In Europa i ciclisti rappresentano il 10% di tutte le vittime della strada

Oggi i ciclisti rappresentano il 10% di tutte le vittime della strada nell’Unione europea, una quota che, in assenza di progressi significativi, è destinata ad aumentare. Per centrare l’obiettivo europeo di dimezzare entro il 2030 il numero complessivo dei morti sulle strade, sarebbe necessaria una riduzione annua del 6,5%: un ritmo tredici volte superiore a quello oggi registrato per i ciclisti

In Europa i ciclisti rappresentano il 10% di tutte le vittime della strada

Secondo l’Osservatorio Ciclisti Asaps-Sapidata dal primo gennaio sono 173 i ciclisti morti sulle strade italiane. Gennaio ha chiuso con 11 decessi, 18 a febbraio, 10 a marzo. Ad aprile 21 decessi. Maggio conta 24 vittime. Giugno ha contato 18 ciclisti morti. Luglio ha chiuso con 25 decessi. 19 decessi ad agosto. Settembre ad oggi conta 23 decessi. Nei primi otto mesi del 2026 sono deceduti 146 ciclisti, nove in meno rispetto ai 155 del 2025. Per quanto riguarda le regioni in testa c’è la Lombardia con 35 morti, Emilia Romagna 24, Veneto con 21, il Piemonte 18, la Campania con 11 decessi.

Ma qual è la situazione in Europa?

Secondo l’ETSC (European Transport Safety Council – Consiglio europeo per la sicurezza dei trasporti) – organizzazione internazionale indipendente e senza scopo di lucro con sede a Bruxelles, di cui fa parte anche ACI, nel decennio 2014-2024 sulle strade dell’Unione europea hanno perso la vita 22.153 ciclisti, di cui 1.926 nel solo 2024. Rispetto al 2014, il numero dei ciclisti deceduti è diminuito dell’8%, con una riduzione media annua dello 0,5%: un ritmo nettamente inferiore a quello registrato tra gli occupanti di veicoli a motore, per i quali il calo medio annuo dei decessi è stato del 2%.

Oggi i ciclisti rappresentano il 10% di tutte le vittime della strada nell’Ue, una quota che, in assenza di progressi significativi, è destinata ad aumentare. Per centrare l’obiettivo europeo di dimezzare entro il 2030 il numero complessivo dei morti sulle strade, sarebbe necessaria una riduzione annua del 6,5%: un ritmo tredici volte superiore a quello oggi registrato per i ciclisti.

Ma non è tutto. Secondo i rilievi delle forze di polizia, nel 2024 33.803 ciclisti sono rimasti gravemente feriti nei 21 Paesi UE per i quali sono disponibili dati specifici, mentre nell’ultimo decennio il numero dei feriti gravi tra gli utilizzatori di biciclette è aumentato del 12%. Si tratta, inoltre, di dati verosimilmente sottostimati rispetto a quelli ospedalieri, che restituiscono una dimensione più ampia e realistica del fenomeno. Le sottostime riguardano soprattutto gli incidenti a veicolo isolato — come cadute o urti contro marciapiedi e ostacoli fissi — che oggi rappresentano circa il 28% dei decessi dei ciclisti e una quota rilevante delle lesioni gravi.

Dall’analisi emergono inoltre alcuni fattori di rischio particolarmente rilevanti: i ciclisti anziani sono i più esposti, con tassi di mortalità in forte aumento tra gli over 80; il crescente utilizzo delle biciclette a pedalata assistita, soprattutto in questa fascia di età, contribuisce ad accrescere ulteriormente il rischio; gli uomini rappresentano l’80% dei ciclisti deceduti; nei Paesi che distinguono i dati per tipologia di bicicletta, infine, risultano in aumento i decessi tra gli utilizzatori di e-bike, anche dove calano quelli dei ciclisti tradizionali.
Il rapporto evidenzia inoltre che l’uso del casco potrebbe ridurre del 51% i traumi cranici e del 72% i traumi cranici mortali.

I pericoli della strada

Ma la criticità principale resta la carenza di infrastrutture ciclabili sicure, di alta qualità e fisicamente separate dal traffico motorizzato veloce, come corsie protette, piste ciclabili e intersezioni sicure. Dove la separazione non è possibile, il rapporto indica come indispensabile l’adozione di limiti di velocità adeguati e realmente sicuri. Per questo l’ETSC chiede ai governi nazionali e alla Commissione europea interventi urgenti per ridurre la velocità dei veicoli a motore e realizzare infrastrutture ciclabili adeguate, sufficientemente larghe, prive di ostacoli e progettate anche per prevenire cadute e collisioni con elementi presenti sulla sede stradale.

Per l’Italia il problema non è solo infrastrutturale ma anche, se non soprattutto, culturale: manca il rispetto delle regole (limiti di velocità, no cellulare mentre si guida, riconoscere la precedenza ai ciclisti) e un’educazione alla mobilità, alla conoscenza e alla scelta dei diversi mezzi di trasporto a seconda del caso o della situazione fin da quando si è piccoli.

Manca un piano nazionale sullo sviluppo della mobilità ciclistica inserito in un piano complessivo della mobilità e del mobility management. Il Governo, che ha speso oltre 2 miliardi di euro per il pacchetto complessivo di interventi e proroghe sui tagli alle accise sui carburanti avrebbe potuto finanziare misure legate alla gestione della domanda della mobilità di cui le campagne di comunicazione e marketing sono un pilastro fondamentale.

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