Mangiaplastica, Corte dei conti: 1.620 domande ma ritardi e ostacoli operativi

La Sezione centrale di controllo segnala criticità procedurali e dati disomogenei nell’attuazione del programma per gli eco-compattatori in PET. Concluso solo lo sportello 2021 con un tasso di realizzazione del 77,5%, liberati 2,8 milioni non riallocati. La raccolta selettiva resta uno strumento complementare e non determinante rispetto agli obiettivi europei della Direttiva Sup

Mangiaplastica Corte dei Conti

Il bilancio tracciato dalla Corte dei conti sul Programma sperimentale Mangiaplastica evidenzia limiti operativi e un impatto ancora circoscritto rispetto ai target europei sulla plastica monouso. Tra il 2021 e il 2024 sono state 1.620 le istanze ammesse a valere su un fondo di 41 milioni di euro, istituito presso il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica per sostenere l’acquisto di eco-compattatori destinati alla raccolta selettiva delle bottiglie in Pet per il riciclo bottle to bottle.

Con la Delibera n. 2/2026 (Comunicato stampa n. 9 del 09/02/2026), la Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato rileva criticità procedurali, in particolare sui tempi di erogazione degli acconti e sulle rendicontazioni da parte degli enti locali. Risulta concluso soltanto il primo sportello (annualità 2021), con un tasso di realizzazione del 77,5%. Revoche e rinunce hanno liberato 2,8 milioni di euro (circa il 7% del Programma), risorse non riallocate nonostante la presenza di domande ammissibili rimaste escluse per esaurimento fondi. In base ai dati disponibili, il tasso di attuazione degli sportelli 2022-2024 potrebbe attestarsi oltre l’80%.

La Corte sottolinea la disomogeneità delle informazioni trasmesse da una parte dei Comuni beneficiari, che rende complessa una valutazione complessiva degli effetti della misura e impone un rafforzamento dei sistemi di raccolta e analisi dei dati. L’esame va ricondotto al quadro della Direttiva Sup (2019), che fissa obiettivi stringenti di raccolta dei contenitori per bevande in plastica, tra cui il 77% entro il 2025.

Nel merito, la raccolta selettiva del Pet è definita uno strumento complementare rispetto alla differenziata tradizionale, il cui apporto non risulta determinante ai fini del miglioramento complessivo del sistema. Rimane inoltre difficile stimare il contributo alla costruzione di una filiera diffusa del riciclo: i quantitativi raccolti dipendono dall’effettivo utilizzo degli eco-compattatori e dal livello di sensibilizzazione degli utenti. Per i Comuni, i benefici economici, influenzati da fattori di mercato, possono non compensare i costi di gestione e manutenzione.

Per accrescere l’efficacia, la Corte suggerisce di affiancare agli impianti campagne informative e sistemi di incentivazione, coordinati con le altre iniziative in corso e inseriti in una visione strategica volta a ridurre i divari territoriali. Oltre l’80% delle istanze ammesse riguarda Comuni del Centro e Sud/Isole, dove la raccolta differenziata è mediamente meno sviluppata.

Sul piano finanziario, il Programma risente di un ritardo originario legato all’avvio nel terzo esercizio successivo alla costituzione del fondo e di ulteriori dilatazioni dovute alle disponibilità di cassa e alla tardiva rendicontazione dei soggetti attuatori. In tale contesto, la misura necessita di un rafforzamento dei meccanismi di monitoraggio e di un’integrazione con le politiche di settore per contribuire in modo più incisivo agli obiettivi europei.

delibera_2_2026_ammstato
Articolo precedenteSequestro shopper illegali a Napoli, plauso di Assobioplastiche
Articolo successivoTransizione e decarbonizzazione, dal 4 al 6 marzo KEY Energy a Rimini