La Commissione Europea boccia (ancora) l’Italia su gestione rifiuti, smog e acque reflue

La Commissione Europea ha pubblicato il terzo riesame dell'attuazione delle politiche ambientali, uno strumento fondamentale per monitorare e far conoscere lo stato di avanzamento dell'applicazione del diritto ambientale comunitario da parte dei 27 paesi membri. Per quanto riguarda l'Italia i maggiori punti deboli rilevati sono gli stessi che si porta dietro da anni e su cui stiamo pagando multe salatissime

932
Ansa

Giovedì 8 settembre la Commissione Europea ha pubblicato il terzo riesame dell’attuazione delle politiche ambientali (Environmental Implementation Review, EIR), uno strumento fondamentale per monitorare e far conoscere lo stato di avanzamento dell’applicazione del diritto ambientale comunitario da parte dei 27 paesi membri. Per quanto riguarda l’Italia i maggiori punti deboli rilevati sono gli stessi che si porta dietro da anni, ovvero la gestione dei rifiuti, la qualità dell’aria e il trattamento delle acque reflue urbane, mentre alcuni progressi sono stati fatti sulle strategie verso l’economia circolare, i piani per i bacini idrografici e le prospettive di attuazione del Pnrr. Bruxelles ha aperto in questi anni contro il nostro paese 18 procedure di infrazione in materia ambientale, tuttora in corso. Nove di queste sono nella seconda fase, quella che può portare la Corte di Giustizia Ue a infliggere sanzioni pecuniarie, ma già oggi l’Italia paga multe salatissime relative ai rifiuti e alle risorse idriche, che dal 2015 hanno superato complessivamente i 620 milioni di euro.

Sintesi del riesame 2022 dell’Italia (consultabile qui):

Nei precedenti riesami le sfide principali individuate per l’Italia erano:

 migliorare la gestione dei rifiuti urbani, in particolare riducendo il conferimento in discarica e aumentando la raccolta differenziata dei rifiuti nelle regioni meridionali;

 migliorare il trattamento delle acque reflue urbane effettuando investimenti nelle strutture adibite a tale scopo;

 ridurre le emissioni di particolato (PM10 e PM2,5) e di biossido di azoto (NO2) riducendo la congestione del traffico e la combustione di biomassa;

 designare i restanti siti marini Natura 2000 come zone speciali di conservazione (ZSC), stabilire e raggiungere gli obiettivi di conservazione specifici per sito e garantire che la rete sia gestita in modo efficace;

 migliorare l’efficienza con cui vengono impiegati i finanziamenti per l’ambiente.

Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni nella gestione dei rifiuti urbani, in particolare con l’aumento stabile e costante del riciclaggio e del compostaggio, il settore italiano dei rifiuti continua a presentare notevoli carenze, come si evince da diverse procedure di infrazione avviate. Tra queste figurano la causa relativa alle discariche e il “caso Campania”, soggetti alle ammende comminate dalla Corte di giustizia dell’Unione europea. Servono interventi supplementari per garantire che lo smaltimento dei rifiuti in Italia avvenga nel rispetto del diritto dell’Unione.

Il piano per la ripresa e la resilienza (PNRR) prevede riforme importanti, con una strategia nazionale per l’economia circolare e un programma nazionale di gestione dei rifiuti, oltre a investimenti faro a sostegno del riciclaggio che dovrebbero migliorare l’attuazione sul campo delle norme ambientali.

Per quanto concerne la qualità dell’aria, l’Italia ha compiuto progressi limitati nella riduzione delle emissioni complessive, nonostante gli accordi tra governo nazionale e amministrazioni regionali della Pianura Padana, il dialogo dell’UE sull’aria pulita tenutosi dal 3 al 5 giugno 2019 e un progetto integrato LIFE di alto profilo (PREPAIR). Nel 2020 sono proseguiti i considerevoli superamenti dei valori limite tanto per il PM10 quanto per l’NO2. Circa il 20 % del PNRR è destinato a misure dedicate all’energia e ai trasporti sostenibili che miglioreranno la qualità dell’aria. Si possono compiere progressi anche attraverso un maggior spostamento del carico fiscale dal lavoro verso le basi imponibili ambientali e di altra natura, compresa la graduale eliminazione dei sussidi dannosi per l’ambiente.

Per quanto riguarda la gestione delle risorse idriche italiane, si sono registrati progressi limitati nella riduzione del numero di agglomerati non conformi alla direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane, con la conseguente imposizione di sanzioni pecuniarie da parte della Corte di giustizia dell’Unione europea. Per progredire sono necessari più investimenti. Occorre altresì risanare i punti critici nell’Italia settentrionale caratterizzati dall’alta concentrazione di nitrati, mentre nel Lazio bisogna migliorare la qualità dell’acqua potabile. Il PNRR sosterrà cospicui investimenti nella pianificazione dell’uso del suolo (per ridurre l’impermeabilizzazione del suolo), nel controllo delle alluvioni, nella riduzione delle perdite e nel trattamento delle acque reflue urbane. L’elevato consumo di acqua, in particolare nel settore agricolo, desta preoccupazioni nelle regioni meridionali. Inoltre lo stato di diversi descrittori marini risulta scadente o molto scadente.

Nell’ambito della rete Natura 2000 restano ancora da designare alcune zone speciali di conservazione marine. È inoltre necessario migliorare lo stato di conservazione degli habitat e delle specie di interesse dell’Unione, attuando pienamente la normativa Natura 2000, utilizzando i quadri regionali di azioni prioritarie per una migliore integrazione dei fondi UE e pianificando gli investimenti in modo più strategico. Nel PNRR non sono previsti fondi sufficienti a sostegno della biodiversità per finanziare queste esigenze; di conseguenza l’importo mancante deve essere compensato attingendo ad altri fondi UE e fonti nazionali.

L’Italia può contare da anni su pratiche avanzate in materia di capitale naturale, contabilità ambientale e indicatori di benessere, ora rafforzate grazie allo strumento di sostegno tecnico della Commissione e allo strumento inter pares EIR Peer 2 Peer.