L’Italia è il sesto più grande finanziatore di combustibili fossili al mondo

Lo rivela il report Oil Change International e Friends of the Earth US e a cui hanno collaborato Legambiente e ReCommon. Tra il 2019 e il 2021 ha fornito 2,8 miliardi di dollari all’anno in finanza pubblica per i combustibili fossili, più di Arabia Saudita e Russia. Solo il 3,5% dei finanziamenti internazionali del nostro Paese in tema di energia va alle rinnovabili

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Image by Steve Buissinne from Pixabay

Tra il 2019 e il 2021 l’Italia ha fornito 2,8 miliardi di dollari all’anno in finanza pubblica per i combustibili fossili. Lo rivela una nuova ricerca pubblicata da Oil Change International e Friends of the Earth US, a cui hanno collaborato Legambiente e ReCommon. Lo studio mostra che il nostro Paese è in ritardo, rispetto ad altri, nell’attuare un impegno congiunto a porre fine al finanziamento pubblico per i progetti internazionali sui combustibili fossili entro la fine del 2022, adottato alla conferenza globale sul clima di Glasgow lo scorso anno. L’Italia rimane il sesto maggior fornitore di finanza pubblica internazionale per combustibili fossili a livello globale, piazzandosi davanti ad Arabia Saudita e Russia, che si trovano rispettivamente all’8° e 9° posto.

Il rapporto, che esamina la finanza pubblica per i combustibili fossili dei Paesi del G20, ha dimostrato che i finanziamenti italiani per le fonti più inquinanti sono fluiti in gran parte attraverso l’agenzia italiana di credito all’esportazione, Servizi Assicurativi del Commercio Estero (SACE). Questo tipo di finanziamento preferenziale alle fossili aiuta a sfruttare ulteriori investimenti per i progetti proposti e rende più probabile che vengano portati a termine.

SACE ha fornito supporto a molti progetti controversi, tra cui il progetto Mozambico GNL, che sta esacerbando un conflitto interno al Paese africano, che ha visto brutalità inimmaginabili e migliaia di morti. SACE ha anche sostenuto le fonti fossili in Russia nei sette anni trascorsi dall’annessione della Crimea, azioni che Bloomberg sottolinea “aiutavano ad arricchire la Russia mentre si preparava ad invadere l’Ucraina”.

Una quota molto inferiore della finanza pubblica italiana è andata all’energia pulita: una media annua di 112 milioni di dollari tra il 2019 e il 2022. Ciò significa che su un totale di 3,2 miliardi di dollari per il finanziamento dell’energia, l’89,8% è andato ai combustibili fossili e il 3,5% è andato all’energia pulita (215 milioni di dollari, ossia il 6,7%, sono andati ad altre voci non meglio definite).

Il nuovo rapporto di Oil Change International e Friends of the Earth USA rivela che tra il 2019 e il 2021 i paesi del G20 e le principali banche multilaterali di sviluppo hanno finanziato una media annua di 56 miliardi di dollari per progetti di petrolio, gas e carbone, superando il sostegno alle energie rinnovabili, che hanno ricevuto una media annua di 29 miliardi di dollari nel periodo 2019-2021.

All’Italia, che tra pochi giorni sarà impegnata alla conferenza mondiale sul clima, la COP27 in programma Egitto, mancano meno di due mesi per rispettare la scadenza di fine anno del suo impegno a porre fine alla finanza pubblica internazionale per i combustibili fossili. Altri Paesi, tra cui Regno Unito, Francia, Belgio, Danimarca, Svezia e Finlandia, hanno già pubblicato nuove politiche per attuare l’impegno.

Nel suo ultimo rapporto, l’IPCC ha evidenziato che la finanza pubblica per i combustibili fossili è “gravemente disallineata” rispetto al raggiungimento degli obiettivi di Parigi, ma che, se spostata, potrebbe svolgere un ruolo fondamentale nel colmare il divario verso azioni e politiche di mitigazione, consentendo riduzioni delle emissioni ed una giusta transizione.

Katiuscia Eroe, responsabile Energia di Legambiente, ha affermato: “È giunto il momento di un cambiamento radicale. L’Italia deve smettere di sovvenzionare i combustibili fossili e i progetti correlati, che non solo contribuiscono alla grande crisi che assistiamo quotidianamente, ai prezzi dell’energia e alla crisi climatica, ma portano anche a conflitti e disuguaglianze sociali. L’appello al nuovo Governo: l’Italia deve cambiare rotta, disinvestire in progetti dannosi finanziati con denaro pubblico e puntare su energie rinnovabili ed efficienza per aiutare imprese e famiglie”.

Simone Ogno, ReCommon, ha affermato: “Finora le attività di SACE sono proseguite senza una vera e propria politica pubblica sul cambiamento climatico, che le ha consentito di sostenere finanziariamente progetti devastanti per il clima, l’ambiente e le comunità in prossimità di queste infrastrutture. Molti di questi progetti sono andati a beneficio di regimi che alimentano conflitti e instabilità politica, come la Federazione Russa, l’Egitto e il Mozambico. È tempo che il Governo italiano attui la Dichiarazione di Glasgow con una politica solida per tutte le sue istituzioni di finanza pubblica, senza lasciare scappatoie per il gas o false soluzioni per il clima”

Adam McGibbon, Oil Change International, ha dichiarato: L’Italia ha fatto una promessa all’ultima conferenza sul clima: il Governo italiano manterrà la parola data o verrà alla COP27 a mani vuote? Questo è un momento di crescenti crisi climatiche, energetiche e del costo della vita. Spostare il sostegno dai combustibili fossili sporchi e rischiosi ad un’energia pulita, economica e affidabile, che aumenterà i posti di lavoro, ridurrà la dipendenza dal gas estero e combatterà la crisi climatica”.