Milano, proteste contro il via libera al maxi data center

Circa 200 persone sono scese in piazza a Lacchiarella, comune della Città Metropolitana di MIlano, per protestare contro l'impatto ambientale del nuovo polo logistico-digitale da 3,5 miliardi di euro. Prevista la costruzione di cinque edifici su 228mila metri quadri di terreno agricolo, pari a 30 campi da calcio. Tra le principali criticità, l'enorme consumo energetico, il rischio di surriscaldamento termico dell'area e la presenza di 160 generatori d'emergenza con i relativi depositi di gasolio. Il progetto ha ottenuto il via libera ministeriale. Europa Verde: "Il problema è di tutto il Pavese e riguarda proiezioni che potrebbero essere solo speculative"

Data center Lacchiarella

Procede l’iter per la realizzazione del data center nel Comune di Lacchiarella nella città metropolitana di Milano, un progetto da circa 3,5 miliardi di euro promosso dalla multinazionale Apto con il finanziamento del fondo Pimco. A fronte delle recenti autorizzazioni ministeriali, sabato 11 luglio circa 200 cittadini si sono riuniti in piazza Risorgimento per la manifestazione “Facciamo rumore“, chiedendo maggiore trasparenza e sollevando precise criticità tecniche sull’impatto ambientale del nuovo polo logistico-digitale.

Il progetto prevede la costruzione di cinque edifici destinati a ospitare server su un’area “greenfield“, ovvero un terreno agricolo non edificato, di circa 228mila metri quadrati, situata in prossimità del centro commerciale “Il Girasole”. L’estensione complessiva del sito equivale a circa 30 campi da calcio.

L’iter burocratico ha recentemente ottenuto il parere positivo del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Tuttavia, il Comitato Ciarlasco per la Tutela del Territorio, promotore della mobilitazione cittadina e rappresentato da Enrico Duranti, ha denunciato la mancata consultazione pubblica nelle fasi iniziali dell’approvazione, ricordando che in precedenza lo stesso Ministero aveva richiamato l’amministrazione comunale per non aver pubblicato tempestivamente la documentazione del progetto sull’albo pretorio.

Le criticità del nuovo data center di Lacchiarella

Le osservazioni tecniche depositate dal comitato al Ministero si concentrano su tre aspetti operativi del data center. Il primo riguarda il fabbisogno energetico. La struttura richiederà una potenza installata di 300 megawattora, con un consumo stimato a regime di 2 terawattora annui. Si tratta di un assorbimento di energia pari a quello di circa 500mila famiglie, equivalente ai consumi dell’intera città di Bologna. La documentazione tecnica prevede l’installazione di pannelli solari sulle coperture degli edifici, ma secondo i calcoli l’energia autoprodotta coprirà meno dell’1% del fabbisogno totale, rendendo necessaria la costruzione di una nuova stazione elettrica dedicata.

Il secondo punto in esame è l’impatto termico locale. Il funzionamento e il raffreddamento dei server generano volumi di aria calda che vengono espulsi all’esterno. Uno studio indipendente condotto da un ricercatore dell’Università di Pavia, presentato dai manifestanti, stima che questo processo di dissipazione potrebbe innalzare le temperature locali di 5°C nelle immediate vicinanze del perimetro e di 1-2°C in un raggio di alcuni chilometri, creando una cosiddetta “isola di calore”.

L’ultimo nodo tecnico sollevato riguarda i sistemi di sicurezza per garantire la continuità operativa. Per prevenire cadute di tensione o blackout, il progetto include l’installazione di 160 generatori di emergenza alimentati a gasolio. Secondo i dati diffusi dal comitato, l’eventuale attivazione simultanea di questi macchinari produrrebbe emissioni di gas serra equivalenti al 10% di quelle generate dall’intera città di Milano.

Resta inoltre sotto osservazione la questione dello stoccaggio dei materiali. Il piano iniziale prevedeva cisterne in grado di contenere 4,2 milioni di litri di gasolio, un volume che avrebbe fatto rientrare l’impianto nei parametri della Direttiva europea Seveso sui grandi rischi industriali. Sebbene l’azienda abbia successivamente ridimensionato la capienza dei serbatoi per uscire da tali vincoli, i cittadini richiedono ulteriori garanzie per la contemporanea presenza nel sito di liquidi refrigeranti, biocidi, batterie di accumulo e per la prossimità dell’area a un oleodotto esistente.

Un problema più grande

Le proteste non si fermano solo al data center di Apto: tra Lacchiarella, Binasco e Badile sono previsti circa 700mila metri quadrati di nuove infrastrutture, con elettrodotti e cabine elettriche. “Mi sono impressionato a vedere alla protesta tanti rappresentanti e comitati che arrivavano da tutta la provincia di Milano, da tutto il Pavese – commenta Tommaso Gorini – capogruppo di Europa Verde al Comune di Milano -. Il problema infatti non è solo di Lacchiarella, ma di tutto il Pavese. I Comuni non hanno gli strumenti per resistere a questi investimenti multimiliardari e manca una legge nazionale sul tema”.

Europa Verde, dopo aver introdotto diversi emendamenti, ha votato contro la legge regionale: “Non mette reali paletti – continua Gorini -, non dà la possibilità di combattere, né compensazioni. E non ragiona da una prospettiva sovracomunale perché quello contro cui si protesta è solo parte di un complesso che prenderà tutta una zona agricola tra tre comuni. Ma mancano strumenti per resistere“.

Gorini si chiede quale sia il reale obiettivo di queste infrastrutture. “È tutto lasciato alle proiezioni di mercato e alle volontà delle aziende – conclude -. Con l’espansione dell’intelligenza artificiale è aumentata la domanda di strutture, ma quanto questa domanda sia guidata da proiezioni speculative e quanto da proiezioni reali non ci è dato sapere: rischiamo di creare infrastrutture dannose che poi nella realtà non serviranno”.

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