Nucleare, Wwf: “La propaganda del governo è basata sul nulla”

Secondo Wwf Italia, il governo sta finanziando diversi eventi propagandistici a favore del rilancio del nucleare, senza presentare i dati della reale situazione dell’industria nucleare: ad oggi non c’è alcun reattore nucleare in costruzione negli Usa o in Francia e comunque i costi non diminuirebbero. Wwf Italia: "Continua la propaganda nucleare del governo basata sul nulla, mentre le installazioni delle rinnovabili, unico modo per ridurre costi ed emissioni, scendono rispetto al 2024"

nucleare

Si moltiplicano gli eventi propagandistici a favore del rilancio del nucleare. Solo il 10 dicembre si sono tenuti “La scossa”, organizzato da Open e finanziato tra gli altri dal Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (Mase), e “Nucleare in Italia dal dire al fare” dell’Associazione italiana nucleare con la partecipazione del Mase. Rimangono intanto fuori dall’informazione i dati della reale situazione dell’industria nucleare a livello internazionale.

L’industria del nucleare oggi

Ad oggi non c’è alcun reattore nucleare in costruzione né negli Usa né in Francia. Non sono tantomeno in costruzione i “piccoli reattori modulari” (Smr) su cui punta il governo Meloni. Un’analisi di recentissima pubblicazione sui costi dei principali progetti di Smr negli Stati Uniti mostra che già sulla carta l’elettricità prodotta da questi futuribili reattori è molto più costosa di quella, fuori mercato, dei reattori di generazione III+, come il nippo-americano AP1000. Secondo la Banca d’affari Lazard, il costo dell’elettricità prodotta dai due reattori AP1000 entrati in funzione nel 2023 è tra i 169 e i 228 dollari al megawattora. Un’analisi di Progress in Nuclear Energy sui futuri costi dei principali progetti americani di Smr mostra come tutti i principali progetti presentino costi superiori a quelli dei nuovi AP1000. In particolare, il progetto NuScale, che è quello che da più tempo è in gestazione ed è l’unico ad aver ottenuto una prima autorizzazione di sicurezza, produrrebbe tra i 250 e i 354 dollari al megawattora.

Che il nucleare non possa ridurre i costi in bolletta è un risultato chiarissimo anche nel recente rapporto della Banca d’Italia dal significativo titolo “L’atomo fuggente“. E, del resto, in nessuno dei documenti pubblicati dalla Piattaforma per un nucleare sostenibile, ci sono gli elementi di costo a sostegno della tesi governativa, indimostrata e indimostrabile, che il nucleare faccia abbassare i costi. Mentre è provato come in Spagna la riduzione dei costi è associata all’espansione delle rinnovabili, il cui kilowattora costa meno sia del nucleare che del gas, come mostra un recente rapporto di Ember.

La propaganda del governo

Questi elementi critici vengono coperti nei media dalla propaganda pronucleare di un governo che, coerentemente, sulle rinnovabili continua a segnare il passo: le installazioni di rinnovabili nel 2025 sono in calo rispetto al 2024, mentre dovrebbero avere un volume quasi doppio per raggiungere gli obiettivi del 2030. La coalizione 100% Rinnovabili Network, promossa da oltre un centinaio di personalità del mondo accademico, della scienza, delle associazioni ambientaliste, delle imprese del settore rinnovabile e del sindacato, ribadisce che l’affermazione del governo sui costi inferiori di uno scenario col nucleare è falsa: tale pensiero non è basato su alcuna analisi tecnica, né su dati concreti sulle “nuove” tecnologie nucleari e risulta perciò una posizione di fede ideologica totalmente priva di fondamento.

Altro che “scossa”: il governo vuol metterci il prosciutto davanti agli occhi. Non apre un dibattito serio, che tenga anche conto dei rischi del nucleare in caso di conflitto bellico, come vediamo con il sarcofago di Chernobyl colpito dai droni russi. Si prosegue invece a promuovere una tecnologia fuori mercato e pericolosa, rallentando, con un assetto normativo insufficiente e in continuo cambiamento, gli investimenti che consentirebbero di ridurre le emissioni, ridurre le importazioni di gas e ridurre i costi della bolletta energetica.

Articolo precedenteEcoforum Legambiente Piemonte: più ombre che luci nell’economia circolare regionale
Articolo successivoCalabria, presentati risultati e investimenti sul trasporto pubblico locale