Nucleare radical chic vs rinnovabili: qualche numero per il ministro

"Costi elevati e tempi biblici di costruzione rendono l’attuale nucleare e quello futuribile non competitivo ai fini della decarbonizzazione del sistema elettrico. Ma se il ministro Cingolani conosce questi dati perché si sbilancia con dichiarazioni così velleitarie?". L’editoriale del Direttore scientifico di Kyoto Club, Gianni Silvestrini

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Il Direttore scientifico di Kyoto Club, Gianni Silvestrini, ha scritto un articolo in risposta alle recenti dichiarazioni del ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani. Eccone un estratto:

Le recenti dichiarazioni del ministro Cingolani su rinnovabili e nucleare hanno sconcertato molti, come si evince dai commenti critici comparsi su alcuni giornali. E invece, curiosamente, sui grandi media sono spuntati interventi di pieno appoggio, da Paolo Scaroni a Chicco Testa.

Ma partiamo dalle rinnovabili, un settore sostenuto con forza dalle grandi associazioni ambientaliste. Il ministro se l’è presa con gli “ambientalisti radical chic”, (un’espressione fastidiosa, che non ci si aspetterebbe dal ministro), ma ha sbagliato bersaglio, a meno che si riferisse a Italia Nostra o agli Amici della Terra molto critici rispetto alla diffusione dell’eolico e delle centrali solari.

In realtà proprio le energie rinnovabili saranno protagoniste della decarbonizzazione indispensabile per evitare disastri climatici (le sole alluvioni in Germania dello scorso mese hanno provocato danni per 30 miliardi). Cingolani ha dichiarato che le rinnovabili devono arrivare a produrre in Italia il 72% dell’elettricità nel 2030. Concordiamo e, se il governo aiuterà a superare le opposizioni localiste e gli ostacoli frapposti da molti Enti locali, Regioni e Soprintendenze alla loro diffusione, il risultato sarà raggiungibile.

Ma andiamo oltre, considerando l’obiettivo della neutralità climatica a metà secolo.

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