Quinta Assemblea per l’Ambiente delle Nazioni Unite che si terrà a febbraio 2022. “È la prima volta che abbiamo una valutazione così chiara di alcuni dei costi non contabilizzati che l’inquinamento da plastica impone alla società – sottolinea  Lambertini –  Abbiamo bisogno di un trattato che aggreghi governi, aziende e consumatori intorno a obiettivi chiari di riduzione, raccolta, riciclo, individuando alternative sostenibili per fermare la dispersione nell’ambiente entro il 2030″.

Finora più di due milioni di persone hanno firmato una petizione e oltre 75 aziende hanno appoggiato la richiesta di un trattato globale sull’inquinamento da plastica nei mari. La maggioranza degli Stati membri dell’ONU (104 Paesi) sostiene esplicitamente la necessità del provvedimento. Il Wwf invita ad aderire alla petizione “Stop plastic pollution” per fermare l’ulteriore immissione di plastica in natura entro il 2030.